UNA LEGGE PER CHI LEGGE

Posted by emma on Nov 6, 2009 in librerie del cuore |

LE LIBRERIE INDIPENDENTI CHIUDONO.

LO SAI?

SAI COSA SONO?

Le librerie indipendenti vengono così definite perché non sono di proprietà dei gruppi editoriali.

Si tratta di attività commerciali libere, senza altro interesse se non quello di vendere libri, tutti i libri. Luoghi

dove le persone parlano e si confrontano, dove il consiglio del libraio è ancora un bene prezioso, dove la

politica di assortimento e di presenza degli editori - anche quelli più di nicchia - è garanzia di pluralità e di

libera circolazione delle idee; dove la pratica del “consumo culturale” non degenera in “cultura consumata”.

SAI PERCHÈ STANNO SCOMPARENDO?

Le librerie indipendenti devono fare i conti con costi di gestione sempre più alti, ma soprattutto con gli sconti

indiscriminati sul prezzo di copertina, che è stabilito dall’editore, praticati dagli altri operatori del settore, le

catene editoriali e la Grande Distribuzione Organizzata: i margini diventano ogni giorno più esigui.

Il libraio indipendente che, per rimanere sul mercato, decide di aderire alla logica degli sconti, finisce per

soccombere ad essa. Se non accetta di svendere i libri, una parte dei clienti lo abbandona. La libreria, in un

verso o nell’altro subisce un danno irreversibile. A volte sopravvive a stento, sempre più spesso abbassa

definitivamente la serranda. Gli esempi sono numerosissimi in tutta Italia.

Si sta assistendo ad una vera e propria desertificazione culturale, con larghe zone della provincia italiana

totalmente prive di librerie, laddove storicamente avevano svolto un ruolo fondamentale di servizio alle

famiglie e alla comunità.

SAI SPERARE CHE LA LEGGE SIA ANCORA UGUALE PER TUTTI?

Le catene editoriali e la grande distribuzione possono oggi permettersi di contaminare il sempre più aggressivo

mercato del libro con i loro meccanismi di sconto seducenti, causando irresolubili problemi di sopravvivenza

per le piccole e medie librerie. Ciò è dovuto ad un clamoroso vuoto legislativo.

Da anni e da più parti si sollecita la promulgazione di una LEGGE SUL LIBRO che regolamenti una volta per

tutte il mercato editoriale-librario.

La scelta più opportuna è senz’altro quella di ispirarsi alle normative vigenti nella maggioranza dei Paesi UE,

quali ad esempio la Francia, la Germania, la Spagna dove le librerie e TUTTI i luoghi nei quali si vendono libri

non praticano sconto o questo è estremamente limitato.

Una regola semplice, quella del prezzo fisso, alla quale devono attenersi, anche per le vendite attraverso

internet, tutti gli operatori: le librerie di catene editoriali, le librerie indipendenti, la Grande distribuzione e i

supermercati, che giocano i rispettivi destini su parametri di qualità, professionalità e offerta bibliografica.

Studi approfonditi e ben documentati evidenziano con chiarezza che la regolamentazione dell’offerta di sconto

sul prezzo di copertina contribuisce a mantenere stabile il prezzo dei libri.

In Francia grazie alla legge sul prezzo fisso, le librerie indipendenti sono cresciute di oltre il 30%, con

conseguente aumento dei lettori.

SAI IMMAGINARE UN PAESE SENZA LIBRERIE INDIPENDENTI?

COSA SI PUO’ FARE?

Molti, troppi italiani non leggono: oltre il 50% della popolazione con più di 6 anni di età non legge neppure un

libro all’anno.

Le librerie indipendenti garantiscono il pluralismo dell’informazione e l’assortimento della scelta in maniera

capillare sul territorio.

Il loro prezioso servizio contribuisce alla diffusione di cultura e allo scambio di idee fra i cittadini,

promuovendo il libro e la lettura con indubbi benefici per la crescita sociale del nostro Paese.

E in un Paese dove gli indici di lettura risultano fra i più bassi d’Europa, e nulla di serio ed efficace si è fatto

finora per incrementare la pratica della lettura, la scomparsa delle librerie indipendenti non farebbe altro che

contribuire al declino di una parte importante del nostro tessuto socio-culturale.

E’ veramente questo che si vuole?

I librai indipendenti faranno la loro parte per portare all’attenzione dei cittadini e delle Istituzioni le

argomentazioni esposte in questo manifesto, convinti che possa essere la base di partenza per ripensare una

politica globale a supporto del Libro e della Lettura in Italia.

UNA LEGGE PER CHI LEGGE

Una mobilitazione nazionale

per una Legge sul Libro

e la Promozione della Lettura

Chiunque tu sia, il tuo contributo è essenziale alla causa della sopravvivenza delle librerie indipendenti. C’è

bisogno dell’adesione di tutti:

Del frequentatore abituale di librerie. Nessuno meglio di te sa cosa rischia di perdere.

Di coloro che in libreria entrano di rado. Stiamo difendendo anche il tuo “diritto a non leggere”. Se un giorno

dovessi cambiare idea, è giusto che ci siano luoghi che sappiano accoglierti.

Della classe politica. Non è questione di schieramento. Ai parlamentari chiediamo come possa conciliarsi il

loro mandato con un caso così vistoso di latitanza legislativa.

Chi applica sconti selvaggi approfitta comunque di una legge che non c’è.

Del mondo della cultura e della comunicazione. Scrittori, giornalisti, intellettuali, non percepite un vago

accento monopolista quando riflettete sul fatto che questo o quel libro (magari il vostro!) “appartiene” a una

casa editrice che lo ha pubblicato, lo distribuisce attraverso una struttura di sua proprietà e addirittura lo

commercializza nei suoi punti-vendita a condizioni inaccessibili per le librerie indipendenti?

Il mercato in prospettiva non può che restringersi!

Degli editori. Piccoli, medi, grandi: senza una vostra catena di librerie quanto andrete lontano? Quando il

mercato sarà tutto o quasi in mano a due o tre soggetti, che forza contrattuale avrete per dare visibilità ai vostri

titoli e per non subire condizioni commerciali penalizzanti?

Delle Associazioni dei Consumatori. I consumatori devono sapere che le politiche di sconto non

regolamentato inducono gli editori ad aumentare il prezzo dei libri, vanificando l’ipotetico risparmio dei lettori,

in un futuro di sempre minore concorrenza.

Soltanto la pluralità di soggetti garantisce trasparenza, equilibrio e un vero mercato per tutti.

Ali Confcommercio

Associazione librai italiani

Roma, ottobre 2009

PER COMUNICARE CON I LIBRAI

E ADERIRE AL MANIFESTO:

Ali-Associazione librai italiani

via Nizza 22

00198 – Roma

tel. 06 85301970

fax 06 85301975

email: aliass@tin.it

web: www.libraitaliani.it

59 Comments

capofan
Nov 6, 2009 at 23:21

mi dispiace ma non aderirò: il problema non è la mancanza di librerie ma il fatto che gli scrittori in Italia guadagnano troppo poco perché editori e librai non fanno che lamentarsi (da furbi commercianti quali sono) e succhiano loro tutto il denaro lasciando al povero scrittore solo le briciole: FACCIAMO UNA RACCOLTA FIRME PER AUMENTARE PER LEGGE I COMPENSI DEGLI SCRITTORI? che dovrebbero avere il 10% minimo garantito!!!

per la serie accà nisciune è fesse! (a parte gli scrittori)

INSOMMA, LE LIBRERIE INDIPENDENTI CHE SONO CONTRO GLI SCONTI DANNEGGIANO GLI SCRITTORI, CHE VENDONO MENO COPIE A CAUSA DEL PREZZO ECCESSIVO DEI LIBRI!!!
basta con le piccole botteghe, viva la Grande Distribuzione Organizzata in ogni settore!

LA STESSA LEGGE POTREBBERO RECLAMARLA I SALUMIERI CHIEDENDO CHE I SALAMI NON POSSANO ESSERE VENDUTI DALLA GRANDE DISTRIBUZIONE MA SOLO DAI PICCOLI SALUMIERI INDIPENDENTI… ma vi rendete conto del ridicolo?

Inoltre non credo per nulla che all’estero sia diverso, qui tutti citano sempre gli altri paesi inventando di tutto… all’estero non fanno sconti? ma quando mai!


 
capofan
Nov 6, 2009 at 23:28

INSOMMA, SALAMI O LIBRI QUI GLI SCRITTORI FANNO LA FAME! come consumatore mi opporrò a qualunque legge contro gli sconti, smettendo del tutto di acquistare libri in caso passasse!


 
capofan
Nov 6, 2009 at 23:31

viva gli sconti!

oppure prezzo fisso pure per lo stoccafisso!
e per lo stracchino!


 
capofan
Nov 6, 2009 at 23:35

ma poi: confcommercio che è storicamente liberale e liberista vuole calmeriare il mercato??? sono diventati giacobini?
o il mercato lo invochiamo sempre per gli altri???

viva la concorrenza, viva gli sconti!!!


 
Catia
Nov 7, 2009 at 09:12

Capofan libero mercato in libero stato.
Io vendo ai grossisti.I prezzi sono già viziati in partenza perchè inclusi del trasporto, lavorazione e la mia commissione. Questi vendono ai dettaglianti come cavolo pare e piace a loro. Non parliamo della grande distribuzione che ha un forte potere d’acquisto, insomma ci tengono per le palle. E’ così che funziona il commercio. Sennò facciamo anche le catene di discount per i libri come per gli alimentari che tanto successo hanno. In ogni caso caro Capofan o si vendono libri come Brown, Follet e miss Harry Potter o è meglio continuare a vendere il pescato e il macellato. Se qualcuno crede che scrivendo si diventa ricchi secondo me insegue una chimera. Certo poi ci sono i successi tipo… ma ci vuole anche un gran c…
Buongiorno a tutti.
Capofan quando parli di politica m’attizzi eh eh… ciaoooooooo


 
Barbara
Nov 7, 2009 at 09:26

Le librerie indipendenti sono una parte del settore commercio che non credo possa vantare diritti maggiori o migliori rispetto a qualsiasi altro tipo di commercio. Il libraio, seppur mosso dal nobile sentimento della passione per la letteratura, è pur sempre un imprenditore e come tale assume un margine di rischio dettato dalla vendita maggiore o minore dei testi che propone. Il 30% del prezzo di copertina spetta a lui, ovvio che se il prezzo cala il suo margine si assottigli. Ma, parlando onestamente, la libreria indipendente spesso chiude perchè manca del fondamentale senso imprenditoriale che dovrebbe sempre muovere il commerciante. In una piccola cittadina la libreria indipendente ha maggiori possibilità di sopravvivenza che nella grande città. Non dimentichiamo che l’Italia, nonostante l’evoluzione culturale avvenuta nel corso degli ultimi decenni, rimane pur sempre il paese dei campanili, con la conseguente affezione a frequentare i luoghi ivi compresi.
I grandi megastore hanno ragione di esistere e aumentano esponenzialmente l’offerta sul mercato. C’è chi ama entrare in una libreria (ma anche dal droghiere) e farsi consigliare, discutere delle proprie scelte e dei propri gusti personali. Merita il massimo rispetto. C’è anche chi non ama essere “seguito” nelle proprie scelte, muovendosi autonomamente tra gli scaffali e ponderando da solo ciò che maggiormente lo attrae. Merita lo stesso massimo rispetto.
Il segreto sta nel creare il clima giusto, fidelizzare la clientela, porsi nel modo giusto.
Chi ha stilato il manifesto della legge per chi legge ha giocato con i termini utilizzati, ingannando il lettore. Loro chiedono una legge per chi vende, di chi legge non gliene importa un granchè siamo onesti.
Se il prezzo di copertina diminuisce la possibilità di acquisto aumenta.
La bassa passione per la lettura è una questione culturale, in buona parte da imputare ad un sistema scolastico che allontana i giovani invece che avvicinarli al mondo dei libri.
Se io amo leggere e non c’è una libreria vicino a casa mia semplicemente mi sposto e di certo una prima o poi la trovo. O acquisto su internet.
Questo manifesto odora un po’ di ipocrisia.
Nella triade scrittore-editore-libraio quello che va maggiormente tutelato è lo scrittore, in quanto base indiscutibile e imprescindibile del processo.
E comunque il librario può sempre contare sull’immutabilità di ciò che vende. Il libro è uno dei pochi “beni” che resiste all’avvento della tecnologia. L’e-book non ha sostituito e mai lo farà il libro cartaceo. Quindi il libraio non ha nulla da temere a riguardo.
Il commerciante di dischi non ha avuto lo stesso privilegio.


 
capofan
Nov 7, 2009 at 10:03

D’accordissimo con entrambi gli interventi.

La Confcommercio è il maggiore “sindacato” dei commercianti e fa il suo lavoro, che consiste innanzitutto nel tutelare se stessa e il suo ruolo, che ovviamente nei confronti della GDO (grande distribuzione) è minimo.

Certo Catia, è così in tutti i settori: se una borsa griffata prodotta a Prato, per dire (con la gran parte delle lavorazioni eseguita in laboratori cinesi semiclandestini) al costo di produzione di 15 euro, voi signore la ritrovate in vendita in via Montenapoleone a 400 euro, è proprio per tutti i passaggi intermedi: cioè la borsa come valore dei materiali e del lavoro necessario a realizzarla vale 15 euro…

Su queste tematiche torno a raccomandare la lettura di “Al paradiso delle signore” di Zola, vi piacerà (Emma lo segnalo anche a te, c’è anche una storia d’amore, mi pare)

Catia, invece tu m’attizzi sempre e a prescindere dal discorso!!! :-)
ciaoooo


 
capofan
Nov 7, 2009 at 10:22

Catia, se gli scrittori non campano con i libri è solo perché come categoria sono “pirla”, cioè non capiscono di essere solo la materia prima di un’industria, quella editoriale, nei confronti della quale organizzandosi avrebbero molto più potere contrattuale. Ma siccome gli scrittori in genere sono piccolo borghesi romantici, vittime del pregiudizio romantico per cui non si scriverebbe per soldi ma per altre nobilissime motivazioni, i soldi li beccano tutti editori distributori e librai che lasciano agli “operai” (gli scrittori) solo le briciole.
Se gli scrittori si organizzassero sindacalmente come categoria, con la scrittura ci si camperebbe eccome. Credimi che è così: gli scrittori sono gli unici “non commercianti” di tutto il processo produttivo che porta alla realizzazione di un libro, e sono tali solo perchè fessi!


 
capofan
Nov 7, 2009 at 10:25

incollo qui un paio d’articoli. questo dal Corriere della Sera

L’ agente letterario cambia e non si abbatte

Sono gli angeli custodi degli scrittori. I loro avvocati difensori, i loro uomini di marketing, i loro esegeti. Devono avere un formazione eclettica: competenze editoriali ma anche contrattuali e legali. E, naturalmente, una grande passione per i libri. Nei paesi anglosassoni non si muove foglia che l’ agente letterario non voglia, in Italia quello degli agenti letterari è ancora un mercato di nicchia ma negli ultimi vent’ anni la professione si è affermata e secondo alcuni editori è a un punto di non ritorno. Se si naviga su Internet alla ricerca dei più importanti agenti letterari italiani si possono reperire ben 53 agenzie letterarie e studi editoriali ma non tutti gli angeli custodi sono uguali: ci sono quelli con le spalle robuste come Roberto Santachiara (agente letterario tra gli altri di James Ellroy e Stephen King) e Marco Vigevani (Giorgio Bocca, Arrigo Petacco, Ottiero Ottieri). Ci sono poi decine di piccole agenzie che battono i turbolenti mari dell’ editoria alla ricerca di una nicchia negli angusti spazi reperibili tra la folla di aspiranti scrittori, i soloni della letteratura e l’ esiguo numero di editori importanti. Se un esordiente vuole mettere un manoscritto nelle loro mani deve sborsare dai 400 ai 500 euro e solo dopo una attenta lettura fatta dall’ agenzia saprà se quei soldi sono stati spesi bene. Se dopo la lettura l’ agente letterario è interessato al manoscritto, propone all’ autore un contratto e fissa una percentuale che va dal 15% al 20%. L’ agente letterario non si limita a fare l’ angelo custode degli autori, quando è necessario interviene sul manoscritto. Una delle persone più accreditate in questo tipo di interventi chirurgici si dice che sia Laura Lepri. In America la figura dell’ editor free lance è molto diffusa: Maxwell Perkins, Albert Erskine, Joe Fox, e Ledig Rowholt. In Italia la professione dell’ agente letterario è stata importata da un uomo-leggenda : Erich Linder. «Il padre di tutti gli agenti letterari italiani», spiega Marco Vigevani. In una testimonianza comparsa su “Sette”, Inge Feltgrinelli racconta in questo modo chi era l’ uomo che ha importato in Italia il mestiere dell’ agente letterario: «Quando sono arrivata a Milano, nel 1960, esisteva nel mondo editoriale solo un unico grande agente, Erich Linder. Era un uomo molto rispettato e anche un po’ temuto. Incuteva una certa soggezione: perdere la sua simpatia poteva significare perdere anche la possibilità di pubblicare autori cui si teneva molto. Abituati a fare da soli, sia nella fase di scouting sia in quella, più delicata, delle trattative contrattuali, gli editori italiani nel dopoguerra dovettero fare i conti con Linder e accettarlo come interlocutore». Anche Marco Vigevani è d’ accordo nell’ attribuire la paternità di questo mestiere a Erich Linder: «Fino a quando è morto, nel 1983, ha avuto il monopolio di questa professione. Poi sull’ onda della sua esperienza sono nate molte agenzie letterarie. Il nostro mestiere? Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna è impensabile che un autore si muova senza un agente letterario. E’ come se in un processo ci si volesse difendere da soli, senza un avvocato. Da noi è una professione in crescita. In genere gli agenti letterari vengono dall’ editoria, dalle piccole o grandi case editrici ma non hanno ancora il potere e l’ autorevolezza che hanno nei paesi anglosassoni». Vicki Satlow, definita nell’ ambiente la “rossa americana”, è forse l’ unica agente letteraria straniera. “Angelo custode” di Susanna Tamaro e di una signora del giallo come Anne Perry, Vichi Satlow ha ben presente le differenze tra gli Stati Uniti e l’ Italia: «In America gli editori non comprano un libro se non c’ è un agente letterario, da noi in Italia c’ è ancora molta diffidenza verso questa professione. L’ editore in Italia è per il vecchio stile, preferisce lavorare direttamente con l’ autore. Lei si chiederà come mai negli Stati Uniti l’ agente letterario è così importante. Io mi sono fatta un’ idea di questo fenomeno: negli Usa il business del libro è ben più grosso che nei paesi europei. Come avrà sentito attorno agli autori americani girano cifre da capogiro, d’ altronde il mercato americano è molto più grande».

De Papi Virginia


 
capofan
Nov 7, 2009 at 10:30

Come avrà sentito attorno agli autori americani girano cifre da capogiro, d’ altronde il mercato americano è molto più grande».

Sì, ma anche perché gli autori americani non hanno nessun problema a parlare di soldi e a contrattare: avete mai sentito di uno sciopero degli sceneggiatori italiani, ad esempio?
Io mai, invece di quelli americani sì… perché loro hanno coscienza di essere una categoria di lavoratori come un’altra e di avere un potere contrattuale


 
capofan
Nov 7, 2009 at 10:32

questo è un articolo de “Il giornale”

Guardando gli indirizzi dei loro uffici (centrali e in caseggiati d’epoca) ci si fa l’idea che gli agenti letterari siano persone stufe di stare nei palazzoni periferici dell’editoria e abbastanza potenti da mettersi in proprio (nelle ultime settimane si sarebbe aggiunta alla schiera Rosaria Carpinelli, già protagonista di un rumoroso divorzio da Rizzoli per passare alla Fandango di Baricco, dalla quale, si dice sia uscita per rappresentare scrittori come Filippo Timi e Serena Vitale). Del resto il successo della narrativa italiana, da Enrico Brizzi in poi, ha aperto prospettive economiche (anche se tutto questo «fervore da opera prima» non favorisce un mestiere da cui è escluso il talent scounting).

Per vari motivi l’agente letterario, figura poco diffusa in Italia (l’Ali, fondata nel 1898, è una delle più antiche agenzie al mondo, ma fino agli anni ’90 in pratica esisteva solo quella), sta prendendo sempre più piede. Secondo l’uso anglosassone il «marchio» compare sui libri. E pure nei pezzi giornalistici (vedi Roberto Santachiara, che “controfirma” in calce gli articoli di Roberto Saviano). Novità sgradita a Gian Paolo Serino, critico letterario e direttore della rivista Satisfiction. Per altri aspetti invece non ci si è adeguati: solo un’agenzia (Grandi e Associati) ha la client list - l’elenco autori - accessibile.

Santachiara vive nella campagna pavese, da cui parte alla volta di Milano con le proposte (ha diversi giallisti nel suo “portafoglio”, compreso Carlo Lucarelli, e tra gli stranieri Stephen King). Non dà interviste: «Preferirei che il mio lavoro avesse il minimo di pubblicità». Proviamo a stuzzicarlo con la polemica di Serino e l’avvertiamo: comunque parleremo di lei. «La prego non mi citi. Tutti i miei autori, non solo Roberto Saviano, quando escono con articoli sui giornali hanno il copyright. Di quello che pensano, addetti ai lavori e non, me ne infischio».

Vicki Satlow, nella signorile via Alberto da Giussano a Milano, non commenta ma sembra dar ragione a Serino. Quando le chiedo chi sono i suoi autori dice «Non lo rivelo mai». Lo studio è fitto di libri in varie lingue di Susanna Tamaro, incluso Dlija tolka golos (Per voce sola, in russo). Ha avuto anche Andrea De Carlo. Per quanto diplomatica, Vicki ha una franchezza americana nel lamentarsi degli editori: «Non mi piace che lo stesso libro, prima rifiutato, se va in classifica sul New York Times diventa indispensabile. Se lo scegli perché è piaciuto ad altri non sei un editore, sei una pecora. Con il mio lavoro non potrei mai essere single: non potrei mai accettare altri rifiuti». Del mercato internazionale dice: «Se non sei autore di lingua inglese sei poco appetibile. Difficile vivere di scrittura in Italia». È un male? «Se guadagni puoi scrivere di giorno e non di notte, hai più tempo per documentarti».

La Ali, a due passi dal Duomo, è diretta da Donatella Barbieri, che viene da Frassinelli e Sperling, ha rilevato l’agenzia dal figlio del mitico Erich Linder e poi ha ceduto il 65% a Chiara Boroli. «C’era un rapporto personale tra editore e scrittore prima. L’editoria è cambiata come è cambiata l’impresa in generale. Noi seguiamo un libro in tutti i suoi aspetti, anche dopo la pubblicazione. Gli scrittori hanno alti e bassi. Bisogna capire quando è il momento di rilanciarli». Sulla sua scrivania La vita bassa, il libro di uno che è sulla breccia da mezzo secolo, Alberto Arbasino. I pagamenti li ricevete voi o l’autore? «L’editore ci comunica la cifra, controlliamo che sia giusta, poi che il pagamento corrisponda e infine, detratta la nostra percentuale, giriamo il resto all’autore». Le commissioni sono sul 10 per cento. La Ali fa servizio lettura manoscritti, è interessata a nuovi autori e si sta rinnovando.
Non ha rimpianti neanche Stefano Tettamanti, amministratore delegato Grandi e Associati (sede in un bel cortile, zona San Vittore), un passato da librario. Pensa anzi che la situazione sia migliore oggi che ci sono gli agenti: «Sono gli editori che spesso dicono agli autori, quando pubblicano: ma perché non ti trovi un agente?». Come è cambiato il mestiere? È più trasversale e creativo? «Spesso siamo i primi a leggere la nuova opera di uno scrittore. Curiamo diversi aspetti: avere rapporti con un editore vuol dire più avere rapporti con il redattore, l’ufficio contratti, il grafico. L’agente è il tramite di tutte queste cose e lo scrittore. Una volta c’erano gli editori in persona, oggi altre figure di riferimento di altissimo livello: Antonio Franchini in Mondadori, Oliviero Ponte di Pino in Garzanti, Luigi Brioschi a Guanda». Si campa di sola scrittura? «Sconsigliamo di dedicarsi solo alla scrittura». Perché? «Perché poi di cosa scrivi?». Fate servizio lettura manoscritti? «Sì ma teniamo a far sapere che è separato dalle altre attività dell’agenzia». Anche se capita un capolavoro? «Anche se capita un capolavoro non è compito nostro trovare un editore».

Dopo i successi di Enrico Brizzi, gli editori prestano attenzione agli esordienti, ma non è che si svenino in anticipi. Lo dice Silvia Brunelli, fondatrice di Nabu, sede a Firenze: «Non siamo in Inghilterra dove si fanno le aste». Quanto può spuntare un esordiente di anticipo? «Da zero a 8mila euro». E per quelli già affermati si fanno le aste? «Il gioco avviene in un modo più subdolo, meno alla luce del sole».
Marco Vigevani, dell’omonima agenzia in via Cappuccio (vicino al teatro Litta), ha diversi giornalisti (Giorgio Bocca, Riccardo Chiaberge, Mario Cervi). Gli chiedo che pensa della decisione di Santachiara di mettere il marchio negli articoli: «Noi lo facciamo solo sui libri, dopo avere visto lui. Sui giornali no. Che c’è niente di male? Abbiamo il piacere di comunicare che dietro a un libro c’è il nostro lavoro. Quand’è uscito Le benevole, ero a Francoforte a cena con una funzionaria di Gallimard, risentita perché Jonathan Littell ha un agente, Andrew Nurnberg. In Francia non usa». Ma Littell è di genitori americani. «La realtà è che Gallimard non ha fatto un grande investimento iniziale su Le Benevole. La prima edizione è stata di 8mila copie». Da noi che cifre che girano intorno a un libro? «Un italiano che vende discretamente fa sulle 25mila copie e prende il 12-15 per cento del prezzo di copertina (mettiamo 18 euro): più o meno 2,5 euro. Per vivere bene occorre vendere 100mila copie. Sono 250mila euro lordi l’anno». In quanti le vendono? «Chi entra in classifica. Per esempio il nostro Diego De Silva, con Non avevo capito niente. Poi i soliti nomi: Camilleri, Carofiglio…». Cosa smuove la classifica? «La tivù: Le invasioni barbariche, Che tempo che fa». La ricerca dell’esordiente di successo a tutti i costi non crea problemi? «Li crea agli scrittori già affermati che non vanno oltre le 20-30mila copie. Ma anche chi fa il botto difficilmente riesce a ripetersi, vedi caso Tamaro. A parte quelli di genere. I giallisti: Faletti, Camilleri».
Dall’altra parte della barricata, anche se c’è qualche gola profonda che spara sugli agenti («Solo alcuni sanno fare il loro mestiere, gli altri sparano cifre troppo alte», «Perché farsi spennare da un agente?»), gli editori guardano con favore gli agenti. Matteo Codignola, editor di Adelphi, dice: «È meglio ricorrere all’intermediazione di un agente. Tutto avviene in modo più professionale». Anche a lui la polemica di Serino appare un vezzo alla francese: «Mi tocca prendere le difese degli agenti, guarda un po’ dove siamo arrivati».


 
capofan
Nov 7, 2009 at 10:35

Una volta c’erano gli editori in persona, oggi altre figure di riferimento di altissimo livello: Antonio Franchini in Mondadori, Oliviero Ponte di Pino in Garzanti, Luigi Brioschi a Guanda». Si campa di sola scrittura? «Sconsigliamo di dedicarsi solo alla scrittura». Perché? «Perché poi di cosa scrivi?».

Capito? gli scrittori vengono pure presi per i fondelli, e a ragione…


 
capofan
Nov 7, 2009 at 10:40

«Un italiano che vende discretamente fa sulle 25mila copie e prende il 12-15 per cento del prezzo di copertina (mettiamo 18 euro): più o meno 2,5 euro.

Se gli scrittori si organizzassero in un sindacato per rivendicare il 20% minimo di base (sopra ho scritto 10% per errore, dormivo), lasciando poi il resto alla libera contrattazione tra le parti, già le cose cambierebbero e con la scrittura ci si potrebbe camperebbe: perché non c’è un motivo di carattere “trascendentale”, in campo ci sono solo rapporti di forza tra le varie categorie che campano con i libri


 
capofan
Nov 7, 2009 at 10:54

va bene ciao, mi metto all’opra
(chiedete a questi se suonano per soldi :-) … perché sono numeri uno anche dal vivo? perché i loro dipendenti li trattano a aragoste e champagne, l’ho letto in un’intervista e ci credo
ciao cari

http://www.youtube.com/watch?v=w2ybQuhQv8g&feature=related


 
emma
Nov 7, 2009 at 10:57

ragazzi i vostri interventi meritano una risposta articolata: so cosa rispondere a capofan, almeno per quanto riguarda gli scrittori, ma lo farò domani. ora devo scrivere un’intervista da consegnare urgente. sono chiusa in casa, e scriverei commenti frettolosi.
grazie a tutti
paola


 
capofan
Nov 7, 2009 at 11:07

grazie a te Emma, aspetteremo. buon lavoro


 
Barbara
Nov 7, 2009 at 11:11

Appurato che un agente serve, e a quanto pare ha il suo certo peso nei contatti con gli editori… Per l’esordiente dovrebbe esistere il patrocinio gratuito. Mi spiego: bisogna lavorare per scrivere (qualche tempo fa qualcuno secondo me più saggio mi disse che per scrivere bisogna vivere, struggersi, divertirsi, emozionarsi etc.). Bene, allora lavoriamo, mettiamo da parte un po’ di soldini e poi cerchiamoci un’agenzia. Che valuta la lettura dietro compenso, ovvio.
Io un’idea me la sono fatta. Mi faccio un mazzo tanto per farmi pubblicare il primo romanzo (senza agenzia perchè io lavoro per vivere e non per scrivere, scrivo vivendo) e poi mi cerco un bravo agente. Mi sembra che il ragionamento non faccia una piega.
Poi ovvio che quando sarò diventata popolare (non famosa) potrò permettermi passaggi intermedi tra la mia opera e la sua pubblicazione.
Inutile girarci intorno: lo scrittore scrive per amor proprio, della propria arte, per amore di vedere le proprie idee ed emozioni veicolate, diffuse, apprezzate e non ultimo spera di farci soldi a sufficienza da viverci, così da poter aumentare la propria produzione letteraria.

Ieri sera sono stata all’incontro con Lidia Ravera e mi ha colpito una cosa in particolare. Secondo lei lo scrittore è privilegiato, in quanto ha il tempo per osservare la vita e carpirne i segreti, in quanto pagato per pensare e scrivere. Beata lei, ho pensato. In Italia gente pagata per scrivere e pensare (che soprattutto riesce a viverne) ce n’è ben poca.


 
Barbara
Nov 7, 2009 at 11:15

Buon lavoro, Paola.


 
capofan
Nov 7, 2009 at 11:56

di agenzie ce ne sono tante
guardate un po’ chi c’è in “Grandi e associati”… nientemeno che il nostro amatissimo Capo!

http://www.grandieassociati.it/agenzialetteraria/autoriita/af/


 
capofan
Nov 7, 2009 at 12:08

per gli aspiranti aspiratori :-)
il mio consiglio è di non avere fretta… scrivete e riscrivete… lasciate macerare per mesi e rileggete… insomma lo stesso che dà il Capo sul “L&S”
faccio il mio esempio: ho scritto minimo 20 attacchi da Premio Strega :-)
il giorno dopo mi apparivano per quello che erano realmente, ciofeche…
adesso finalmente, PER LA PRIMA VOLTA CI SONO DAVVERO! questa è la volta in cui andrò fino in fondo, perché solo adesso sono veramente e pienamente “in onda”…
—————-
dal sito Grandi e associati

Gli aspiranti scrittori che hanno intenzione di avvalersi del servizio di lettura e valutazione di G&A, oppure semplicemente desiderano ricevere ulteriori informazioni, possono scrivere un’e-mail a: agenzia@grandieassociati.it. Saranno loro recapitati, senza impegno, un modulo in duplice copia, una delle quali dovrà essere firmata per accettazione e restituita a G&A, con il testo e l’importo.

Costi e tempi

Il costo di una scheda di valutazione per un’opera inedita fino a 250 cartelle dattiloscritte di 2000 battute ciascuna è di euro 350 più IVA (euro 420). La scheda verrà inviata all’autore entro 8 settimane dal ricevimento del testo.
—-
Perché gettar via ben dieci mangiate di pesce, se non si è del tutto sicuri del fatto proprio??


 
capofan
Nov 7, 2009 at 12:10

del tutto sicuri del fatto proprio

o almeno abbastanza sicuri..


 
capofan
Nov 7, 2009 at 12:33

altro suggerimento
prima di scrivere, leggete almeno:

“Il sipario” e “I testamenti traditi” di Kundera
“L’amore coniugale” e “L’attenzione” di Moravia
“Mondo scritto e mondo non scritto” di Calvino

almeno questi che sono vere lezioni dei grandi maestri, altro che scuole di scrittura…

poi, se del caso, cominciate a mettere nero su bianco, non prima…

e comunque fate come vi pare, il mio era un consiglio non richiesto e “spassionato”
ciao a todos


 
capofan
Nov 7, 2009 at 12:47

“L’amore coniugale” e “L’attenzione” di Moravia

questi sono romanzi, che ovviamente non consiglio in quanto tali (di Moravia ne preferisco altri) ma per i “ragionamenti” sul romanzo che racchiudono: in particolare ne “L’attenzione” Moravia rivela l’arte del romanziere mostrandone il meccanismo dall’interno, per così dire.
Va bene, è davvero tutto.


 
Catia
Nov 7, 2009 at 13:12

leggerò con calma anche io i vostri interventi, sono rientrata ora.
buon pranzo a tutti


 
Barbara
Nov 7, 2009 at 14:23

Leggere tanto e bene è fondamentale per poter scrivere qualcosa di mediamente meritevole. La fretta è sempre una pessima consigliera. Io ho riletto quattro volte il mio romanzo, riscritto tre volte il finale e lo ho fatto leggere a molte persone prima di spedirlo in giro. L’ho ripreso in mano questa settimana dopo due mesi di silenzio e mi stupisco ancora.


 
capofan
Nov 7, 2009 at 14:37

tra i giornalisti abruzzici il più fenomeno è senz’altro questo :-)

http://www.youtube.com/watch?v=ud1g–UH_EM


 
capofan
Nov 7, 2009 at 15:55

l’ultima volta ci sono stato ieri l’altro ed è ancora tutto così, abbandonato. Ma le demolizioni nel quartiere stanno incominciando, pare, e da adesso in poi dovremo davvero seguire la situazione minuto per minuto.
Il traffico è densissimo, auto e camion ovunque, ma non si sente un colpo di clacson né una voce troppo alta e di questo sono fiero: siamo tosti sul serio e lo stiamo dimostrando.
Guardate il video fino in fondo: proprio in ultimo c’è un delizioso cagnolino che ha l’aria… un po’ terremotata, non vi pare? :-)

http://www.youtube.com/watch?v=68fawAHoP4w&feature=related


 
Barbara
Nov 7, 2009 at 16:30

Quella notte la voce di Alessandra Cora si è fermata, insieme a molte altre, troppe. Troppo presto…

http://www.youtube.com/watch?v=1ySjXMqCFFY


 
capofan
Nov 7, 2009 at 16:44

Il mio “amore” per la mia regione?
In realtà un fenomeno post-terremoto, mi accorgo riflettendoci. Quindici anni fa l’ho abbandonata (per decisione e non per necessità) e mi sono trasferito nelle Marche.
Ma adesso, la mia regione mi sembra bellissima…
va bene. ecco un altro bel video da “meditare”: a un certo punto si vede una fortezza massiccia, sono nato a 100 mt da lì e ne sono fiero
Forza Abruzzo, perdio!

http://www.youtube.com/watch?v=oBONvj8OI-s&feature=related


 
Barbara
Nov 7, 2009 at 17:40

Ho sentito parlare per la prima volta di Alessandra Cora alcuni mesi fa, in quanto la rassegna letteraria che seguo è dedicata alla sua memoria. Allora sono andata ad informarmi un po’ su questa giovane ragazza e ho scoperto che aveva solo 22 anni, una gioia di vivere immensa e una grande passione per la musica, supportata da un grande talento. Guardando un po’ su internet ho trovato una sua pagina youtube e mi sono profondamente commossa leggendo tutti i messaggi lasciati lì da persone che non l’avevano mai incotrata ma che erano stati colpiti dalla bellezza della sua voce. Molti dei messaggi sono successivi al 6 aprile 2009. Passare un momento per la sua pagina fa tremare d’emozione (anche se “tremare” sembra un verbo quasi blasfemo visti i fatti accaduti), lei sembra ancora lì, più viva che mai, pronta a caricare un nuovo video con lei che canta.

Basta andare su youtube e scrivere il suo nome… la cosa più triste è che non ci sono attività recenti.


 
capofan
Nov 7, 2009 at 18:18

oh, non che prima la regione mi sembrasse brutta, né l’avevo “abbandonata” (mi sono trasferito appena oltre confine :-)

http://www.youtube.com/watch?v=pVQcYUn_Jo0


 
capofan
Nov 8, 2009 at 08:43

Svegliaaaaaaaaaaaa!
Per oggi Emma ci ha promesso un’interessante risposta sugli scrittori poveri
Catiaaaa, addò si?
Pablo, hai scritto una poèsia depressa?
Chiara si latineggia? latiniamo? bene!

Svegliaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!!!

http://www.youtube.com/watch?v=y-GtHglLnwc&feature=related


 
Catia
Nov 8, 2009 at 10:40

Sono qui heilà buongiorno a tutti!


 
Catia
Nov 8, 2009 at 10:44

L’ultimo capitolo della vicenda ruota attorno ai compensi di Piero Marrazzo: l’ex conduttore di Mi manda Raitre può ancora contare su una busta paga che sfiora i diecimila euro al mese sia come presidente, sia come consigliere della Regione Lazio. L’indennità da governatore, annuncia l’avvocato Luca Petrucci, sarà devoluta in beneficenza. Ma la promessa non basta a calmare la bagarre scoppiata ieri alla Pisana, dove il destino del giornalista è appeso a una questione tecnica: con le dimissioni Marrazzo è decaduto o no dalla carica di presidente? Se sì, ha perso anche la poltrona di consigliere e non ha più diritto a un soldo. In caso contrario continuerà a percepire lo stipendio fino alla nomina del successore. Compresi ottomila euro netti tra diaria e rimborsi spese per i collaboratori e 70 mila euro lordi all’anno per la guida della fondazione del Policlinico Tor Vergata
Dal Corriere on line di oggi.

SCUSATE MA A ME GIRANO LE P… E POI SIAMO A PARLARE DI DIFESA DEI LIBRAI E SCRITTORI. CHE INDECENZA!


 
catia
Nov 8, 2009 at 11:09

Certo Catia, è così in tutti i settori: se una borsa griffata prodotta a Prato, per dire (con la gran parte delle lavorazioni eseguita in laboratori cinesi semiclandestini) al costo di produzione di 15 euro, voi signore la ritrovate in vendita in via Montenapoleone a 400 euro, è proprio per tutti i passaggi intermedi: cioè la borsa come valore dei materiali e del lavoro necessario a realizzarla vale 15 euro…

Lo stesso discorso vale per i ghost writer Capofan? Mi spiego quelli che scrivono per nomi altisonanti quanto percepiscono. Sono loro i cinesi dell’editoria?


 
capofan
Nov 8, 2009 at 11:10

Catia la colpa è del moralismo bigotto dei cattolici
i cattolici ce li troviamo tra le p. ovunque, sia a dx che a sx

non che in america le cose vadano meglio (come diceva marx le religioni senza preti trasformano tutti in preti)
insomma, io mi scandalizzo per il fatto che si faccia politica a colpi di scandali sessuali, manco fossimo protestanti puritani

e se la politica costa 4 miliardi come dice Stella, l’impresa ne costa 5 (SOLDI PUBBLICI REGALATI ALLE IMPRESE), come ha raccontato l’espresso, E IN PIù L’IMPRESA EVADE IL FISCO: (l’evasione fiscale italiana è 4 volte quella media europea, si dice: sarà 3 volte maggiore? due? vabbene, sempre troppo è!)
ALMENO MARRAZZO LE TASSE LE PAGA!

Catia, il mondo è più complesso di come lo raccontano gli articoletti del corriere (ricordati che in italia la stampa è tutta in mano a banche e impresa, corriere in primis… e ho detto tutto


 
catia
Nov 8, 2009 at 11:20

Faccio parte del mondo imprenditoriale e sono stufa di sentirmi dire che non paghiamo le tasse. Ti farei vedere le cartelle INPS-IVA- del 16 novembre e l’acconto IRPEF del 30 novembre…
no capofan basta generalizzare. A me di quello che fanno nel loro letto le persone non mi riguarda purchè non si utilizzino i soldi pubblici. Lo Stato aiuta i grossi imprenditori, quelli piccoli come noi, qualora avessimo un problema com tanti miei clienti che hanno piccole imprese con 10-15 dipendenti e in grossa difficoltà causa pagamenti lenti e difficoltà di avere fidi dalle banche possono anche morire tanto nessuno li aiuterà. Ecco cosa non sopporto: la differenza di trattamento nei confronti di chi gode di privilegi assurdi e che rischia in proprio. Non non è giusto. Caro Capofan se la mattina mio marito non vende nun se magna. Se io non incasso nun se magna. Chiaro il concetto? Perchè noi veniamo pagati sull’incassato e non abbiamo amortizzatori sociali. Abbiamo gli studi di settore che sono la radiografia della nostra impresa e della nostra vita.


 
capofan
Nov 8, 2009 at 11:22

Catia, lo dico a te come a chiunque legga: non fatevi acchiappare dalla demagogia antipolitica interessata dei giornalisti servi dei poteri forti o fortini che siano, che scrivono specie sul corriere (che è di proprietà di 50 banche e duecento imprese, per dire: questo è lo scandalo!)

a me piacciono i Saviano e i Travaglio, quelli del corriere non sono giornlaisti ma scribacchini pagati!
mi riferisco a quelli delle pagine economiche in particolare. in quelle politiche qualcuno decente c’è


 
Barbara
Nov 8, 2009 at 11:24

Cara Catia, Marrazzo è semplicemente uno che è stato destituito (dimissionario forzato) per motivi politici. Come lui moltissimi altri custodiscono scheletri negli armadi, ma la loro posizione viene mantenuta segreta per altri fini.
Il problema è che in Italia non esiste contraddittorio politico. A destra vanno tutti a donne, a sinistra vanno con i transessuali…
Ma a me, cittadina italiana, di chi va a letto con chi non importa un bel nulla!!
Quello che conta è il bene del paese, ma sembra non essere una priorità per la nostra classe dirigente…

I ghostwriter meriterebbero una discussioe a parte.


 
capofan
Nov 8, 2009 at 11:26

Catia, ma sì, io parlo della grande impresa, i piccoli lo sappiamo tutti che hanno difficoltà. Poi mica tutti i piccoli sono evasori, ma perfiino il bar di fianco al quirinale una volta non mi fece lo scontrino: feci un casino della madonna, quella mattina mi girava! :-)


 
catia
Nov 8, 2009 at 11:30

Capofan so quello che vuoi dire e conosco in quale mondo vivo, tranquillo.
Non volevo essere nè demagogica, nè populista, solo aprire una finestra, un piccolo squarcio su un mondo imprenditoriale che nessuno conosce e rapportarlo con una cronaca quotidiana viziata in partenza da chi la racconta.
Ah Barbara che sta arrivando Natale l’ho capito da una cosa: il libro di VESPA in bellavista in tutte le librerie!


 
Barbara
Nov 8, 2009 at 11:31

Catia, le tasse i piccoli imprenditori come noi le pagano anche troppo!! Se uno piccolo va in banca prima gli fanno ipotecare casa, macchina, bicicletta, motorino e vestiti e poi accettano di parlare di finanziamenti!! Questa è la grandissima vergogna!!
Come si rimette in moto un paese economicamente in ginocchio se i rubinetti delle banche restano chiusi a chiave? Scherziamo, forse? Dov’è la ripresa econimica? E ora parlano pure di cassa integrazione senza limiti temporali… ma di quelli che il lavoro l’hanno già perso non parla mai nessuno!!
Questi sono i problemi seri del paese, non di certo i gusti sessuali di Marrazzo. Quello è un problema suo e di sua moglie, non nostro.
Mi pare che la stampa in Italia segua un percorso tutto personale… capita di leggere la stessa notizia con implicazioni opposte se solo si cambia quotidiano. Ma la libertà che tanto si invoca consiste forse nel diritto di scrivere liberamente verità personali?


 
Barbara
Nov 8, 2009 at 11:35

Una volta il Natale si sentiva nell’aria, dal profumo delle candele accese, il vischio appeso sopra ad ogni porta, l’odore della buccia di mandarino lasciata a scaldare sopra la stufa…
Ora il Natale si sente dal libro nuovo di Vespa, una serie di collection musicali sempre uguali (tutti a proporre best of), e ovviamente una sfilza infinita di statuine del presepe mal dipinte e spesso tossiche… made in china, va da sé…


 
capofan
Nov 8, 2009 at 11:40

Catia, per dire che la grande impresa -quella che beneficia dei 5 miliardi- non solo chiappa sti soldi ma è responsabile del 30% dell’evasione fiscale italiana, che è quadrupla rispetto a quella di un paese civile medio: voi partite iva, 4 milioni mi pare, è ovvio che vi dibattete in mille difficoltà e quello che tu dici lo capisco bene

sui giornalisti tu riporto le parole di piero Ostellino sul Corriere di qualche settimana fa:

RESTANO LE CARENZE CHE DA SEMPRE RIMPROVERO AI MEDIA COMPRESO IL MIO GIORNALE

NON OFFRIRE ALL’OPINONE PUBBLICA UN QUADRO ESAURIENTE DELL’ORDINE SOCIO-POLITICO-ECONOMICO, E NON FORNIRLE GLI STRUMENTI CONCETTUALI PER REAGIRVI…

GRANDE OSTELLINO!


 
capofan
Nov 8, 2009 at 11:45

NON FATEVI ACCHIAPPARE DALLE STr@@@TE DEI GIORNALI SU D’ADDARIE E TRANSMARRAZZATE!
Né dall’antipolitica interessata alla Stella-maniera

i giornalisti devono

OFFRIRE ALL’OPINONE PUBBLICA UN QUADRO ESAURIENTE DELL’ORDINE SOCIO-POLITICO-ECONOMICO E GLI STRUMENTI CONCETTUALI PER REAGIRVI, oppure sono scribacchini del C@@@

quindi benvengano i Travagli e alla larga gli Stella: poi io voto Berlusconi, perché il Pd è un insulto alla ragione, ma queto è un altro discorso


 
capofan
Nov 8, 2009 at 11:53

Il PD: candida Il capo dei falchi di fedrmeccaniaca accanto all’operaio bruciato, quelle col cilicio e gli illuministi “volterriani”: ma quant’è ridicolo sto partito? VOTERò BERLUSCONI A VITA FINCHè ESISTERà IL PD
CHE DEVE SCIOGLIERSI E BASTA. QUANDO ESISTERà UN PARTITO SOCIALDEMOCRATICO PURO, AVRà IL MIO VOTO
FINO AD ALLORA MEGLIO BERLUSCA, CHE OLTRETUTTO MI è SIMPATICCISIMO


 
capofan
Nov 8, 2009 at 11:59

voi direte, sì ma c’è di pietro che da populista di dx è diventato 2socialdemocratico” :-)
eh eh, ma anche Berlusca è per un economia “sociale” di mercato

qui ormai so’ tutti socialisti, a chiacchiere (escluso il Pd, che lo nega anche in linea di principio: partito democratico: che vor di’? Un C@@@o vuol dire, tutti sono democratici!!! vabbene basta sennò finisce che mi scaldo
bacioni


 
catia
Nov 8, 2009 at 12:00

Infatti Capofan, costoro non hanno capito che l’Altissimo con i tacchi ( che adoro), ha un’alta percentuale di votanti fuggiti dal partito nemico che i fatto non esiste più.
Nonostante primarie, secondarie e terziarie eh eh.
Eppoi credo che nella maggioranza ci sia più coerenza di vedute e di appartenenza.
Mi dici come una ex dc può diventare il presidente di un partito il cui segretario è un comunista incallito? Qui mi si rifà il compromesso storico. Cavolo ero una bambina quando successe.
Bene vad a mangiare, credo che io e te Capofan ormai siamo segnalati eh eh… capisci a mmè sennò Emma ci caccia a suon di libri in testa.
A dopo carissimi


 
Barbara
Nov 8, 2009 at 12:08

In Italia la democrazia è messa in discussione dall’assenza di un’opposizione costruttiva. Il compito della minoranza dovrebbe essere quello di sorvegliare sull’operato della maggioranza, garantendo supporto quando dovuto e opposizione quando necessario.
In realtà l’opposizione è fatta solo a suon di colpi bassi a Berlusconi. Mai che si parli dei fatti veri, solo delle sciocchezze personali.
Dov’era la sinistra del popolo quando il popolo perdeva il lavoro? Mah…

Buon pranzo a tutti!!


 
capofan
Nov 8, 2009 at 12:17

Il Partito Socialista Operaio Spagnolo (Partido Socialista Obrero Español – PSOE) è un partito politico della Spagna, fondato nel 1879 da Pablo Iglesias. Nelle ultime elezioni politiche celebratesi il 9 marzo del 2008 si è riconfermato come partito di maggioranza relativa ottenendo il 43,64 % dei voti. È membro del Partito del Socialismo Europeo e della Internazionale Socialista. 8da wikipedia9

VI RENDETE CONTO? il psoe che coverna in spagna non ha mai cambiato nome, e continua a chiamarsi orgogliosamente OBRERO: ecco perché governa e ha sconfitto la chiesa che in spagna conta quanto in itlaia.

va bene buon pranzo anche a voi
Catiosca, Emma ormai con noi due s’è arresa :-)


 
capofan
Nov 8, 2009 at 12:24

certo, il pci (che io non ho mai votato, mai stato comunista. Mio nonno e mio padre sì, anzi mio nonno fu anche segretario locale. mio padre invece è stato solo simpatizzznate) doveva cambiare nome dopo il crollo del muro, ma bastava farlo una volta

e comunque, come era chiaro che veltroni era il nulla così lo è che anche il pd dovrà sciogliersi necessariamente, vediamo quanto altro tempo dobbimao perdere prima di arrivarci

buon pranzo


 
emma
Nov 8, 2009 at 15:57

Ho riletto tutti i commenti al post e vi segnalo delle inesattezze che hanno spostato – di poco, ma in modo sostanziale – il punto dello stesso. Non ve ne faccio ovviamente una colpa (ad esempio, quando Catia parla del suo lavoro io la ascolto incantata, mi appassiona sempre ascoltare chi fa un mestiere diverso dal mio), ci mancherebbe, ma avete mescolato agenti/scrittori/editori/distributori. Come dire pere, mele, carote e patate.
Riassumendo:
1- l’appello dei librai non è in difesa di una razza in estinzione, bensì la richiesta di una legge per il libro, che da noi non esiste. Se le librerie chiudono non è perché gli scrittori guadagnano poco (cosa c’entra, capofan?) ma perché lo stesso libro, nello stesso giorno, al supermercato o nelle catene viene venduto con il 30%di sconto. Il margine, per il libraio indipendente, viene cancellato ed è vero che se trovo il libro di Paola (ammesso che uno lo voglia comprare) al GS o alla Feltrinelli con lo sconto, perché mai devo andare a comprarlo nella libreria sotto casa?
2- E’ vero che in Francia, Germania e Spagna (dovremmo chiedere a PPP per la Danimarca) TUTTI i luoghi nei quali si vendono libri non praticano sconto o, se lo fanno, questo è estremamente limitato.
3- In Francia stanno aiutando le librerie indipendenti, perché – alla stregua di alcuni caffè storici e brasserie – ritengono che siano luoghi di aggregazione, diano qualità a un quartiere o a un angolo di piccoli paesi o grandi città (Parigi inclusa) e aiutino la vendita dei libri.
4- Quanto alle percentuali degli scrittori, esistono contratti generici che vengono applicati a quasi tutti: la percentuale si aggira intorno al 10% fino alle 10.000 copie, 12% dalle 10.000 in su. La differenza, caro capofan, sta nell’anticipo che fa l’editore, quando acquista il testo. Cambia a seconda delle copie che l’editore pensa di vendere, ma dovrebbe coprire gli incassi. Un euro in più di quanto anticipato e l’editore guadagna. Di solito, a meno di casi eclatanti e di improvvisi e inattesi boom di vendita, prima di “tirare le somme” su un testo (romanzo o saggio) l’editore ha tre anni di tempo. Esempio pratico: l’editore farà i conti su Noi due (dopo l’edizione hard cover, il tascabile, l’e-book – che è già acquistabile ondine -, il Club del libro eccetera) a fine 2011.
5- Nell’articolo de Il giornale riportato da capofan è citata anche la mia meravigliosa agente, che ha ragione nell’affermare che oggi anche gli italiani si stanno allineando agli americani: la maggior parte degli scrittori ha un agente. L’agente segue tutto per l’autore, ha l’esclusiva sulla sua opera, anche perché ha un rapporto di fiducia con l’autore e prende la sua giusta percentuale su tutto quanto guadagna il suo autore.
6- Da ultimo vi posso assicurare che sono rari gli autori che vivono con i proventi dei loro libri: esclusi alcuni best-selleristi (oppure ricchi per altri motivi…per matrimonio o famiglia) tutti gli scrittori/ici hanno un lavoro. Guardatevi le biografie. Chi, come me, scrive articoli e va in ufficio o chi, come faceva Pontiggia, il grande, lavorava in banca.
7- Ha ragione la Ravera: è un lavoro bellissimo e privilegiato. Ma come diceva la Woolf, basta una penna e un foglio di carta (o tastiera e schermo pc), certo costa molto meno fare lo scrittore/ice che lo scultore, ad esempio.
Spero di avere dato il mio contributo.


 
Catia
Nov 8, 2009 at 16:19

Grazie Emma, come agente di commercio nel settore alimentare, più o meno è quello che noi facciamo come gli agenti letterari. Siamo il tramite tra l’azienda che ci incarica di vendere i prodotti in listino e il cliente. E se l’intermediario è una persona seria, capace, che soprattutto conosce quello che vende, il cliente lo seguirà indipendentemente dalle aziende che rappresenta. Ergo non si possono vendere c… per cucuzze come si dice in Sicilia. L’onestà prima di tutto. E, in primis, un prodotto che confermi sempre le aspettative del cliente.
Anche nel nostro settore c’è il pirla che vende a prezzi stracciati rovindando temporaneamente il mercato. Solo che alla distanza lui sparisce e noi siamo sempre lì più forti di prima. Se il prodotto vale e non delude nel tempo, il prezzo è secondario credimi.


 
Barbara
Nov 8, 2009 at 16:35

Il libero mercato alla lunga favorisce sempre il cliente. La concorrenza può avere esisti dannosi solo per brevi momenti, come ha sottolineato giustamente Catia, ma poi il cliente torna a fare scelte più sensate, premiando chi lavora meglio.
Gli sconti non vanno mai a diminuire il livello del libro venduto, quindi incidono solo che positivamente sul lettore.
La legge che si richiede è a tutela di chi vende il libro e non del libro in sé. Non c’è nulla di male nel richiederla, ma ci vorrebbe maggiore sincerità chiamando le cose con il loro nome.
Quello che conta e fa la differenza è sempre la professionalità di chi lavora. Io credo che le librerie indipendenti abbiano bisogno di una marcia in più, di offrire quel servizio migliore e “speciale” che li porti a fidelizzare il cliente in una realtà priva o quasi di sconti.
Mi spiego: se il libraio indipendente allestisce bene la sua libreria, è ben fornito, cortese e competente, aggiunge magari una saletta di lettura, allora il cliente potrebbe essere intrigato ed entrare e alla lunga lo preferisce alle catene.
Mi sembra che il manifesto abbia per un momento confuso il lettore con il cliente.
Il lettore, se il libro lo ha pagato il 30% in meno, la differenza sul testo non la nota.
In Francia c’è una politica diversa, è vero. Ma non è mirata solo alla tutela delle librerie indipendenti, ma di tutti gli esercizi commerciali privati. Tanto che nel centro di Parigi di centri commerciali non si parla.
Ma da noi è tutto diverso. A partire proprio dalle librerie. Potrebbero essere luoghi di aggregazione se ci fossero gli spazi per l’interazione, ma spesso non si trova nemmeno una sedia su cui sedersi… forse in Francia le librerie sono strutturate come luoghi di aggregazione.


 
capofan
Nov 8, 2009 at 16:42

Emma, intanto grazie per l’interessantissima disamina. Ti rispondo


 
capofan
Nov 8, 2009 at 16:53

Sono d’accordo con te per la necessità di aiutare le piccole librerie, solo sono contrario a limitare la concorrenza -che si fa anche a colpi di sconti- che è comunque vantaggiosa per il consumatore finale. Perché invece di inveire contro gli sconti non si chiede al governo semplicemente di detassare al massimo possibile le librerie, o di finanziare con crediti particolari chi decide di aprire una libreria e ne abbia i requisiti? Ad esempio una laurea in lettere…
Cioè, invece di caricare di costi il lettore obbligandolo per legge a rinunciare alle sconto -col rischio che i libri rimangano del tutto invenduti-, non si scaricano sulla fiscalità genrale obbligando cioè indirettamente anche chi non legge a dover contribuire alla cultura? Se il libro è cultura. Ma perchè lo sia pienamente, occorre che il libraio non sia più un commerciante tra gli altri ma un personaggio culturale a tutti gli effetti, con tanto di laurea in lettere, dico provocatoriamente

Altri sono i settori in cui è giusto, o lo sarebbe, porre un limite al ribasso, ad esempio quando si costruisce un ospedale pubblico: sennò poi la gara al ribasso la vincono i camorristi che mischiano la sabbia del mare con i risultati che sappiamo


 
Catia
Nov 8, 2009 at 16:56

Sono d’accordo con Barbara. Se devo entrare in una libreria indipendente e trovare indifferenza e maleducazione preferisco andare al centro commerciale a comprare un libro.
Quando entro in un negozio voglio un saluto ed un sorriso e persone competenti che siano in grado di dirottare i miei gusti e miei acquisti.
E’ questo che manca cara Emma. Ce ne fossero di librerie così, come quelle di Emma nel tuo romanzo, credimi ci andrei tutti i giorni anche per cinque minuti.


 
capofan
Nov 8, 2009 at 17:02

Se le librerie chiudono non è perché gli scrittori guadagnano poco (cosa c’entra, capofan?)

Emma, intendevo dire che sul prodotto libro l’editore investe tot e ha diritto al profitto, il libraio che è un commerciante pure, non capisco perché uno scrittore debba difendere i librai o gli editori. Difenda se stesso e la sua categoria, perché se gli scrittori non campano con il ooro lavoro è perché non hanno coscienza del fatto di essere sottopagati, per capirci: mica è un evento naturale il fatto che lo scrittore parta del 10%. E’ il risultato della sua scarsa forza contrattuale perché non è organizzato come categoria, a differenza degli editori e dei librai… tutto qua. Cioè, volevo dire invece di occuparsi dei problemi economici di editori e librai, gli scrittori farebbero meglio a rivendicare per se stessi una maggiore fetta della torta, visto che per l’appunto pochi ci campano con questo mestiere


 
capofan
Nov 8, 2009 at 17:24

« A voi che vi siete arricchiti con la mia pelle, mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria od anche di più, chiedo solo che per compenso dei guadagni che vi ho dati pensiate ai miei funerali. Vi saluto spezzando la penna. »
(Emilio Salgàri)

Era un forzato del lavoro. I contratti l’obbligavano a scrivere tre libri l’anno: ogni libro, un migliaio di pagine in bella copia: tre pagine in bella copia ogni giorno: e se una domenica voleva riposare, o se un giorno era preso dalla febbre, all’indomani le pagine da scrivere erano sei. Più il lavoro di direzione di un periodico di viaggi, più le novelle. Per aiutarsi, cento sigarette al giorno. Più una bottiglia di marsala, che beveva da mattina a sera.

All’amico pittore Gamba aveva scritto nel 1909:

« La professione dello scrittore dovrebbe essere piena di soddisfazioni morali e materiali. Io invece sono inchiodato al mio tavolo per molte ore al giorno ed alcune delle notte, e quando riposo sono in biblioteca per documentarmi. Debbo scrivere a tutto vapore cartelle su cartelle, e subito spedire agli editori, senza aver avuto il tempo di rileggere e correggere. »


 

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