Le bellezze oscurate dalla voglia di happy hour

Posted by emma on Ott 22, 2009 in la cerimonia degli addii |

Autunno milanese, Colonne di San Lorenzo. È mezzogiorno, il turista danese (lo si capisce dalla guida che spunta dalla tasca della giacca) si guarda intorno spaesato dall’ alto del suo metro e novanta: intuisce, certo, che quelle colonne (bianche e dunque ripulite di fresco) hanno addosso la Storia. Ma il cartello marroncino a pochi metri dai suoi occhi, verdi come laghi di montagna, la occulta, cruciverba crudele dietro scritte in vernice che ne rendono illeggibile la sintetica didascalia.

Secoli di orgoglio meneghino riassunti in qualche riga: assessore, la prego, bisogna provvedere, in fondo costa pochi spicci. Il bel vichingo inchioda in un ferma-immagine la bellezza che c’ è, ma si vede a stento e mi viene voglia di essere cittadina responsabile e vanitosa (vuoi mettere con la loro Sirenetta?) e raccontargli che quelle colonne sono orgogliose superstiti della Milano imperiale, che la statua - verde di rabbia e ossido di carbonio - è una copia in bronzo di quella romana di Costantino, già ai suoi tempi furente imperatore. E provo a dirgli, al turista incuriosito, che adesso Costantino fa la guardia e pare piacergli stare al Ticinese, in queste ore tarde del mattino, quando anche la movida è lenta, quasi pigra, se si esclude il tram rumoroso e impertinente, le biciclette di signore un pò distratte che deviano il percorso dalla strada al marciapiede, un cane che sfugge al controllo del padrone paletta-privo.

Il bel danese scatta con la digitale, si incammina a falcate verso Corso di Porta Ticinese e mi va di raccontargli che dietro quei portoni in legno spesso, sovrastati da incomprensibili graffiti, c’ è la Milano discreta e fascinosa dei cortili e delle case di ringhiera e i laboratori di artigiani e della moda vintage anni Settanta per i giovani; gli spiego, sperando che mi creda, che sono loro i padroni della zona, ma questa è un’ altra storia. Adesso è quasi l’ una e questo è il quartiere dei bambini: le facce arrossate dal liberi-tutti, corrono incontro a mamme di ogni etnia, uniti in un melting-pot di cui essere orgogliosi, scalpitano, si danno gli spintoni all’ uscita dell’ asilo di via Arena (al civico 21), si mescolano ai compagni più «anziani» delle scuole elementari e ai rumorosi adolescenti dell’ Istituto Leopardi, pochi portoni più in là: Milano è anche loro, spiego al turista soddisfatto, anzi è soprattutto loro. Hanno i giardini, e fa niente che in piazza Vetra ci sono cancellate da galera e qui all’ Asl di Conca del Naviglio ci vanno quei corpi disperati a cercare salvezza nel metadone e più avanti, lì, tra panchine anch’ esse ferite dai graffiti e sulle aiuole non proprio rigogliose cresce erba grigia più che verde. Non le vedono, gli occhi ancora velati di innocenza, le brutture e le sciatterie: sono bambini milanesi, ai parchi e agli alberi frondosi non sono abituati; il danese invece sì. Lo distraggo e lo porto al bar Rattazzo, c’ è la Storia anche tra queste mura, è un locale spartano, gli racconto, che da generazioni «fa da spartiacque alcolico tra l’ happy-hour e la disco-night» (così dice il passaparola online tra nottambuli, non tutti maggiorenni), uno fra i tanti - troppi - locali vecchi e nuovi che, in questo tratto di via Vetere, trenta metri o poco più, a quest’ ora sonnecchiano, in attesa delle sbronze. «E la movida?», mi interrompe il viaggiatore solitario, che volevo interessare alla Milano che non c’ è, senza scritte sui portoni, né carta svolazzante sui marciapiedi, né vuoti di bottiglia, con le piante in buona salute e le aiuole rigogliose, la segnaletica culturale su ogni monumento, le botteghe dalle insegne storiche, i marciapiedi puliti e via sognando. Già, la movida, ha ragione il giovanotto. Eppure siamo in Piazza Sant’ Eustorgio, la bellezza austera della Basilica pare non distrarlo dal suo pensiero fisso, neanche se gli dico che vi sono conservate le reliquie dei Re Magi e lo porto a vedere da vicino la magnificenza della cappella Portinari. «La movida? E’ lei la vera padrona della notte, che non ha sottomesso soltanto la cronista speranzosa, ma anche il fiero imperatore Costantino, rassegnato residente del quartiere Ticinese».

36 Comments

pablo paolo peretti Copenaghen
Ott 22, 2009 at 12:12

Beh! Complimenti Paola…questo io narrante potrebbe essere quello di una inguaribile sognatice nel tuo prossimo Best Seller la nuova DON CHISCIOTTA.
Sei così brava nei tuoi articoli che potresti raggrupparli e lavorarci seriamente.
La Movida alla fin fine è Movida . Qui a Copenaghen se esci troppo ti bruci l’immagine. Locali che aprono e chiudono come niente fosse. Le mode le fa il popolo della notte decretando l’inizio e la fine di una tendenza (come in tutte le parti del mondo).
Mancano i classici NO TIES di Milano e la BIg Laura come buttadentro, LO STUDIO 54 di New York, il Viale Ceccarini di Riccione gemellato quella volta con Miami e il suoi locali super trendy … adesso la Movida è così dispersiva che nasce già fallita in partenza. I giovani sembrano tutti uguali, non c’è un look che spicchi in una gabbia di pappagalli. Anonimi e stanchi di tutto e di più. Manca il feeling, la voglia di osare…e se proprio lo devono fare s’impasticcano o bevono a dismisura ( qui da noi una vera piaga) . C’è una voglia di trasgredire fine a se stessa. Risultati li vedi sulle strade la domenica mattina presto. Bicchieri rotti, vomito da tutte le parti, vetrine sfasciate, immondizia buttata dove capita, segnali stradali che spariscono, graffiti dappertutto…meno male che il Comune efficentissimo già alle 7 con una marea di mezzi cancella il tutto…”Si stanno per alzare i turisti …tutto deve riprendere come niente fosse…shhhhh!” . Il danese e il giovane danese ritorneranno timidi, e formalissimi da domenica pomeriggio sino a giovedì sera… c’est la vie!
PPP


 
capofan
Ott 22, 2009 at 12:55

Commentario allegorico alla Bibbia (Rusconi) 1.300 pagine, autore Filone d’Alessandria (un tizio nato venti anni PRIMA DI CRISTO).

pag 559:
“I nostri contemporanei bevono di continuo e senza prender fiato, fino a stendere il corpo e l’anima, restando sempre a bocca spalancata, sollecitando i coppieri a portare altro vino e montando su tutte le furie se quelli indugiano etc”

“Eccole le conquiste di questo modo di divertirsi che coinvolge i giovani, gli adolescenti e che, a quanto sembra, va sempre più diffondendosi”, conclude amaramente il povero FILONE, duemila anni orsono.

(discorsi simili li fa Giovenale per i giovani romani del suo tempo; ma sei secoli prima di Giovenale c’era non ricordo quale greco che se la prendeva coi “giovani d’oggi” di 2.600 anni fa: per dire che la “movida” si fa dai tempi di Noè. I giovani d’oggi sono tranquillissimi, se paragonati ad esempio alle bande armate di studenti che scorrazzavano per Bologna nel medievo, tanto per dirne una

insomma, dice bene PPP, c’est la vie :-)


 
capofan
Ott 22, 2009 at 13:15

come i pietosi hooligans dei nostri giorni. Guardate un po’ che succedeva in passato…

Il calcio è una guerra simbolica che fortunatamente ha preso sempre più il posto - almeno nel mondo occidentale - delle guerre vere e proprie. Ma il tifo attorno al calcio può generare a sua volta una sorta di guerra, con una triste lista di caduti. Il tifo è un potente momento di socialità che ricrea antichi rituali di solidarietà ormai in disuso. E se non manca poi chi al tifo fa ricorso come strumento di potere, in realtà è molto più frequente che lo stesso tifo si faccia opposizione. Ma troppo spesso questa insopprimibile vocazione del tifo all’antagonismo diventa teppismo tout court. Addirittura, lo scontro tra tifosi sugli spalti può scatenare una guerra guerreggiata, come in America centrale nel 1969 o nella ex Jugoslavia negli anni Novanta. Nulla di nuovo sotto il sole, a dire il vero. Nel 49 lo stadio di Pompei fu squalificato dopo gli scontri tra i tifosi locali e quelli nocerini; nel 390 Teodosio fece uccidere 15.000 persone per domare una rivolta di tifosi di Tessalonica; nel 532 le due fazioni di ultras si unirono in una rivolta che incendiò Costantinopoli per dieci giorni provocando 35.000 morti; nel 1314 re Edoardo I d’Inghilterra bandì il football per la violenza che provocava. “Se non si sopprime l’hooliganism, il calcio non potrà continuare a esistere a lungo nella presente forma” decise infine il governo inglese di Margaret Thatcher. Di lì, le riforme che hanno dato vita a quello che viene definito “calcio moderno”. Ma è la soluzione, o è causa di altri problemi?
(questa è la presentazione di un libro sugli ultras che ho copincollata -per comodità- dal sito ibs)


 
capofan
Ott 22, 2009 at 13:20

E per finire d’accordissimo sulla Emma “Don Chisciotta”, anch’io la percepisco così!
Viva Emmà! :-)


 
capofan
Ott 22, 2009 at 14:28

Onde evitare equivoci, voglio precisare che non sto giustificando gli eccessi delle “movide” o degli ultras, voglio solo far notare che in passato i giovani erano “ben peggiori” di quelli di oggi, che sono tra i più educati e civili che la storia registri. Tempo fa mi “divertivo” (divertivo per il modo in cui narrava) a sentire il racconto di un’anziana amica di famiglia circa una rissa tra giovani delle mie parti all’inizio del secolo (in cui furono coinvolti suoi parenti), e quello che accadde è semplicemente irriferibile, solo vi assicuro che a tanto non arriverebbe nemmeno il peggiore dei peggiori “giovani d’oggi”.

Quanto a Milano: Emma, ho conosciuto pochi milanesi prima di te e ci sono sempre andato d’accordo. Il primo al militare, a Orvieto (eravamo granatieri), per un mese diventammo inseparabili e non facevamo che ridere di tutto.
Poi negli anni ‘80 trascorsi tre giorni milanesi (andai per partecipare a un gioco di… canale 5 :-) … il gioco delle COCCHE, ops, coppie! :-) avevo forse 25 anni… )
Feci tre giorni di movida milanese (alloggiavo all’albergo Lombardia), in compagnia di un mio coetaneo milanese simpaticissimo, legammo immediatamente e mi portò nei locali all’ultima moda (ricordo un buco di discoteca che si chiamava “studio 54″ come quella di N.Y), ovunque assediati da nugoli di ragazze (in un bar ci assalirono proprio “fisicamente”: l’oggetto del desiderio era l’amico, ovviamente, che somigliava spiccicato a un cantante che si chiamava Nick kamen o una cosa del genere) …
insomma, i milanesi mi sono simpatici, ma parlare di bellezza a proposito di Milano mi sembra un pochino esageratino, o no? :-)


 
capofan
Ott 22, 2009 at 14:40

mi riferisco esclusivamente all’aspetto architettonico: a parte sant’Ambrogio ditemi un solo edificio o monumento bello di Milano! ditemeloooo


 
capofan
Ott 22, 2009 at 16:40

Emma, ti anticipo la mia risposta al leggere e scrivere

in qualità di forumista del “leggere e scrivere” più anziano (anzianità forumistica) ancora in servizio, vorrei che alla prossima puntata parlassi del mio romanzo d’amore preferito, ossia NOI DUE COME UN ROMANZO: non c’è conflitto d’interessi che tenga, è il mio romanzo d’amore preferito e PRETENDO che la libraia Emma me ne parli alla prossima puntata!

rex ex-ex


 
capofan
Ott 22, 2009 at 16:44

se Emma non ha mai letto quel romanzo, lo legga e me ne parli!


 
capofan
Ott 22, 2009 at 16:53

chiedo AIUTO A TUTTI I BLOGGHISTI E FORUMISTI: chiediamo tutti insieme che Emma ci parli di Noi due come un romanzo!

Si può fare, non c’è conflitto d’interessi ed è nella tradizione della migliore letteratura: anche Cervantes parla di Don Chisciotte all’interno del romanzo, anzi fa parlare persino lo stesso Don chisciotte del suo romanzo …all’interno del romanzo: è chiaro Emmà?

Insomma, Emma: devi uscire dal romanzo, andare in tv e parlarci del romanzo in cui vivi, e poi tornartene nel romanzo.
Oppure mi dimetto da capofan!


 
capofan
Ott 22, 2009 at 17:58

Il 22% degli abitanti di NY -non degli immigrati a NY, ma degli americani di NY, ha specificato la giornalista a lineanotte- ebbene, il 22% degli abitanti di New York non sa né leggere né scrivere.


 
pablo paolo peretti Copenaghen
Ott 22, 2009 at 22:35

Ma che movida? La notte tiranna mi trascina a sé… non c’è spazio per l’improvvisazione. Sono catapultato nel buio di un nero rischiarato da stelle già scontate. Nessun divertimento, nessun locale da citare, nè monumento da riportare in auge. Si tratta di parlare di qualcosa che deve “venire”…qualcosa di prossimo…da urlo, da citazione prossima futura… studiare in silenzio. Pensare. Fuggire al già detto!
PPP


 
Catia
Ott 23, 2009 at 07:59

Buongiorno,
Milano con la pioggia è davvero molto triste. Ieri sono stata allo SMAU con i miei ragazzi e mio nipote. Fiera deludente nonostante la grancassa mediatica. Le indicazioni stradali inensistenti, non parliamo delle buche sull’asfalto, dei cantieri e delle tangenziali. Sono partita da Verona alle sette sono arrivata fisicamente in fiera alle undici. I miei figli osservavano con orrore le strade che sezionano la città in mille pezzi e sfacettature; i palazzi color marrone e grigio topo, scrostati e anneriti dall’inquinamento, i quali svettano nel grigio di un cielo che al loro confronto sembra di un azzurro terso. E mi chiedevano: ma come fanno a vivere in questi casermoni senza anima? Poi gli ho portati nell’altra Milano, il Duomo, la galleria, le griffe, la moda, i colletti bianchi seduti ai ristoranti per la pausa pranzo, Via Montenapoleone, il ricco e il povero. Ma nulla di tutto ciò gli ha conquistati.
Per fortuna, aggiungo io!
Buongiorno a tutti.
Capofan concordo su quanto hai detto a Cristina. Questa ragazza ha davvero stufato!
Invece di demolire dovrebbe pensare a costruire.


 
emma
Ott 23, 2009 at 09:51

cara Catia,
grazie della tua testimonianza sul viaggio a Milano. Forse io sono pessimista, ma davvero se fai la cronista di strada, che significa camminare e prendere appunti, ti accorgi di come ricchezza e povertà siano così contigue da fare impressionene di come, in generale, Milano non abbia manutenzione. Un po’ come se tenessimo le nostre case con mobili anche pregiati, ma non lavassimo i vetri, non pulissimo i pavimenti, in bagno avessimo piastrelle rotte e sanitari ingialliti.
il punto non è amare o non amare una città, ho visto metropoli meglio tenute, dunque non regge nemmeno la scusa della grandezza e del numero di abitanti.
semplicemente la manutenzione non porta voti. costruire nuove case, grattacieli o quartieri di cemento, sì.
buona giornata, comunque.


 
emma
Ott 23, 2009 at 09:51

ah, PPP: ovviamente il turista danese era un omaggio al principe dei principi.


 
Catia
Ott 23, 2009 at 11:55

Grazie a te Emma.


 
PABLO PAOLO PERETTI KØBENHAVN
Ott 23, 2009 at 12:31

Scriveró qualcosa su di una principessa bella e triste … la principessa delle principesse la mia Paola!
Devo ammetterlo, a me Milano piace. Non per viverci, ma per visitarlo come turista e per le opportunità di shopping e “talvolta” di divertimento. Andare alla Scala è emozionante, sempre. Poi solo l’idea di rivedere il Duomo, Corso Vittorio Emanuele, Via Montenapoleone, mangiare ai Navigli…etc… Come New York City… voglia di spendere , spandere, luci a destra e a sinistra, specchietti per le allodole e poi la voglia di andarsene per ritornare un’altra volta. Copenaghen è un pò come Bologna , città internazionale e città provinciale allo stesso tempo. L’abbellisce il verde DOVUNQUE, ed i mare DOVUNQUE… e anche, perché no, l’armosfera magica che la città si trascina dietro.
Bacioni PPP


 
Cristina
Ott 24, 2009 at 06:48

Catia ti ringrazio per il tuo pensiero su di me.
Non temere mi toglierò dai piedi, anche perchè persone così è proprio meglio perderle che trovarle.
Stranamente quando si toccano le persone sul vivo, quando si sbatte in faccia la realtà, l’evidenza, i fatti, la verità le persone stancano.
Non sono più quella tigre, ricordi vero la mail che a suo tempo mi spedisti?, che aveva avuto il coraggio di dire le cose come stavano a voce di più persone qui dentro?
Persone che mai hanno trovato il coraggio e la genuinità di dire davvero cosa pensassero, preferendo invece sparire e poi tornare e poi continuare tutta questa bella recita dove, ripeto, a parole scritte le persone sono meravigliose, mentre in loro assenza, in combriccola se ne sparla …
I giri di opinione sui vostri colleghi di L&S … davanti persone eccezionali, in quel di Venezia, non so cosa non ho sentito di giudizi e considerazioni.
Bello questo vero?

Ma io quando svelo cosa c’è sotto stanco.

Evidentemente ad esser se stessi si stufano le persone.

Pazienza. A questo punto direi che non è un problema mio, ma tuo.

Ieri ero la tigre del blog. Oggi quella che ha stufato.

Voi non capite una cosa: quella volta che ci siamo trovati a Venezia, sarebbe stato bello non dirlo per esempio a Barbara?
Tagliarla fuori, così, perchè s’è presa un periodo di pausa, o perchè ha il periodo triste o perchè ha scritto delle cose che non ci piacciono.

Questa è la mia critica nei vostri confronti.

E se foste capaci di guardare oltre il vostro ombelico, sapreste che non è stato un comportamento corretto.
Non è che ho stancato.
E’ che quello che dico vi scoccia. Vi mette in discussione.

Detto questo non credo ci sia bisogno che sprechi ancora parte del mio tempo a spiegare una cosa che tanto non capite e della quale non vi frega niente.
Tieniti anche tu Catia le tue convinzioni.
E ancora grazie per la tua opinione.

Stufatevi tra di voi dentro questo teatrino.
E complimenti per la l’ipocrisia. Qui come su L&S.


 
Catia
Ott 24, 2009 at 07:36

Cristina tu non puoi usare le tue frustrazioni personali per attaccare il prossimo.
Tu sei una tigre e lo si evince da quello che scrivi. Una tigre di carta, però.
In questo blog così come in altri luoghi virtuali e reali, ho sempre detto la mia, anche se le mie opinioni risultano sconvenienti. Fose stai parlando con la persona sbagliata.
Tu hai delle grosse potenzialità nella scrittura, e te l’ho sempre detto. invece di sprecare energie in inutili lamenti, incomincia a centrare qualche obiettivo che ti sei prefissata cara. Ti ho mandato la rivista con il mio racconto e ti ho scritto di provare a incominciare da lì, come ho fatto io, con umiltà e pazienza. Ti piace scrivere favole, canzoni? Provaci cavolo, incomincia da qualche parte. Questa è l’ipocrisia Cristina di cui parlavi? Ho avuto contrasti con Pablo, con Barbara, con Capofan, dissensi e diversità di vedute che sono state ampiamente superate. idem con Paola Calvetti. Vedi Cristina tra noi esiste un contraddittorio vivo ed efficace. Non basta parlarsi addosso come fai tu e puntare il dito per offendere gli altri.
Puntualizzo che a Venezia Barbara non è venuta perchè aveva problemi con una cara amica malata, per questo non è venuta con noi. barbara ti prego di confermare.
Sì mi hai davvero deluso. Capitolo chiuso.


 
Barbara
Ott 24, 2009 at 08:32

Cara Cristina,
mi sento di rispondere ai tuoi messaggi di questi giorni e lo faccio a titolo puramente personale. Non parlo per Catia o Pablo, ma solo per me stessa.
Io sono andata a trovare Pablo nella sua cittadina natale in quanto mi trovavo a Mestre per un appuntamento di lavoro e visto che avevo “saltato” Venezia (causa forza maggiore) mi era parsa una bella occasione per incontrarlo di persona. A Milano non sono stata invitata nemmeno io, ma non vedo perchè avrei dovuto esserlo del resto. Quella, a quanto mi pare di aver capito, era una cena tra persone del L&S che si conoscono da molti anni. Io sul L&S non scrivo e l’unica volta che ho avuto un contatto con Di Stefano è stato per lavoro, non gli ovviamente detto di essere del blog di Paola perchè in quel momento non avrebbe avuto alcun senso.
Di Pablo posso solo dire bene, perchè male non me ne ha mai fatto. Lo stesso dicasi di Catia, che anzi si è dimostrata sincera in più di un’occasione.
Non ti ho più scritto privatamente perchè pensavo che in qualche modo te la fossi presa per i nostri scambi di vedute riguardo a vari temi come il lavoro, l’apparenza esteriore etc.

L’iprocrisia vale qui, sul L&S, sul lavoro, tra amici e conoscenti.

Credi davvero che io sia convinta che tutti parlino sempre bene di me, soprattutto alle mie spalle? Ovvio che no.
Non sono immune da critiche e pettegolezzi. Nel momento in cui ho incontrato Catia, ad esempio, ero consapevole che poi lei avrebbe magari parlato con Pablo del nostro incontro e gli avrebbe detto che i pantaloni che portavo non erano di suo gradimento o che lei avrebbe messo un altro paio di scarpe. Così come Pablo avrà pensato “guarda un po’ la invito a pranzo e avanza metà di quello che le ho messo nel piatto, non prende il caffè e mi fa preparare un tè a fine pasto…”. Tu, che sei stata a casa mia, avrai pensato “le pareti gialle di grassello con i mobili viola non mi piacciono, il tavolo di cristallo con sotto un tappeto rosso, mah…”. E’ normale.

L’importante è discernere tra le cose che contano veramente e quelle che non contano un fico secco.

C’è chi bazzica posti come questo per distrarsi un po’ dai pensieri di tutti i giorni, per leggere degli altri e dei loro gusti (letterari nello specifico). C’è chi lo fa perchè si sente solo e in questo modo gli pare di stare un po’ in compagnia.
Io ho iniziato a interagire “virtualmente” più di un anno fa. Ero a casa in cassa integrazione con poca voglia di uscire, il bimbo a scuola per buona parte del giorno. Così mi sono accorta di questo sito americano e l’ho “osservato” per un po’ prima di decidermi a pubblicare qualcosa di mio. Non che fossi perfetta (io non ho fatto Lingue all’università), il mio inlgese era very personal all’inizio, ma poi ho trovato il giusto incoraggiamento per andare avanti. E mi è servito per togliermi alcuni blocchi. Ma quello non era un blog. Pubblicavi la tua storia e ti arrivavano delle reviews, più o meno buone, da ogni parte del mondo.
Poi sono approdata qui. Per caso, l’ho già spiegato. Con tutta la naturalezza e genuinità del mondo. Non sapevo come funzionano questi posti e non consideravo il fatto che qualcuno possa scrivere altro dalla realtà. Perchè io sono così, ma non tutti sono come me. Grazie al cielo!
Lo schermo del computer è una maschera. Se non ci fossimo mai incontrate tu potresti esserti fatta un’idea diversa di me. Se mi fossi rifiutata di incontrare personalmente te e gli altri, avrei potuto costruirmi un personaggio completamente falso e nessuno se ne sarebbe accorto.
Potre firmarmi Barbara ed essere Angela. Bionda, alta, secca secca, con gli occhi azzurri e senza tette.
Invece io, come altri qui, ci ho messo la faccia.
Ricordi le foto delle librerie… Io, Pablo, Catia, Chiara abbiamo messo la foto. Quale ipocrisia c’era in quel gesto? Vanità forse un pochina. Tutti chi siamo messi in posa, cercando di apparire il più carini possibile. E’ un reato?
Perchè tu non hai messo la tua foto? Per pudore, timidezza, riservatezza. E hai fatto bene a farlo, perchè il contrario avrebbe significato per te non sentirti a tuo agio.
Nessuno ti ha criticata per questo. Anche capofan e Rita non hanno messo la propria foto, ti pare che qualcuno li abbia forse additati?
Qui c’è la libertà di dire ciò che uno vuole, come vuole, quando vuole, se vuole. Con un’unica regola, mi pare di poterlo dire: il rispetto per gli altri.
Cristina, sei giovane, sana (fidati che i mali sono altri), se solo ti volessi un po’ di bene saresti anche molto più carina, hai un marito che ti vuole bene, una casa. Ma di che ti lamenti?
Pensa a chi sta peggio di te. A chi davvero non arriva a fine mese e non sa come sfamare i propri figli, a chi si deve vendere tutto ciò che ha per pagari i conti.
Tutti abbiamo i nostri problemi, ma questo non è un forum di sostegno psicologico. Come non lo è il L&S.
E, visto che io e Catia siamo due ipocrite, lascia che racconti una cosa:
L’altra settimana hai riportato la storia del ragazzo suicida che aveva annunciato di volersi uccidere su fb e nessuno gli aveva creduto. Hai scritto anche altre cose su fb che sinceramente mi avevano preoccupata.
Pensa che stronze (Paola perdonami la caduta di stile, ma quando ce vo’ ce vo’) io e Catia!! Ci siamo preoccupate per te. Abbiamo temuto che tu ti sentissi troppo vicina ai pensieri di quel ragazzo.

Insomma, Cristina. Aiutati che il ciel t’aiuta. Vivi e lascia vivere.

Te lo dice una che qui di ca@@ate ne ha scritte tante. Una che per un bel po’ non ha saputo discernere il reale dal virtuale.
Ma vedi, alla fine ho imparato qualcosa… Forse è a questo che servono i blog, a farti riflettere, prendendoti un attimo di pausa dalla realtà, su quello che hai e che vuoi davvero.

Io voglio fare la scrittrice, e non solo per diletto. Voglio farcela, sfondare, arrivare al cuore della gente!! E ce la farò, presto o tardi ce la farò. Come faccio ad esserne così sicura? Perchè ci credo, lo voglio, mi impegno, non mi arrendo e non mollo. Mai.

La vita è una e non ha alcun senso sprecarla sognandone una diversa. Se quella che hai non ti va bene ti impegni per cambiarla, fai di tutto per diventare la persona che sogni di essere.
Basta volerlo. Io ero una ragazzina grassa, non mi piacevo. Poi sono diventata anoressica, ma ho capito che continuando così mi sarei uccisa. Così oggi sono una donna normale, con un peso normale, con il corpo naturalmente morbido di una donna di quasi trentanni che ha una gravidanza alle spalle. E mi piaccio così. E piaccio molto di più così.

Egocentricamente ho parlato di me e delle mie esperienze, perchè sono quelle che conosco meglio e le uniche che mi sento di supportare, in quanto certa di ciò che dico.

E con questo vi saluto. Mi sono stufata di scrivere a tutti questi ipocriti. Addio!!


 
Barbara
Ott 24, 2009 at 08:35

Essendo io stessa un’ipocrita scrivo ancora… Perchè io saluto e poi torno. Scompaio e ricompaio. Dico addio e arrivederci e poi scrivo…
D’altro canto sono ipocrita proprio per questo. Perchè mi faccio prendere la mano dalle emozioni e ipocritamente le esterno.
Sbaglio spesso, lo ammetto. Ma poi riconosco i miei sbagli e chiedo scusa.


 
Barbara
Ott 24, 2009 at 09:05

E comunque tutti abbiamo momenti up e momenti down. Ci attacchiamo perchè crediamo in quello che diciamo e poi ci riappacifichiamo.
L’unica cosa su cui io non scherzo mai sono i sentimenti. Se dico a qualcuno che gli voglio bene è perchè davvero ci credo. E con Catia e Pablo ci sono scambi di vero affetto, così come con Paola. Perchè ci siamo incontrati e ci sentiamo al di fuori di questo spazio. Ma bisogna volerlo da entrambe le parti. Non puoi stare sempre ad aspettare che siano gli altri a cercarti.

In ogni caso, se qualcosa di sbagliato è stato fatto o detto, vista la buona fede alla base di tutti noi, consiglio di appellarsi a questo diritto:

http://alligatore.blogspot.com/2008/10/ugo-tognazzi-rivendico-il-diritto-alla.html


 
Cristina
Ott 24, 2009 at 09:09

Evidentemente non ci capiamo.
Catia: lo so anch’io che quella volta Barbara aveva i suoi motivi per non venire a Venezia. Ho solo sfruttato quell’occasione che mi vedeva partecipe in prima persona, a titolo di esempio, declinandola in una ipotetica situazione: quella appunto della persona che, pur essendo entro un gruppo di persone che scrivono, si scontrano e si scambiano riflessioni, non si è sentita coinvolta, presa in considerazione, ma bensì tagliata fuori.
Barbara: di Milano non parlavo. L&S è stato tirato in ballo per altri motivi. Per i discorsi ascoltati in merito a taluni partecipanti.
Sull’incontro Milanese non metto voce.
E’ su quello veneto che punto l’indice.
In quanto uno capita qui e legge di te, di Catia e del diretto interessato che si sono trovati, hanno festeggiato, ecc. ecc. Viste le premesse di questa mega festa glamour ch’era in programma sin dai tempi di giugno o luglio (incontro veneziano), la mia conclusione è stata: nessuno si è degnato di mandarmi una voce.
Tutto qua.

In merito a tutto il resto sull’amarsi di più, sull’inviare racconti o poesie non ne ho più scritto qua dentro, dunque domando come fate a sapere che non lo stia già facendo?

Sul ragazzo che aveva lanciato il conto alla rovescia su fb, l’ho riportato sì, perchè mi sono sentita vicina alla sua sofferenza, alla sua solitudine. Perchè mentre noi stiamo qui a parlare di mondi di carta (a proposito di tigri di carta…) là fuori succedono cose che non si possono non ascoltare.
Io vedo sempre più uno scollamento tra questo posto qui e la realtà.
Non c’è una via di mezzo, un parlare di libri, ma anche di quello che succede nel mondo, nella vita di tutti i giorni.
C’è solo una sete di arrivare, di pubblicare e fare i soldi. Di guardare dall’alto della propria comoda poltroncina.

Io non mi lamento di alcunchè Barbara, cerco solo di togliere questa luce patinata. Di portare un po’ di vento freddo da fuori.

Ma, appunto, partiamo da premesse e modi di vedere differenti.
Non so se ci sia un punto di incontro.

E l’ipocrisia di cui parlo Barbara, non è quella di te o di Catia che vi preoccupate per me, non è tutto quel panegirico che hai scritto, è l’ipocrisia di mettere le parole, quello che punge dentro, sotto il tappeto.
Qua dentro l’unica a ricordare a Paola dell’incontro in libreria ad Abano sono stata io.
Tutti gli altri indignati perchè manco una riga di commento, una foto.
Questo all’oscuro della diretta interessata.
Mentre a parole, qui dentro, Oh Paola di qua, Paola di là … ti aiutiamo qui, ti aiutiamo là, cara, tesoro.
Questa ragazzi è l’ipocrisia!
Questo è il teatrino che allestite!
L’assenza di coraggio di dire le cose come stanno.
Per non aggiungere dei risvolti relativi all’incontro veneziano dei quali tutti hanno avevano già capito benissimo… tranne la sottoscritta che quando ha unito da sè tutti i puntini e ti ha incontrata ha fatto 1+1 …
Non è solo una questione di modello di pantaloni indossati.

Ecco questi sono i puntini definitivi sulle “i”.
Nonchè i motivi per i quali non desidero più rimanere qui dentro.

Ultima puntualizzazione: non credo con questo d’aver offeso nessuno.
Ho solo riportato la verità.
E non è nemmeno un indice puntato.
Solo una luce accesa puntata su quelle ombre che si volevano far passare per disperazione e frustrazione mia. Per cattiveria mia. Per incapacità di costruire e fare. O per qualunque altra cosa abbiate qui nominato e che non c’entra nulla con la realtà dei fatti e dei comportamenti ai quali ho assistito di persona.


 
PABLO PAOLO PERETTI
Ott 24, 2009 at 10:45

Cristina, scusa, ma chi ti credi d’essere? Come si può interagire con una che si nasconde dietro la sua unica verità, che non si mette mai in discussione, con una che non sa chiedere “scusa”, e che si aspetta che tutto il mondo le si metta in ginocchio a dire” Oh mio Dio come mai non ci si è accorti di te…grande dispensatrice di verità, grande scrittrice, grande originale!” . Cristina, abbassa un pò la cresta. Non sei per niente, dal vero quello che scrivi, sai essere anche divertente e sincera in maniera naturale. Non penso di aver incontrato la Cristina , quella che ho incontrato a Venezia. Sei veramente irritante e da lasciar perdere, e se questo è il tuo modo di voler essere aiutata, rivolgiti a chi ti può veramente sopportare/aiutare anche a pagamento. Tutti mentono per abitudine, per errore, per nascondere pezzettini di verità, per necessità … ma se mentire, vuol dire criticare un colore rosso o bianco, o le mie maniglie dell’amore mal nascoste BEN VENGA… evviva le critiche. Le bugie più brutte sono quelle subdole, quelle che a nostra insaputa ci danneggiano veramente… sono i veleni che ci avvelenano… sto parlando di veleni non di fiori di Bach! Per quanto concerne gli inviti…ognuno può invitare chi vuole quando e come vuole. Non si può mica perdere l’amicizia per un mancato invito! Ma dove vivi! Ci sono sempre occasioni per rivedersi. Chi l’ha detto perchè conosco 1000 persone che le debba invitare tutte per il mio compleanno; oltre che scemo sarei un coglione a buttare via così tanti soldi per chi di amico mi ha dimostrato d’esserlo solo per il 2%. Le buone conoscenze aiutano a vivere bene…i veri amici rimangono (e sono veramente pochi).
Baci a Barbara, che alla fine dovrà declinare un altro addio, alla Catioscia che è vera amica… e a tutto il club delle belle speranze.
Auguri a Cristina…
Nel bene o nel male hai avuto ituoi 5 minuti di fama!
PPP 2009


 
Barbara
Ott 24, 2009 at 12:20

Pablo, come sai non sono potuta venire al tuo compleanno per motivi di lavoro e mi è molto dispiaciuto. Ma così ho potuto rimediare con un pranzo “in esclusiva” cucinato tutto da te. Direi che non mi posso affatto lamentare…

Cristina, non è che perchè uno ha delle verità le debba necessariamente sbandierare ai quattro venti. Ci sono cose che vale la pena di condividere e altre no. Non giudicare troppo e senza conoscere i veri sentimenti di chi ti accingi a colpevolizzare.
Ha ragione Pablo, dal vivo sei molto più simpatica. Non ergerti a paladina della salvezza mondiale, ma vivi il tuo di mondo con serenità ed emozione.

Così, giusto per dare un po’ di patina a questo posto, oggi ho incontrato una persona molto speciale che ha letto il mio romanzo e mi ha fatto una splendida recensione con annessi consigli preziosi. Insomma… volere è potere. E io voglio pubblicare. Sì proprio così. Per fama, denaro e soprattutto SODDISFAZIONE PERSONALE. Altrimenti non mi sarei commossa a sentire parlare così della mia scrittura.


 
Barbara
Ott 24, 2009 at 12:36

Precisazione: della presentazione di Abano avevo parlato privatamente con Paola.
Il blog è suo e sceglie lei cosa mettere o cosa no. Se non l’ha fatto avrà avuto i suoi buoni motivi, che io non sto qui a sindacare.
Io l’ho organizzata, la serata è andata bene. Punto.
Se lei non ne ha parlato magari ha ritenuto la cosa una cosa graziosa da tenere graziosamente privata. O forse se n’è dimenticata, o lo ha fatto di proposito, o ha perso la memoria e non se ne ricorda più.
Avrei gradito un suo cenno alla cosa, ovvio. Ci ho perso dietro due mesi per organizzarla.
Ma guardo il lato positivo della cosa: grazie alla sua presenza ho potuto mettermi in contatto con lo studio di marketing & communication con il quale collaboro. Punto.
Per cui: bicchiere mezzo pieno!!


 
Barbara
Ott 24, 2009 at 12:45

Parliamo un po’ di cose serie… Catia, ma secondo te noi eravamo così?

http://www.youtube.com/watch?v=zBEqeSPwq8g


 
pablo paolo peretti Copenaghen
Ott 24, 2009 at 19:57

Grande sofferenza il dover prendere una decisione.
Stasera, in bilico tra una serata tutta disco oppure libro e film.
Scelto:
FILM: The reader con Kate Winslet e Ralph Fiennes
LIBRO: Certi pomeriggi non passano mai di Mario Fortunato
Quello che lascio me lo riprenderò con gli interessi ho in ballo e già in programma feste e feste di compleanno e di amici cari. Perché mai gli inviti si fanno solo con la stagione brutta????? Bah!
Ritorno al programma. Buona notte e buona ora in più.
PPP


 
Catia
Ott 25, 2009 at 08:15

Pablo sto leggendo Zia Mame, da morire dal ridere…
Buongiorno e buona ora in più a tutti anche da parte mia!


 
pablo paolo peretti Copenaghen
Ott 25, 2009 at 12:50

Cominciata la domenica in maniera super-pigra… Fuori cielo grigio, dentro la calda cameretta piena di quadri, libri, cd, dvd…lettone grande, 5 cuscini , su piumone bianco e soffice…Inizia il film… quello che dovevo vedere ieri sera, ma che per forza di cose l’ho messo in secondo piano “per colpa di due libri”…. DOPO…Beh! Cari miei, ho dovuto indossare il salvagente… stavo affogando nelle mie lacrime. E’ una delle storie d’amore più belle mai viste al cinema. “THE READER” ha visto una sorprendente Kate Winslet (che non gli avrei mai dato il becco di un quattrino dopo Titanic) ed un Ralph Fiennes che come in tutti i suoi film ha dimostrato di essere uno dei più grandi attori del cinema contemporaneo. Ve lo consiglio vivamente… Ritorno in cucina…stasera gran minestrone! Baci Danesi.PPP 2009


 
rita
Ott 25, 2009 at 17:36

Beati voi che vi barcamenate tra feste, cene, incontri letterari e non e chi più ne ha più ne metta, io da quando sono tornata dalla Finlandia non faccio altro che lavorare al mattino con le mie classi e al pomeriggio con l’extra (riunioni, figlia, casa, marito) oltretutto mi è anche venuta una laringite, cosa che non mi era mai capitata in vent’anni di insegnamento. Io sono sempre stata un’urlatrice, a scuola, a casa, al coro… adesso dover parlare a bassa voce mi fa impazzire.
L’altro giorno ho incontrato una mia cara amica e collega andata in pensione con il primo settembre, l’ho invidiata profondamente. Io appartengo alla generazione con 25 anni di anzianità che NON ANDRA’ MAI IN PENSIONE!!!
Tanto per cambiare oggi ho lavorato tutto il giorno al registro elettronico, adesso ho finito ma devo andare a prendere mia figlia che torna da una due giorni con gli scout.
Buona serata a tutti!


 
Catia
Ott 27, 2009 at 14:50

BOLLETTINO MEDICO N. 1 27 ottobre 2009
Ebbene sì, miei cari amici l’infuenza A è arrivata a Verona e a casa mia. I primi bacilli hanno varato la soglia della mia umile dimora domenica scorsa regalando un febbrone da cavallo a Manuel, insieme a tosse e mal di testa. I sintomi sono successivamente passati al fratello Pietro, che attualmente ha una temperatura corporea che ai aggira intorno ai 37 gradi e mezzo e alla mamma Catia che fortunatamente ha solo un pò di tosse e cefalea. Le scuole sono praticamente chiuse per mancanze di alunni ed è comunque un ‘influenza come un’altra. L’unica differenza consiste nel fatto che è molto più contagiosa ecco perchè sta mettendo in ginocchio mezzo nord Italia. Paracetamolo, un bel lettone caldo e tanta pazienza. E qualche buon libro tipo quelli di Paola Calvetti.
Un abbraccio (con tanto di mascherina) a Barbara, Pablo, Capofan, Chiara, Rita e Paola.
CATIA


 
Catia
Ott 27, 2009 at 14:51

“HANNO VARCATO” SCUSATE E’ L’INFLUENZA, OVVIO EH EH…


 
rita
Ott 27, 2009 at 18:21

Anche da noi ci sono tanti ragazzi assenti a scuola e anche tanti insegnanti, oggi la vice-preside non sapeva più come sostituire i colleghi assenti, mi ha persino dato un’ora di supplenza a pagamento (evento rarissimo, in tutto lo scorso anno scolastico ne ho fatte due a pagamento!)
Catia rimettiti presto!
Buona serata


 
Chiara
Ott 27, 2009 at 20:17

Catia, un abbraccio speciale per te.
Da noi assolutamente niente…anzi le mie classi sono sempre al completo..chissà quando arriverà!

un saluto a tutti
C.


 
Catia
Ott 27, 2009 at 20:31

Bollettino 2
Sono un cencio, Pietro febbre a 39 e Manuel sfebbrato (primo giorno), il marito regge eh eh…
qui in Veneto un disastro!


 
Catia
Ott 29, 2009 at 14:19

AOOOOOOOOO L’INFLUENZA CE L’HO IO, MA DOVE SIETE FINITI TUTTI?
BABBE’ DORNO A LEDDO… ETCIUUUUUUUUUUUU


 

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