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emma on
Ott 22, 2009 in
la cerimonia degli addii
Autunno milanese, Colonne di San Lorenzo. È mezzogiorno, il turista danese (lo si capisce dalla guida che spunta dalla tasca della giacca) si guarda intorno spaesato dall’ alto del suo metro e novanta: intuisce, certo, che quelle colonne (bianche e dunque ripulite di fresco) hanno addosso la Storia. Ma il cartello marroncino a pochi metri dai suoi occhi, verdi come laghi di montagna, la occulta, cruciverba crudele dietro scritte in vernice che ne rendono illeggibile la sintetica didascalia.
Secoli di orgoglio meneghino riassunti in qualche riga: assessore, la prego, bisogna provvedere, in fondo costa pochi spicci. Il bel vichingo inchioda in un ferma-immagine la bellezza che c’ è, ma si vede a stento e mi viene voglia di essere cittadina responsabile e vanitosa (vuoi mettere con la loro Sirenetta?) e raccontargli che quelle colonne sono orgogliose superstiti della Milano imperiale, che la statua - verde di rabbia e ossido di carbonio - è una copia in bronzo di quella romana di Costantino, già ai suoi tempi furente imperatore. E provo a dirgli, al turista incuriosito, che adesso Costantino fa la guardia e pare piacergli stare al Ticinese, in queste ore tarde del mattino, quando anche la movida è lenta, quasi pigra, se si esclude il tram rumoroso e impertinente, le biciclette di signore un pò distratte che deviano il percorso dalla strada al marciapiede, un cane che sfugge al controllo del padrone paletta-privo.
Il bel danese scatta con la digitale, si incammina a falcate verso Corso di Porta Ticinese e mi va di raccontargli che dietro quei portoni in legno spesso, sovrastati da incomprensibili graffiti, c’ è la Milano discreta e fascinosa dei cortili e delle case di ringhiera e i laboratori di artigiani e della moda vintage anni Settanta per i giovani; gli spiego, sperando che mi creda, che sono loro i padroni della zona, ma questa è un’ altra storia. Adesso è quasi l’ una e questo è il quartiere dei bambini: le facce arrossate dal liberi-tutti, corrono incontro a mamme di ogni etnia, uniti in un melting-pot di cui essere orgogliosi, scalpitano, si danno gli spintoni all’ uscita dell’ asilo di via Arena (al civico 21), si mescolano ai compagni più «anziani» delle scuole elementari e ai rumorosi adolescenti dell’ Istituto Leopardi, pochi portoni più in là: Milano è anche loro, spiego al turista soddisfatto, anzi è soprattutto loro. Hanno i giardini, e fa niente che in piazza Vetra ci sono cancellate da galera e qui all’ Asl di Conca del Naviglio ci vanno quei corpi disperati a cercare salvezza nel metadone e più avanti, lì, tra panchine anch’ esse ferite dai graffiti e sulle aiuole non proprio rigogliose cresce erba grigia più che verde. Non le vedono, gli occhi ancora velati di innocenza, le brutture e le sciatterie: sono bambini milanesi, ai parchi e agli alberi frondosi non sono abituati; il danese invece sì. Lo distraggo e lo porto al bar Rattazzo, c’ è la Storia anche tra queste mura, è un locale spartano, gli racconto, che da generazioni «fa da spartiacque alcolico tra l’ happy-hour e la disco-night» (così dice il passaparola online tra nottambuli, non tutti maggiorenni), uno fra i tanti - troppi - locali vecchi e nuovi che, in questo tratto di via Vetere, trenta metri o poco più, a quest’ ora sonnecchiano, in attesa delle sbronze. «E la movida?», mi interrompe il viaggiatore solitario, che volevo interessare alla Milano che non c’ è, senza scritte sui portoni, né carta svolazzante sui marciapiedi, né vuoti di bottiglia, con le piante in buona salute e le aiuole rigogliose, la segnaletica culturale su ogni monumento, le botteghe dalle insegne storiche, i marciapiedi puliti e via sognando. Già, la movida, ha ragione il giovanotto. Eppure siamo in Piazza Sant’ Eustorgio, la bellezza austera della Basilica pare non distrarlo dal suo pensiero fisso, neanche se gli dico che vi sono conservate le reliquie dei Re Magi e lo porto a vedere da vicino la magnificenza della cappella Portinari. «La movida? E’ lei la vera padrona della notte, che non ha sottomesso soltanto la cronista speranzosa, ma anche il fiero imperatore Costantino, rassegnato residente del quartiere Ticinese».