Anni Settanta in Ticinese
✹ di Paola Calvetti
Cinquecento metri milanesi, un mondo a parte,
una via con l’anima pop. Siamo nel 2009 eppure in
Corso di Porta Ticinese tutto pare essere rinato, o
ritornato, agli anni Settanta, in una via di mezzo tra
il Flower Power da Figli dei Fiori e la svagatezza
plumbea dei Dark: accessori in pelle e gomma,
raso e garza, lattice e borchie, abitini in stile Settecento
a balze sovrapposte, pantaloni a zampa
di elefante, micro giubbotti in pelle e tela, scarponcini
militari, zeppe, capelli lunghi sulle spalle,
occhi cerchiati di trucco fuliginoso.
Il tintinnio di piercing e i mille tatuaggi che sembrano
giardini coltivati con tenacia maniacale,
raccontano vite su braccia, polpacci, spalle tornite
e colli vampiri. La notte, qui, è fracassona
Movida milanese. Di giorno, l’atmosfera è da
passeggio e i negozi vintage sono presi d’assalto,
in una nostalgica richiesta di «come eravamo
» fatta di accessori e vestiti nero su argento
con punte di pura psichedelia, altro che H&M e
Zara e i grandi magazzini a basso costo. Nelle
microscopiche botteghe, commessi simil dj dai
lobi ricoperti di graziosa ferraglia, offrono te e
biscottini, dribblando pigri giovani e giovanissimi
a caccia di un passato che anagraficamente
nemmeno conoscono.
Umori, tendenze, gusti
Sono una cronista di strada, nel cuore della Vecchia
Milano, in un pomeriggio settembrino e
mi sento come Bill Cunningham, reporter in bicicletta
del New York Times, mentore dello Street
Style, che gli stilisti dicono (dicono…) di prendere
a modello per le loro creazioni. Hanno ragione:
è dalla strada che si intuiscono gli umori,
si colgono tendenze, si annusano i gusti e l’aria
che tira. Poi, si copia, aggiustando qua e là. Ho
sempre pensato fosse una boutade. Invece è facile
vederli, i creativi della moda in veste di flaneur
su e giù per questi marciapiedi stretti e
sgarruppati. Più che Cunningham mi sento, immodestamente,
Balzac e penso al bulimico fiume
di pagine nate nelle strade di Parigi, una
commedia umana di personaggi presi a prestito
e, almeno nel suo caso, trasfigurati dal talento.
Se avesse scelto il Ticinese, lui, lo scrittore
avrebbe amato l’umanità un po’ sudata di questa
strada libera e individualista, dove puoi pensare
di essere a Londra, quando i Fab Four suggerivano
leggeri la loro libertà.
Generazioni a confronto
Siamo a Milano, sui marciapiedi dove i ciuffi
d’erba insistono a mostrare il loro volto grigio-
verde metropolitano, i ragazzi e le ragazze
(ma anche tanti ex che portano calotte sale e pepe
sulla testa), si baciano, chiacchierano e si agitano
«tranquilli»; incrociano gli sguardi delle
coppie di anziani in cerca di una bellezza più
posata. C’è anche quella, in Piazza Sant’Eustorgio,
dove tutto diventa ragionevole: panchine
ordinate, la fontanella restaurata, tre boutique
di splendidi tessuti, l’ultima granita di stagione
che si scioglie in bocca: sono belli, svagati e frivoli
anche i vecchi. Senza immusonirsi in volto,
convivono in un mix generazionale con i loro
golfini pastello tra camicie stropicciate e pantaloni
a vita bassa sui quali domina il colore nero:
nero ottimista, però, gioioso simbolo di un corale
chissenefrega sussurrato in faccia alla crisi.
I segni di recessione si intuiscono solo sui cartelli
che offrono case nei palazzi di ringhiera, dai
cortili in beola e scalini stretti e scivolosi, pittoreschi
quanto basta per costare una fortuna, ma
la strada no. Se è vero che tutto ciò che si desidera,
in certi momenti o soprattutto il sabato, è di
piacere agli altri, qui, il Ticinese, un fiume multietnico
di pura seduzione a cielo aperto, è il posto
giusto per amare.
http://napoli.repubblica.it/dettaglio/ragazzo-suicida-su-facebook:-abbiamo-ignorato-il-suo-sos/1745786
http://www.youtube.com/watch?v=I_6EfW8H0ik
DA ASCOLTARE CON MOLTA ATTENZIONE.
http://www.youtube.com/watch?v=EBK9grphGyA
Questa è la realtà al di là di tutti i libri del mondo.
Dov’è l’ascolto?
Dov’è la linea di confine?
Dove sono le persone e, soprattutto, le PAROLE di quella lista di amici così tanto celebrata tra le chiassose e fatue pagine di facebook?
Dov’è il SENSO di tutta una vita?
Il senso di tutta una vita sta nella vita reale…. Che non è sulla lista di amici di facebook, nè qui, nè nei forum o in altri blog….
La vita reale è fatta delle persone con cui si interagisce direttamente, con cui si parla, con cui ci si raffronta. E’ fatta di contatto fisico, abbracci, carezze….
Il senso di tutta una vita sta nel lasciarsi un po’ morire ogni volta che fai l’amore.
Il senso di tutta una vita sta nell’amare e prendersi cura dei propri figli.
Il senso di tutta una vita sta nel discernere il reale dal virtuale.
La colpa non è di chi ha letto il messaggio su fb e non ha creduto che potesse essere reale…. La colpa sta nel silenzio e nella non attenzione di chi vedeva quel ragazzo tutti i giorni.
Facebook non è il mondo reale…. non esiste amicizia lì, come non esiste in nessun luogo virtuale.
Qui si possono solo fare conoscenze superficiali, che si trasformano in amicizie vere solo se coltivate al di fuori di questo spazio….
Il senso di tutta una vita sta nel viverla, anche quando ci sembra troppo difficile…. e pensare che domani sarà sempre meglio!!
http://www.youtube.com/watch?v=O7IWkrQEqb4
E se alcuni di quegli amici sulla lista di fb sono gli stessi che vedi nella vita fuori dallo schermo?
Nel virtuale o nel reale io trovo sempre più spesso lo sproloquio dell’egocentrismo puro e l’assoluto non ascolto dell’altro. Nel bene e nel male.
Il senso di una vita, lessi una volta in un murales della stazione di Mestre sta nel non morire di solitudine…
Pur distinguendo benissimo tra il reale e il virtuale.
Anzi, proprio per questo!
Se nel reale non c’è riscontro, allora magari provi con un qualcosa che rimanga scritto, che non passi come vento, sopra sguardi troppo indaffarati a guardare niente più che se stessi.
Sul pensare che domani sarà sempre meglio, infine, ho i miei grossi grossi dubbi….
Gli amici vanno scelti con cura…. E, perdonami la franchezza, spesso la causa della solitudine sta proprio in se stessi….
[…] Anni Settanta in Ticinese Sogni&Bisogni - PeopleRank: 6 - 10-10-2009 ✹ di Paola Calvetti Cinquecento metri milanesi, un mondo a parte, una via con l’anima pop. Siamo nel 2009 eppure in Corso di Porta Ticinese tutto pare essere rinato, o ritornato, agli anni Settanta, in una via di mezzo tra il Flower Power da Figli… + vota […]