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emma on
ott 31, 2009 in
librerie del cuore
Carissima Paola, ce l’abbiamo fatta!! ci piacerebbe tanto che riuscissi a partecipare alla nostra inaugurazione… e che continuassi a portarci fortuna! Avremmo voluto avvisarti con un po’ più di anticipo, ma abbiamo organizzato davvero tutto di corsa! Speriamo di vederti, un abbraccio forte.
Elena & Giorgia
sono liete di invitarvi
sabato 7 novembre, nel corso del pomeriggio,
per brindare insieme
all’inaugurazione dei nuovi locali
della Libreria della Torre!
Alle ore 16,00
presentazione della mostra “Il mio paese”,
pensieri a colori dell’amico Cesare Roccati

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emma on
ott 18, 2009 in
l'amour est a la lettre a
L’amour est à la lettre A
Du bonbon…À la moindre seconde de répit qui s’offrait à moi, je ne pouvais faire autrement que d’ouvrir cette petite douceur… Cette communication maintenant hors du commun de ces deux personnages (Frederico et Emma) est tout à fait savoureuse. Je ne m’en lassais pas. Sous ses airs plutôt banales, la délicatesse et la tendre subtilité qu’ils nous offrent est un véritable délice tant pour les yeux que pour le coeur. Chacun, trouvant sa façon de tisser un lien entre sa propre passion et celle de l’autre (lui étant architecte et elle, libraire). C’est avec un sourire charmé que j’ai fait cette lecture. Lecture, que nous devons prendre le temps de déguster…À tout moment, je me disais que j’allais finir par être déçue. Que tôt ou tard, j’allais me lasser de cet échange. Alors je poursuivi ma lecture à petites doses, de peur que toute cette magie s’arrête.Même si on ferme définitivement ce livre… ce que je viens de faire à l’instant. Cette magie, cet amour, ne peuvent s’arrêter . Parce que l’Amour. Le vrai. Celui que l’on accepte comme il est. Celui qui nous fait accepter les choses telles qu’elles sont. Cet amour ne meurt pas, il chemine, il évolue, il s’enrichi.Ce livre me touche… au plus profond de mon être. Il me touche trop, parce que c’est trop près de moi dans la réalité qui est la mienne… Mais merci infiniment à cette auteure… pour nous offrir cette lecture d’Amour et aussi pour nous proposer autant d’autres romans d’amour oubliés…
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emma on
ott 11, 2009 in
librerie del mondo
Inutile dire che condivido.Emma Perchè fare acquisti in una piccola libreria indipendente, in una attività economica indipendente?Quando acquistate in una piccola libreria indipendente,o in qualsiasi altra piccola realtà del vostro paese, l’intera comunità ne trae beneficio sotto molteplici aspetti:Ø EconomicamenteØ Parte del denaro speso localmente rientra in circolo nella comunità, grazie alle imposte locali e alle addizionaliØ Le piccole realtà agiscono in un’ottica più lungimirante di quella dei grandi gruppi,costretti a fornire elevati utili ai propri azionisti, a qualunque costo (con risultati sotto gli occhi di tutti, di questi tempi….)Ø L’ambienteØ Comprare locale significa meno packaging, meno trasporti, meno traffico e inquinamentoØ Fare acquisti in un centro storico anziché in un centro commerciale vuol dire meno infrastrutture da costruire in aperta campagna, meno costi per il loro mantenimento, più denaro a disposizione per la vostra comunitàØ La comunitàØ Il negoziante di una piccola realtà è vostro amico e vicino, sa consigliarvi e darvi attenzione come persona, prima che come cliente. Molte volte conosce voi e i vostri figli da decenni, e viceversa!Ø Le piccole realtà del vostro paese contribuiscono a sostenere le attività di scuole e organismi di carità, versando in beneficenza molto più delle catene, in proporzione.Ø I centri storici esistono da secoli, le piazze sono sempre state il fulcro della comunità, il luogo per incontrare persone e dare vita a nuove idee. Se i centri storici si svuotano, il degrado, sociale e culturale, avanza.Ø Più piccole librerie, più editori indipendenti . Equazione semplice per contribuire a creare una offerta culturale variegata, valore sostenuto anche dalla Comunità EuropeaØ Più piccole realtà significa più scelta, più diversità culturale, la possibilità di dare vita in ogni paese ad una comunità come nessun’altra, non standardizzata e omologata
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emma on
ott 10, 2009 in
Emma
✹ di Paola Calvetti
Cinquecento metri milanesi, un mondo a parte,
una via con l’anima pop. Siamo nel 2009 eppure in
Corso di Porta Ticinese tutto pare essere rinato, o
ritornato, agli anni Settanta, in una via di mezzo tra
il Flower Power da Figli dei Fiori e la svagatezza
plumbea dei Dark: accessori in pelle e gomma,
raso e garza, lattice e borchie, abitini in stile Settecento
a balze sovrapposte, pantaloni a zampa
di elefante, micro giubbotti in pelle e tela, scarponcini
militari, zeppe, capelli lunghi sulle spalle,
occhi cerchiati di trucco fuliginoso.
Il tintinnio di piercing e i mille tatuaggi che sembrano
giardini coltivati con tenacia maniacale,
raccontano vite su braccia, polpacci, spalle tornite
e colli vampiri. La notte, qui, è fracassona
Movida milanese. Di giorno, l’atmosfera è da
passeggio e i negozi vintage sono presi d’assalto,
in una nostalgica richiesta di «come eravamo
» fatta di accessori e vestiti nero su argento
con punte di pura psichedelia, altro che H&M e
Zara e i grandi magazzini a basso costo. Nelle
microscopiche botteghe, commessi simil dj dai
lobi ricoperti di graziosa ferraglia, offrono te e
biscottini, dribblando pigri giovani e giovanissimi
a caccia di un passato che anagraficamente
nemmeno conoscono.
Umori, tendenze, gusti
Sono una cronista di strada, nel cuore della Vecchia
Milano, in un pomeriggio settembrino e
mi sento come Bill Cunningham, reporter in bicicletta
del New York Times, mentore dello Street
Style, che gli stilisti dicono (dicono…) di prendere
a modello per le loro creazioni. Hanno ragione:
è dalla strada che si intuiscono gli umori,
si colgono tendenze, si annusano i gusti e l’aria
che tira. Poi, si copia, aggiustando qua e là. Ho
sempre pensato fosse una boutade. Invece è facile
vederli, i creativi della moda in veste di flaneur
su e giù per questi marciapiedi stretti e
sgarruppati. Più che Cunningham mi sento, immodestamente,
Balzac e penso al bulimico fiume
di pagine nate nelle strade di Parigi, una
commedia umana di personaggi presi a prestito
e, almeno nel suo caso, trasfigurati dal talento.
Se avesse scelto il Ticinese, lui, lo scrittore
avrebbe amato l’umanità un po’ sudata di questa
strada libera e individualista, dove puoi pensare
di essere a Londra, quando i Fab Four suggerivano
leggeri la loro libertà.
Generazioni a confronto
Siamo a Milano, sui marciapiedi dove i ciuffi
d’erba insistono a mostrare il loro volto grigio-
verde metropolitano, i ragazzi e le ragazze
(ma anche tanti ex che portano calotte sale e pepe
sulla testa), si baciano, chiacchierano e si agitano
«tranquilli»; incrociano gli sguardi delle
coppie di anziani in cerca di una bellezza più
posata. C’è anche quella, in Piazza Sant’Eustorgio,
dove tutto diventa ragionevole: panchine
ordinate, la fontanella restaurata, tre boutique
di splendidi tessuti, l’ultima granita di stagione
che si scioglie in bocca: sono belli, svagati e frivoli
anche i vecchi. Senza immusonirsi in volto,
convivono in un mix generazionale con i loro
golfini pastello tra camicie stropicciate e pantaloni
a vita bassa sui quali domina il colore nero:
nero ottimista, però, gioioso simbolo di un corale
chissenefrega sussurrato in faccia alla crisi.
I segni di recessione si intuiscono solo sui cartelli
che offrono case nei palazzi di ringhiera, dai
cortili in beola e scalini stretti e scivolosi, pittoreschi
quanto basta per costare una fortuna, ma
la strada no. Se è vero che tutto ciò che si desidera,
in certi momenti o soprattutto il sabato, è di
piacere agli altri, qui, il Ticinese, un fiume multietnico
di pura seduzione a cielo aperto, è il posto
giusto per amare.