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Ago 31, 2009 in
librerie del mondo

Dal 15 settembre all’8 ottobre mostra fotografica (aggiornata) di Andrea Battaglini sulle Booktowns e i Villaggi dei libri (Redu, St Pierre de Clages, Hay-on-Wye, Fontenoy-la.Joute): Libreria del Mondo Offeso di Milano in corso Garibaldi 50. Inaugurazione 15 settembre dalle 18,30/19.BOOKTOWN E VILLAGES DU LIVRES:TRA I MANGIALIBRI DI HAY-ON-WYE, FONTENOY-LA-JOUTE, REDU E ST.PIERRE DE CLAGES“Il riuso è meglio del riciclo, promuovere un libro usato, di seconda mano, significa rilanciare un volano economico; mentre i libri nuovi hanno soprattutto un valore commerciale che per lo più dipende dal lancio pubblicitario e salvo eccezioni durano pochi mesi, il libro usato ha un valore puramente intellettuale che non muore mai: riproponendolo e rivendendolo si ricomunicano idee e contenuti dimenticati, fuori dalle ossessive regole del mercato consumista. Ecco perché le booktownsdevono essere regni indipendenti come Hay-on-Wye” dice Richard Booth, the King of Hay, il re dei villaggi dei libri, il fondatore della prima e più importante booktown d’Europa pensata nel 1961 ma realizzata agli inizi degli anni Settanta e imitata da Redu, dieci anni dopo, da St. Pierre de Clages nel 1993 e da Fontenoy-la-Joute nel 1996 e poi da una quindicina di piccoli borghi di campagna dove il libro è, appunto, re. Queste quattro, cui si riferiscono le immagini, sono le più importanti e attive tra le booktowns sparse nel Vecchio Continente (ce ne sono altre cinque nel mondo: due in USA e una in Canada, Malaysia e Giappone).Ad Hay-on-Wye nel Galles -1800 abitanti- ci sono 40 librerie specializzate (sempre di libri usati ovviamente), tra cui l’inusuale e spettacolare “Murder & Mayhem” dedicata solo ai libri gialli e polizieschi. A Redu nel cuore delle Ardenne -550 abitanti- sono 25, molte specializzate nel libro illustrato di seconda mano. A St Pierre de Clages nel Vallese sono una dozzina per 630 abitanti. A Fontenoy-la-Joute (Francia) -380 anime- una ventina. Nel microborgo della Lorena per insegnare l’amore per i libri, il gusto di toccarli, odorarli e leggerli, il tipografo Jean-Pierre Gouy e il libraio Daniel Baguet hanno istituito nella Maison de l’Imprimerie e du Papier dei corsi sull’arte del libro per bambini in età scolare: dalla fabbricazione di carta a mano alla rilegatura.Andrea Battaglini (www.photobattaglini.it)
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Ago 27, 2009 in
librerie del cuore
va bene. Alcune librerie chiudono. altre aprono: a Milano, nei prossimi giorni inaugura una nuova Libreria, la Babele, anzi riapre, in una zona bellissima, e con un giovanissimo proprietario. Ecco l’intervista uscita su Repubblica. Lo scorso dicembre aveva chiuso i battenti dopo 21 anni di attività, suscitando sconforto e rimpianti nella comunità gay milanese. Adesso, in piena estate, riapre la libreria Babele, la prima a tematica omosessuale d’Italia. Nuova proprietà e nuovo indirizzo, non più in via San Nicolao, ma in Viale Regina Giovanna 22/b, zona di corso Buenos Aires, non a caso in una delle aree più gay-friendly dell’intera città. la saracinesca si alzerà di nuovo, anche se per una formale inaugurazione si dovrà aspettare settembre, quando tutti saranno tornati dalle vacanze.”Ma noi ripartiamo subito, e intanto spargeremo la voce che siamo tornati - dice il nuovo gestore, il 29enne Christian Lunetta, che ha rilevato il marchio dall’ultimo libraio, Rolando Canzano - Per questo resteremo aperti anche la domenica pomeriggio, e non solo nei feriali”. Lunetta di Babele era solo un cliente assiduo, ma è al debutto come libraio: “Ho passato, cioè sprecato, 10 anni della mia vita lavorando in un call center. Ultimamente mi occupavo di formazione del personale. Ma non mi piaceva per niente, e invece volevo far qualcosa per la comunità di cui io stesso faccio parte. Così quando mi è stato offerto di acquistare il marchio non ci ho pensato su. Anche se l’ho un pò cambiato: ora ci chiamiamo LA Babele, perchè non venderemo solo libri, ma anche gadget e dvd. Faremo incontri e presentazioni di libri, stiamo studiando convenzioni con locali”.
Insomma, l’idea di Lunetta, che per il momento opera da solo, ma potrebbe avere un socio dal 2010, è che Babele torni a essere come negli anni Novanta (periodo in cui a Milano c’era un consigliere comunale gay, Paolo Hutter, che celebrò dieci simbolici matrimoni omo in Piazza della Scala), un punto di aggregazione, un riferimento: “Era incredibile che la città più gay d’Italia, molto più di Roma, avesse perso un posto del genere”. Concorda Paolo Ferigo, presidente del Cig Arcigay milanese: “Paradossalmente la nostra Babele era morta di troppo successo: noi omosessuali siamo usciti dal ghetto, le nostre tematiche sono state sdoganate e accettate da gran parte della società civile, uno scaffale dedicato all’argomento si trova facilmente in ogni libreria. Ma siccome le librerie specializzate esistono per qualunque cosa, è giusto che ce ne sia anche una gay. Se saprà essere qualcosa più di una operazione commerciale, e non ne dubito, prevedo un grande futuro per la nuova Babele”.
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Ago 26, 2009 in
librerie del cuore

«Mi rassegno, da settembrela mia libreria chiuderà»
di Aldo Palazzi
Caro direttore, qualche giorno fa ho abbassato per l’ultima volta la saracinesca della libreria in corso di Porta Romana, a Milano. Malgrado tutta la buona volontà, per motivi economici e finanziari, era ormai difficile andare avanti. E così, dopo 32 anni, ho cessato l’attività. Al mio posto, in autunno, aprirà una banca. È un brutto momento, e non vedo alternative.In quella nicchia dove migliaia di persone sono passate in questi anni, in futuro ci si potrà fermare per altri motivi, ma non più per comprare un libro. Con molta tristezza vivo anch’io il disagio e l’allarme per la chiusura di librerie indipendenti milanesi. Per librerie indipendenti intendiamo quel panorama molto variegato di librerie piccole medie e grandi, recenti e storiche, generiche e specialistiche, di quartiere e centrali, che non facendo parte di gruppi e non avendo alle spalle editori contribuiscono alla vita, non solo culturale, della città. Purtroppo bisogna essere realisti, in questo momento di recessione ogni imprenditore è schiacciato tra caduta dei consumi e stretta creditizia: il mercato è cambiato e stando così le regole non c’è più spazio, in termine di business, per queste librerie.La politica dei grandi editori e distributori ha agevolato negli ultimi anni i grossi gruppi di acquisto privilegiando un riscontro economico immediato a discapito di un lavoro più articolato sui punti vendita con una diversa gestione del proprio catalogo. Se è vero che ormai il 70% di questo mercato è fatto dalla grande distribuzione e da librerie riconducibili a gruppi editoriali è altrettanto vero che il 30% rimanente ha un valore aggiunto diverso: difficilmente si potrà acquistare un libro di Beppe Fenoglio in un autogrill…. Per provare a correggere questa politica di mercato suicida per gli stessi editori, basterebbe probabilmente avere delle regole, come avviene in altri Paesi, con delle leggi in termini di sconto e di concorrenza e soprattutto farle rispettare. La concorrenza è sempre positiva ma deve essere regolata. Altrimenti in settembre altri si troveranno a fare i conti con la crisi, e a non riaprire più. Come la Libreria di Porta Romana.Aldo Palazzi26 agosto 2009
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Ago 21, 2009 in
l'amour est a la lettre a

18 août 2009
Amoureusement roman
Grâce à mon amie Monique, excellentissime libraire à Tréguier, j’ai découvert le roman de Paola Calvetti : un bijou, une gourmandise. Roman et roman épistolaire à la fois, ce qui témoigne d’une maîtrise d’écriture, c’est l’histoire d’une femme d’une cinquantaine d’année qui décide de quitter son travail dans lequel le stress et les contraintes technologiques lui imposent un rythme impossible pour devenir libraire. Mais quelle libraire ! Elle ouvre la librairie “Rêves & Sortilèges” en plein coeur de Milan, un lieu essentiellement consacré aux romans et plus téméraire encore aux romans d’amour : les amours impossibles, les amours rêvées, les amours déçues, les amours ….Au fil du roman elle développera sa boutique en faisant un hâvre hors du temps, où les chefs d’oeuvre classiques voisinent avec le meilleur de l’écriture contemporaine. Ce thème passionne bien plus de clients qu’on ne le croit et peu à peu une clientèle choisie et enthousiaste fait de son projet un franc succès, faisant mentir son pessimiste comptable (qui en est ravi) !Cependant le bonheur de ce roman ne réside pas seulement dans la création de cette librairie (dont je rêverai !) mais aussi dans la rencontre que Emma (la libraire) fait grâce à sa librairie : son amour de jeunesse, de passage à Milan et qui est architecte. S’en suit une correspondance à la manière des lettres de Simone Beauvoir et Nelson Algren, et c’est un bonheur de suivre l’évolution de cette idylle, prétexte à des anecdotes sur New York, l’architecture, la libraire, les bibliothèques, les habitudes de vie dans ces deux pays.Ce livre se dévore, mais vous aussi vous freinerez au dernier virage pour ne pas le terminer !
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Ago 18, 2009 in
la cerimonia degli addii
Non posso non dedicare un pensiero da convividere con voi dedicato alla “Nanda”, così dolce, intelligente, spiritosa e… dolente. Nanda bella e meravigliosa, caustica e tuttavia dolcissima. addio Nanda, che ci ha lasciato, un mese fa, l’ultima parte della sua biografia. dolce, dolcissima amica. un’anima grande, alla quale aspirare, alla quale chiedere consiglio, anche adesso, che sulla terra non ci sei più. L’ULTIMO ARTICOLO DI UN MESE FA. Da il Corriere della sera.
L’ULTIMO TESTO SCRITTO PER IL CORRIERE NEL GIORNO DEL SUO 92ESIMO COMPLEANNO
La mia giovane vecchiaiae il dono di Gore Vidal
di Fernanda Pivano Questo è l’ultimo intervento di Fernanda Pivano scritto per il Corriere della Sera. E’ stato pubblicato il 18 luglio di quest’anno, giorno del suo 92esimo compleanno. E’ un testo dedicato agli interrogativi posti dalla vecchiaia, ai ricordi e alla nostalgia degli anni della gioventù, nei quali si innamorò della nuova letteratura americana, i cui autori proprio lei contribuì a far scoprire con le sue traduzioni.Ah, la vecchiaia. Gli anni che pesano. Le parole cariche di amara rassegnazione di Guido Ceronetti, alle quali ha risposto con affettuoso ottimismo Arrigo Levi, mi hanno costretto a pensare, ancora una volta, alla mia di vecchiaia. A interrogarmi. E a scavare un po’ nella memoria.
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Mi è tornata in mente Alice B. Toklas che a quasi ottant’anni aveva uno strano modo di giggling, di fare una risatina silenziosa stringendosi nelle spalle, come una ragazzina. Regale e tenerissima, era molto premurosa nei miei confronti, forse a causa dell’ ammirazione che avevo dimostrato per Gertrude Stein con cui aveva condiviso molti anni della sua vita. Nell’ aprile 1954 Alice era venuta a trovarmi nella mia casa di via Cappuccio a Milano, città a lei piuttosto sconosciuta, per «vedere» dove e come abitavo. Si era molto rassicurata quando aveva visto la terrazza deliziosa che dava sul parco di non ricordo che cardinale con la deliziosa vista sulle montagne lontane, illuminate dal tramonto rosato.
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Allora ero giovane, con il sangue che scorreva veloce nelle mie vene. Solo molti anni dopo ho capito il coraggio che i ragazzi possono dare a chi è già vecchio. Ho molta nostalgia di quegli anni. Ma mi consola chi viene a farmi autografare i libri di Ernest Hemingway, di Jack Kerouac, di Gregory Corso, di Allen Ginsberg, di tutti gli autori che hanno permesso loro di sognare e che io sono orgogliosa di poter dire di aver contribuito a far conoscere. A questi sognatori ricordo sempre che devono ringraziare la follia di Gregory, la visioni di Ti Jean, le preghiere di Allen e tutti i miei amici che se ne sono andati. E che rimpiango. Tutti loro hanno raggiunto gli immensi spazi profumati dell’ eternità quando al massimo avevano compiuto settant’ anni. Troppo presto.Ma se penso ad Henry Miller, penso che anche un genio come lui se n’ è andato troppo presto. E di anni ne aveva 88. Non ho mai voluto accettare le malattie dell’ età e ne ho le scatole piene di dover prendere tutte queste pastiglie che i medici mi prescrivono. Ho sempre cercato di vivere di passioni e tutto questo mi riporta solo alla disperazione dei miei 92 anni, con le vene che non reggono la pressione di una semplice iniezione. Ma grazie a Dio ci sono questi ragazzi di 18 anni che mi mandano le loro poesie, i loro racconti, i loro auguri e mi chiedono suggerimenti su come fare a superare le tragedie della vita. Ahimè. A 92 anni ancora non so cosa rispondere. Dico loro di sperare. Di battersi per vivere in un mondo senza guerre volute solo da capitani ansiosi di medaglie. Di sorridere senza il rimorso di non aver aiutato nessuno. E proprio questi giovani sono una grande, meravigliosa, consolazione. Il segno che qualcosa di ciò che hai fatto ha lasciato un piccolo segno, un piccolo seme.Posso confidarvi che l’ ultima volta che ho incontrato Gore Vidal per la presentazione di un suo libro, nel gennaio 2007, io ero appena uscita da un ricovero in ospedale e lui camminava aiutandosi con un bastone. Ma a cena, quando gli ho chiesto cosa potremmo fare insieme, lui mi ha risposto: «Let’ s make a baby - facciamo un bambino». Forse è questo il segreto per riuscire a sopravvivere anche a questa età. Forse è questo il segreto del vecchio Suonatore Jones dello Spoon River caro alla mia giovinezza «che giocò con la vita per tutti i novant’anni»Fernanda Pivano © RIPRODUZIONE RISERVATA
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Ago 18, 2009 in
librerie del cuore
ho scelto questo video dedicato all’apertura (due anni fa) di una nuova libreria a salon de provence, per raccontare le mie vacanze. brevi. Innanzitutto grazie di avere tenuto vivo il blog, grazie ai bloggers storici come Catia, Barbara, Cristina, Capofan. Un abbraccio a Pablo Paolo, con cui abbiamo condiviso un momento terribile… alle new entry come Rita e altri… direte che sono noiosa a pubblicare video e commenti dedicati alle librerie, ma sono davvero diventate la mia nuova passione (ossessione?). va detto che persino nella splendida Arles di Van Gogh non ho trovato, pure in una vacanza dedicata esclusivamente a… dolce far niente (lì lo scrivono in un’unica parola “farniente”, librerie degne di nota. Anzi. In una regione ad alta densità di turisti, ho trovato decine di negozi di souvenirs e vestiti e nessuna libreria… molto triste. Nel piccolo paesino di Saint martin de Crau una bella sorpresa: minuscolo negozio di libri usati con tanti titoli ammassati l’uno sull’altro… mi ha colpito (in negativo) come in Bretagna, nella sola Belle-Ile ci sono sette librerie (bellissime, curate) mentre a Saint-Rémy, Arles, Beaux e altri villaggi, di libri nemmeno l’ombra. Le vacanze sono state un momento di reale sospensione dal ritmo vorticoso degli ultimi sette mesi, da quando cioè, ho cominciato a girare l’Italia per la cosiddetta promozione del romanzo. Sospensione necessaria e ahimé troppo breve, sospensione che significa non avere orari, né impegni pre-determinati; sospensione - fasulla, certo - da ritmi insopportabili alla mia anima profondamente pigra. Credo che la differenza tra una vacanza oggi e una vacanza di ieri (quando ero più giovane, cioè) consista nell’avere imparato ad ascoltarmi senza sentirmi in colpa se di un luogo o regione non vedo tutto. In Provenza ciò che ho amato, o meglio ri-amato, sono stati la luce e i mercati. Ci scriverei un romanzo, al mercato, che è uno de luoghi più locali e nel contempo globali che ci siano: ogni paese, ogni civiltà, ha il suo mercato, le sue spezie, i suoi prodotti. Il cibo unisce. Il cibo separa. Per il cibo si dichiarano guerre. Attraverso il cibo si ama. E da domani si ricomincia. La prima tappa del tour è Courmayeur dove una piccola ma attivissima libreria, insieme al Comune, mi ha invitata a parlare di Emma; e poi Ischia, e poi Lovere, e Mola di Bari, Caravaggio e la splendida Matera. Insomma Noi due come un romanzo non vuole smettere di esistere e allora io lo assecondo. Grazie delle vostre lettere e delle mail che ho pubblicato. Sono sempre più convinta di volere scrivere la mia Guida alle librerie, perciò preparatevi: sono graditi suggerimenti, segnalazioni, consigli, fotografie e video delle librerie più belle della vostra zona.Che volete farci?Le amo.
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Ago 17, 2009 in
librerie del mondo
LA LAPIDE RECITA: ”Qui abitava Skrædder Laurids Splid. La cui povera moglie Maren il 09.novembre.1641 fu bruciata per arti magiche al di fuori della porta della città di Ribe. Cara Paola…Ti mando via posta personale (non sapevo come spedirti la foto nel nostro forum) una piccola cosa che ho trovato passeggiando per la città più antica e in ottimo stato (ha l’aspetto di quella che fu : inizi 1600 in poi) danese. La città ha una storia molto più antica di Copenaghen . Ex città vikinga poi diventò un importante centro fluviale e via via sino ai nostri giorni.E’ veramente spettacolare camminare tra portoni con decorazioni originali, calli, castelli e case in perfetto stato e tutt’ora abitate. Il posto si chiama RIBE e si trova nella penisola dello Jutland 270 km. dalla capitale. Quello che ti ho spedito in allegato è la lapide che ricorda l’ultima STREGA esistita in Danimarca, e fuori dalle mure della città, bruciata. L’ultima strega-vittima prima della riforma. Fu bruciata in quanto amante del curarsi con i prodotti della natura. A lei dedico il mio pensiero, e a tutte le donne che avevano quel qualcosa in più e per questo motivo eliminate. Il fanatismo religioso in tutte le religioni è il peggior peccato, poi se a questo si aggiunge un maschilismo sfrenato… ancor peggio. Tutta la mia solidarietà agli uomini di buona volontà.