Patrono degli scrittori?

Posted by emma on Lug 28, 2009 in Emma |

Angeli napoletani a Milano. Capita. Capita di andare al cinema con un’amica in un’afosa sera d’estate. A Milano. Pochi spettatori, la fila G tutta per noi. Una pacchia. Fino a quando le luci ci riaccendono e ci si accorge che – paf! – il portafoglio non c’è più. Una manina deve averlo sfilato dalla poltrona della fila H. Pochi denari, molte carte di credito, bancomat, tessera fedeltà del supermercato, tesserino dell’Ordine, abbonamento ATM, documento d’identità, gli appunti per un nuovo romanzo, quattro idee che non torneranno più, finanche un bigliettino d’amore, datato e dunque prezioso. Capita a molti, sul bus o per la strada, al mercato e nello scompartimento di un treno. Da ieri, capita anche al cinema. Rassegnata, immagino il pellegrinaggio delle prossime ore: banca, commissariato, numeri verdi, numeri oro, password dimenticate chissà dove. Pochi minuti e suona il cellulare: hanno chiamato a casa annunciando di avere ritrovato il portafoglio, che mi aspetta in un albergo. Che c…, penso. Sono una ragazza fortunata. Ritirato il prezioso bottino in pelle, senza denaro ma gonfio di carte e con il biglietto d’amore sempre più prezioso, chiedo chi è il benefattore che mi ha fatto grazia di quel dono. “Sono quei ragazzi là fuori”, dicono. I miei angeli sono tre, camicia e jeans, facce ridenti, da persone per bene. “Era per terra, accanto ad un portone e nessuno lo raccoglieva. Ci siamo quasi insospettiti”, dicono, con raggiante accento napoletano. Complice il sollievo e l’afa che non induce al sonno, chiacchieriamo. “A Milano per lavoro?”, chiedo. Reticenti, ma gentili, sorridono, mostrando il distintivo di metallo. Carabinieri. Ragazzi della benemerita in borghese. Angeli senza ali. Con il cuore gentile. Magistrato? Uomo politico? Insisto, poiché non perdo il vizio di fare troppe domande. “No, un suo collega”, rispondono prudenti.  Capisco che si tratta di Roberto Saviano. Il giovane scrittore di talento. Famoso e braccato da che ha scritto pagine di straziante verità. E loro, gli angeli dal volto sicuro, sono 3 dei 5  fratelli maggiori che gli stanno accanto da qualche anno. Lui dorme sonni inquieti nella stanza dell’albergo. Loro, nelle ore libere,  nella notte di Milano, fanno gli “straordinari” proteggendo autrici distratte e fortunate. Angeli napoletani a Milano. Da ieri, nella bacheca dei patroni, stanno ufficialmente accanto a San Cassiano, protettore di dattilografi e scrittori.

50 Comments

emma
Lug 28, 2009 at 09:45

Bonjour Madame Calvetti,

Je voulais vous dire un grand merci pour votre livre ‘L’amour est à la lettre A’.
Difficile de vous exprimer toute l’émotion que sa lecture a suscité en moi. Disons que j’ai vécu une rencontre extraordinaire avec des personnages… et leur auteur. Les mots ont résonné très fort en moi. Ils ont fait écho à des sentiments qui me sont familiers et ils m’ont aussi apporté beaucoup de joie et de force.
Pour tout cela, un grand merci.
Il me tarde de faire un nouveau voyage, portée par une belle histoire et par vos mots futurs.
Je vous souhaite une bonne continuation dans le monde de l’écriture et de la magie des mots.
Et je vous adresse mes salutations les plus sincères,

Stéphanie Maieron


 
master
Lug 28, 2009 at 10:16

Bene, viva i Carabinieri!
Emma, sono contento che t’abbiano ritrovato il portafoglio… altrimenti avrei affidato le indagini a mio suocero, ex del Nucleo Investigativo dell’Arma nonché pilota di AltA Velocità, uno dei primi a fare il corso!!!, se ne vanta sempre

a 80anni ancora guida discretamente, però “se penso che prima facevo gli inseguimenti a tutta velocità con l’alfetta modificata e adesso invece ho paura di sorpassare in galleria… come passano gli anni” conclude con aria filosofa… eh eh

http://www.youtube.com/watch?v=Da9Q9NYN7o8&feature=related

comunque tutto è bene quel che finisce bene!


 
Barbara
Lug 28, 2009 at 12:16

Bravi gli angeli napolentani!! E fortunata l’autrice per averli incontrati nella notte milanese.


 
master
Lug 28, 2009 at 13:15

Emma, mio suocero, ex carabiniere, vocazione manuale, ripara TUTTO! Elettricista idraulico carrozziere meccanico, non scherzo, fa tutto! Se hai qualcosa di rotto te lo mando, ma dopo vuole mangiare tantoassai! Ti avviso, è senza fondo.

Invece il fratello di mio suocero è l’opposto (sono identici solo nel mangiare, eh eh): cinque o sei diplomi al conservatorio, fondatore di questo coro (è quello con gli occhiali che lo dirige) che esiste tutt’ora (l’ultima volta s’è visto a raiuno, circa un mese fa)

http://www.youtube.com/watch?v=bWz7n43IhmE

ok, domani si torna al mare per qualche giorno. ciao Emma e ancora grazieeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee, “NOI DUE COME UN ROMANZO” anche in versione francese c’est trop fort! (però Renzopianò, sai che “esternare” sul suo conto è la mia passione, anche perché un infarto lo rischio sul serio quando passo davanti all’auditorium. va bene, la smetto, bacioni)


 
Barbara
Lug 28, 2009 at 13:50

Oggi colloquio di lavoro…. incredibile ma vero! Cercavo una società che organizzasse eventi con cui collaborare e ne trovo una a cento metri da casa mia…. Troppo bello per essere vero, per cui aspettative basse. Ma siccome ogni lasciata è persa…. vado e vedo come và.


 
Barbara
Lug 28, 2009 at 16:04

x Cristina sul post precedente riguardo al silenzio

“Perchè in fondo l’ho sempre fatto, aspettare. E non è mai servito a niente.”

Riporto la conclusione del tuo messaggio sul precedente post e ti rispondo qui, così so che mi potrai leggere.

Comprendo bene quello che intendi cara Cristina, la tua disillusione e l’amarezza che non ricevere una risposta può comportare. Ma, credimi, a volte proprio da quel silenzio può nascere qualcosa di inaspettato e piacevole.
Non fermarti troppo ad ascoltare, lascia piuttosto che il silenzio si collochi in un punto preciso del tuo cuore, o della tua mente, e racchiudilo. Se per te è doloroso, fallo a doppia mandata. Ma non scordarti mai che esiste, perchè, un giorno lontano, lo saprai analizzare con sano distacco e capirai che è stato migliore quel silenzio di mille parole.
Pensa ad altro cara Cristina, concentra le tue forze su qualcosa che ti appassioni, leggi, scrivi, esci, passeggia, soffri e gioisci. Insomma, vivi. Non ascoltare il silenzio. Sostituiscilo con i rumori della tua vita. Vedrai che starai meglio.
Non cercare significati in quell’assenza di risposta. A volte il destino semplicemente ci dice che non poteva andare altrimenti; che quel silenzio che ora senti così pesante su di te, in realtà è solo una chiave per aprire porte inesplorate.
Allora vedrai che tra un pò, quando ti sarai dimenticata dell’assenza, non soffrirai più e magari troverai il modo di apprezzarla. E se non riesci a chiudere la porta a doppia mandata, aprila di tanto in tanto, la notte, quando il silenzio del mondo esterno si andrà a fondere con il tuo…. e allora non sarà più assenza, ma presenza di un pezzetto di vita, che valeva la pena di essere vissuta ma che oggettivamente non avrebbe potuto essere diversa. Inutile insistere oltre, godi di quel che è stato e tieni con te solo il meglio.
Io almeno la penso così….


 
Cristina
Lug 28, 2009 at 20:07

Sì cara Barbara,
credo che alla fine ciò che tu mi suggerisci sia il modo migliore per racchiudere, circoscrivere e alleggerire un silenzio.
Lasciandolo sospeso, accanto alle cose della vita, inoltrandomi nei suoi rumori, odori, sapori, colori e dimenticando quell’assenza.
Come si farebbe con una lettera che colpisce dritto al cuore e che non si ha più il coraggio di rileggere. Ma nemmeno di buttare.
Allora la si nasconde, forse, nel fondo di un cassetto.
Per poi ritrovarla più in la nel tempo, quando anche il ricordo di quell’assenza si sarà addolcito e sarà diventato niente più che un’alone sulla pagina della vita. L’impronta di una foglia depositata tra le pagine di un libro.
Un petalo sopravvissuto all’oblio.
Oppure, certe sere di solitudine, aprire quel cassetto e piano piano percorrere con le dita il profilo di quel silenzio…

Un abbraccio e grazie.

Ps.: facci sapere del colloquio… così festeggiamo “a distanza”!


 
Barbara
Lug 28, 2009 at 21:38

Mi sono fermata per un attimo ad ascoltare me stessa stasera. Ho smesso di pormi domande e ho lasciato che la mente vagasse indisturbata, senza una vera meta, senza risposte da cercare.
E, come spesso accade in questi casi, sono arrivati dei segnali. Una canzone alla radio che avevo ascoltato non so quante volte prima, ma i cui contenuti avevo ignorato…. singolare, ho pensato. Poi, d’improvviso le parole di una persona a me cara che mi ha definita come il vento, perchè non so che posso far male….
Ho di che riflettere prima di andare a dormire….
Mi dedico anche una canzone stasera…. perchè volersi un pò di bene a volte serve a sentirsi meglio con se stessi…. soprattutto quando la tua strada si palesa in maniera disarmante ai tuoi occhi e nel giro di poco tempo realizzi dove vuoi andare e cosa davvero vuoi fare della tua vita….

http://www.youtube.com/watch?v=7EcBknZt6Jc


 
Barbara
Lug 29, 2009 at 09:03

Penso che a volte il linguaggio del corpo esprima molto più di mille parole, con maggiore onestà. Dissimulare il tono della voce è possibile, basta dosare bene l’utilizzo delle corde vocali, controllare il ritmo e scegliere le pause giuste. Così come la postura può essere forzata, a fatica, ma si può. L’unica cosa che non si riesce a controllare sono gli occhi.
Nel mio caso sono davvero lo specchio dell’anima, e non è solo una bella frase ad effetto sentita e consunta.
I miei occhi cambiano colore a seconda dello stato d’animo. Se sono tranquilla e serena allora sono color nocciola, quando invece sono nervosa, o triste, o arrabbiata diventano verdi.
Vorrei saper controllare questo mutamento, ma davvero non ci riesco.
E così tutti gli sforzi che faccio per dissimulare uno stato d’animo che vorrei fosse solo mio vengono vanificati dallo sguardo.
Mi chiedo se davvero si possa dissimulare completamente, o se ognuno di noi abbia un particolare ingovernabile che lo rende trasparente e facilmente leggibile di fronte agli occhi di chi ci conosce bene.
O forse sono io ad essere semplicemente priva di filtri….

Cristina…. attendo un tuo commento sulla femminilità….


 
Cristina
Lug 29, 2009 at 09:30

Ciao Barbara!
Beata te che hai visto la tua strada palesarsi in maniera disarmante davanti ai tuoi occhi.
La mia è ancora tutta aggrovigliata.
O forse ho soltanto paura di ammettere a me stessa cosa davvero vorrei fare della mia vita.
Il fatto è che non sempre è così facile e lineare.
Specie se si è come il vento, appunto.
Io non so se sono vento … ma certo ogni spostamento cambia la figura iniziale… e come in quel gioco cinesi dei bastoncini, improvvisamente hai l’impressione che tutto possa crollare.
Eppure ci sono delle verità ineludibili che non posso più fingere di non notare.
Il corpo parla per noi e non mente mai, dice sempre la verità.
Non sei l’unica Barbara a possedere un particolare ingovernabile che ti tradisce di fronte allo sguardo altrui.
Ormai mi sento dire sempre la stessa risposta. Ovunque io vada.
La mia sofferenza è dentro. Ed è incandescente. Più la respingo verso i fondali della mia anima, più essa risale in superficie.
Ma oggi non voglio parlarne Barbara.
E nemmeno della femminilità.
Oggi voglio dedicare un pensiero al nostro Principe Danese.
Un pensiero fatto di punti sospensivi, di silenzio, di un abbraccio che vorrei potesse in qualche modo raggiungerlo.
Oggi i miei “guai” sono una briciola in confronto al dolore che sta vivendo. E che non posso capire davvero, perchè non mi ci sono ancora mai trovata. Perchè la perdita di mia nonna non è la stessa cosa e comunque risale a molto tempo fa.

Oggi lascio questa giornata in sospeso e rifletto sulla durata di questo nostro viaggio. Sulla responsabilità che implica. Sulle direzioni. Sui desideri. Sulle intuizioni dell’anima.

Oggi va così.

Le tue parole Barbara, il silenzio e il brevissimo cenno di PPP mi riportano dentro di me.
Dentro la vita.

Un abbraccio a entrambi e un grazie.
Un saluto a tutti i fanblogghisti.

E a PPP, ti siamo tutti vicini.


 
Barbara
Lug 29, 2009 at 10:09

Pablo Paolo, sei nei nostri cuori…. lo sai. Ti abbracciamo con grande affetto, tutti…. soprattutto in una giornata triste come oggi.
Anche se i nostri pensieri non potranno lenire il tuo dolore, sappi che ci siamo. Sempre.


 
rita
Lug 29, 2009 at 16:14

Cara Emma,
come vorrei che tu esistessi, vorrei che esistesse una libreria come la tua dove poter leggere rilassarsi mangiucchiare chiacchierare e tutto non necessariamente in quest’ordine. Io vivo a Novara dove esistono alcuni megastore del libro e alcune librerie a conduzione famigliare dove i clienti che girano per gli scaffali vengono osservati come se avessero scritto sulla schiena “Io sono un ladro di libri”, se poi il potenziale malfattore si azzarda a prendere in mano un libro viene prontamente affiancato da un robusto ragazzotto che non lo molla un attimo. Il tutto senza scambiare una parola, senza un “le interessano i romanzi d’avventura/d’amore/storici/classici/horror?” Non ci vado mai.
Mi mancano dieci pagine alla fine della tua storia, l’ho iniziata qualche giorno fa sotto l’ombrellone, un po’ pigramente a dire la verità perchè di solito non leggo romanzi d’amore. O meglio non leggo romanzi d’amore di narratori contemporanei, ho assistito una volta ad una bella presentazione di una simpatica e raffinata signora milanese che scrive con uno pseudonimo da nobildonna, ma poi non sono riuscita a superare la pagina venti del suo libro. Ho letto Tre metri sopra al cielo più per necessità professionale (sono un’insegnante) che per reale interesse e comunque l’ho trovato piuttosto irreale.
Cara Emma, ho continuato a leggere la tua storia sempre con maggior lena anche se devo confessare che più che la storia d’amore mi piacevano le citazioni, i ritratti dei personaggi, la vita della libreria ed ora mi mancano dieci pagine. Non so se finirò il libro, temo il finale tragico, ma temo ancora di più il lieto fine (il vissero felici e contenti è una cosa da bambini)
forse non finirò il libro (Pennac dice che uno dei diritti del lettore è quello di non finire i libri) lascerò la storia nell’indeterminato e nell’indeterminabile, un po’ come la vita vera, di certo come la mia vita (nessuna tragedia, nessuna fortuna) forse per poter immaginare un seguito, una non fine, una personale continuazione.
Con affetto
Rita


 
Barbara
Lug 29, 2009 at 17:16

Sono frastornata…. le realizzazioni mi colpiscono come pugni in faccia, con la consistenza di tenere carezze all’anima….
Da ieri, una dietro l’altra, mi stanno guidando verso la mia strada.
Davvero sono come il vento, ferisco senza rendermene conto. Se potessi chiederei scusa a tante persone per essere stata disarmante, invadente, eccessiva…. ma non me ne rendevo conto. Sono così, senza filtri.
Per anni, almeno metà della mia vita, mi sono sentita sola e non curata; ora, d’improvviso mi rendo conto che tutto intorno a me ci sono persone, tante e belle, che mi amano e provano vero affetto. Che io ricambio con tutto il cuore.
Sono come la Margherita di Cocciante…. in tutti i sensi. Solo che a volte scambio sogno per realtà…. affetto profondo e sincero per amore. Tengo stretti a me, nel mio cuore, tutti quelli che mi sono vicini, come se li avessi incontrati oggi per la prima volta. Finalmente ne comprendo l’essenza e distinguo i loro contorni.
Mi sento di dire solo una cosa, ora, in questo esatto istante: GRAZIE, di cuore, per esserci stati anche quando mi sarei meritata una porta chiusa in faccia.
GRAZIE a chi ci sarà sempre.

http://www.youtube.com/watch?v=YOiWNftto0s


 
Cristina
Lug 29, 2009 at 18:57

Leggo una Barbara più serena.
Anche se dietro alle parole, a certe parole, mi sembra di sentire un retrogusto un po’ salato. Non troppo. Forse in passato lo era di più … adesso è solamente speziato di sale.
A volte è pericoloso essere senza filtri.
Lo dico perchè mi riconosco.
Anche se non ti saprei dire se più pericoloso per gli altri o per te stessa.
Io, spesso, ho avuto l’impressione che la seconda possibilità fosse preponderante.
Perchè nell’essere disarmante, eccessiva, invadente, finisci per spaventare e allontanare, tuo malgrado. Mentre tu volevi solo avvicinare. Trattenere.
O almeno per me il paesaggio assume tali fattezze.
E ad un certo punto la strada diverge.
Ci sono persone nella mia vita che io vivo come dei rimpianti.
Persone che si sono sentite investite da tutta quell’intensità. Dalla mia sete d’amore. Amore confuso. Confuso con qualunque altro sentimento, dalla simpatia, al rispetto all’amicizia.
E a me dispiace non aver capito in tempo.

Forse un giorno anche tutto questo passerà e diventerà più dolce.
Allora anch’io saprò dire grazie.

Per il momento abbraccio ricordi. Vuoti e pieni, a seconda dei giorni. Di impercettibili variazioni.


 
Chiara
Lug 29, 2009 at 19:03

Salve Paola,
sono Chiara,una venticinquenne appassionata di libri e che nei libri proprio come Emma si è sempre rifugiata per provare a lenire un dolore che scava dentro l’anima dalla fanciullezza ,cercando di alleggerire un peso che sarebbe troppo complicato e imbarazzante anche da condividere,perchè il giudizio altrui ,anche di chi ti vuol bene ,in qualche modo, potrebbe infliggere il colpo di grazia ,mentre si tenta di risollevrsi e di provare a volare ,finalmente, con le proprie ali,tarpate per molto tempo.Volevo,semplicemente,ringraziarla di avermi regalato (in ogni suo lavoro)ed ,in particolar modo, in “NOI DUE COME UN ROMANZO”,la possibilità di respirare,di risvegliare quelle dolci melodie del cuore,dell’anima,della tenerezza,della passione,semplicemente dell’ Amore,il più istintivo dei sentimenti,quello puro ed incondizionato per un’altra persona,quello che ti scoppia dentro al cuore,quello che per essere regalato all’eternità,presuppone un percorso,fatto di intelligenza,comprensione reciproca,volontà,misericordia,pazienza,speranza,incertezza,rischio.Quando fai la scelta ragionata,perfettamente consapevole, che niente e nessuno,conti quanto il tuo amato o la tua amata,quando pensi che un giorno tu e lui guardandovi come due bambini pieni di rughe,ricordereste la vostra vita trascorsa insieme,fatta di gioie e dolori,ma fondata su quel desiderio onnipotente che è la voglia di rimanere per sempre una cosa sola,felici di amarvi ogni attimo della vostra esistenza,che rifareste,esattamente ogni cosa,nello stesso identico modo.Questo tipo di felicità,personalmente mi ha sfiorata,dopo tanto dolore,ho incontrato l’unico uomo che,nonstante io avessi rifuggito la realtà ,per una mia sofferenza interiore estrema ,causatami da una mia situazione familiare difficile,ha saputo guarirmi soltanto con i suoi occhi,come scrive Emma,proprio in quei suoi occhi ci ho “traslocato il mio cuore”,in un pomeriggio di Giugno,in angolo di una Milano(la sua città) surreale,su di una fredda panchina di pietra,la nostra panchina..purtroppo adesso siamo lontani,allontanarsi era l’unica scelta da fare in questo momento,lui mi ha fatto giurare di ricercarlo non appena avrò ripreso il controllo della mia vita,ed io continuo a sentire quel suo abbraccio,quella sua presenza accanto a me in ogni attimo…chissà se ci rincontreremo ,è tanta la paura,anzi il terrore che se ne sia andato per sempre…perchè sarebbe averla persa davvero la felicità…ed il dolore sarebbe ancora più straziante.
Andrea anche se non lo leggerai mai…sei stato il viaggio più emozionante di tutta la mia triste esistenza…amo follemente l’uomo che sei stato,che sei e che sarai…per sempre.
CHIARA.
P.S. Paola,mi piacerebbe moltissimo conversare qualche volta con lei,anche se non credo davvero che mi risponderà,perchè sono solo una delle tante migliaia di fans,la seguo in ogni suo lavoro e nutro nei suoi riguardi una stima ed un affetto molto profondi,per quanto possa apparire paradossale ed esagerato ,per due persone che non si conoscono,ma le ripeto io le sono infinitamente grata per le emozioni delicate ,ma ,al contempo, molto profonde che mi regala,ogni qualvolta compone un lavoro.
Un abbraccio.


 
Barbara
Lug 29, 2009 at 20:33

Cara Cristina, essere disarmanti comporta sempre una lunga serie di rischi: ferire, fraintendere, essere fraintesi, esagerare, colpire, incassare il colpo e tante altre cose.
L’unica difesa è l’umiltà: di ammettere i propri errori e chiedere scusa per questi.
Il perdono non si può pretendere, così come la comprensione. Dipende da chi hai di fronte e da quanto male hai fatto….
Ciò non toglie che la gratitudine vada sempre espressa quando è ben riposta.

La parola chiave di questa nuova fase della mia vita è: moderazione (impossibile averla subito lo so, sono “troppo tutto”: troppo coinvolta, coinvolgente, emotiva, emozionante, incasinata e incasinante; ma ci voglio davvero provare) e lavoro, seriamente e con grande determinazione.
Se ti poni un obiettivo personale e cerchi di raggiungerlo con tutte le tue forze allora vedrai, cara Cristina, che avrai anche meno tempo per “invadere” gli altri e l’equilibrio verrà da sé…. almeno spero.


 
Cristina
Lug 30, 2009 at 07:09

Io non so se voglio diventare “moderata”.
Cioè, in passato, ho provato a modificare alcuni aspetti di me, a modellarli sulla base di quegli estremi che tu citavi: emotiva, emozionante, coinvolta, coinvolgente, incasinata e incasinante. Però alla fine mi sono sentita … strana.
Non ero quasi più io.
Allora ho smesso di voler ammorbidire la mia complessità.
Ho smesso di affrontarmi razionalmente. Anche se questo è il primo errore che, di solito, commetto, quando le cose non vanno come vorrei.
Razionalizzo troppo.
Invece sto cercando di essere fiume…
Di non intervenire sulla mia natura, ma di adattare il mio corso al corso degli eventi della vita. Senza agire sull’essenza, su quegli estremi che poi sono anche la mia fonte di ispirazione.
Mutevole. Nessuna scelta, bensì tutte le opzioni.
E tutta l’intensità che ho.
E di ascoltare l’intuito, la voce dell’anima e gli indizi che l’universo, in maniera forse alquanto incomprensibile, ci pone dinanzi.
Tutto da decifrare.
Io stessa credo di esserlo.
Ma non voglio moderazione. Voglio passione.
Con tutti i rischi che questo comporta.


 
Barbara
Lug 30, 2009 at 08:03

La passione è uno stato passeggero, spesso più dell’anima che del corpo. E’ il desiderio irrefrenato di fare qualcosa, indipendentemente da quello che la ragione ci dice. Può essere intesa come trasgressione alle regole della quotidianità o come sete atavica di sentirsi protagonisti di una sensazione travolgente. Ma poi, come tutti i fuochi, si spegne; e allora ti rendi conto che sei bruciata e hai bruciato.
Ci sono persone che mai in tutta la vita sfiorano la passione e questo è triste.
Ma non si può vivere di sola passione. Non ci si può sempre mostrare agli altri con tutti i propri impeti e difetti.
Per questo parlavo di moderazione. In tutti gli aspetti della vita. Con la persona che amiamo, con i nostri figli, con gli amici e i colleghi.
Non si può pretendere che gli altri capiscano sempre la nostra natura.
Non siamo soli e soprattutto non siamo i protagonisti assoluti del palcoscenico della vita.
Per come la vedo io, meglio non svelarsi mai del tutto; per evitare di eccedere e di creare confusione e dolore.
E te lo dice una che di solito si butta, come dice mio marito, “a babbo morto” in tutto.
Ma l’età, la crescita, la maturazione serve proprio a questo. A discernere quando sia il caso di tuffarsi o quando invece sia meglio stare a guardare altri tuffatori.
Una ragazza può sempre tuffarsi. Una donna deve saper osservare.


 
Barbara
Lug 30, 2009 at 10:50

Leggo di Rita e Chiara e rifletto. Non avevo mai preso in considerazione di leggere un libro, che mi piace e appassiona, e fermarmi a poche pagine dalla fine, per evitare di conoscerne l’epilogo e poterlo così immaginare a modo mio.
Sinceramente credo che un libro, soprattutto se piacevole, andrebbe letto tutto, anche per rispetto a chi tanto impegno e lavoro ci ha messo per scriverlo. Non fosse altro che per il fatto di conoscere cosa l’autore avesse in mente mentre riempiva lo spazio tra la prima pagina e la penultima. Con “Noi due come un romanzo” ammetto di aver allungato il più possibile la lettura, per ampliare il tempo passato in compagnia di Emma e Federico, ma non mi sono negata il piacere del finale.
In quanto al lieto fine, credo che non sia necessariamente una storia da bambini. Anche noi adulti, uomini e donne, sognamo un lieto fine per le nostre storie d’amore e non. Perchè negarcelo, tanto più in un romanzo?

Chiara, sembri una ragazza sensibile, che ha sofferto tanto ma che vuole non soffrire più. Permettimi di dirti, sottovoce e senza voler in alcun modo disturbarti, che la felicità non è e non può essere legata ad un uomo. Lui ti ha resa felice, ma tu hai fatto altrettanto. La partita è pari. Non aumentare il tuo dolore con l’assenza di lui, ma fatti forte di quello che lui ti ha lasciato. E se poi un giorno ti accorgerai che non ti ha aspettata, non fartene cruccio. Avrai comunque il ricordo di un periodo bello della tua vita, con la consapevolezza che altri migliori ne verranno.
Comunque, benvenuta tra queste pagine…. speriamo di rivederti presto in questo piccolo angolo di mondo.


 
Barbara
Lug 30, 2009 at 10:57

…. oggi giornata di curriculum. Com’è difficile condensare in poche righe anni e anni di esperienza lavorativa, senza apparire saccenti o, al contrario, “poveri”.
La cosa che più mi innervosisce…. doverci mettere la foto. Inutile negarlo, tanti la richiedono…. troppe cose girano intorno all’immagine, meno intorno alla sostanza.
Così si finisce per “perdere” tempo a trovare una foto decente, quando invece si dovrebbe prestare maggiore attenzione al resto.
D’altro canto, è anche vero che bisogna mostrarsi nella totalità della persona che siamo…. però, quanto bello sarebbe fare un colloquio e non doversi preoccupare anche dell’apparenza!
Forse un giorno le cose cambieranno, e la società smetterà di preoccuparsi tanto dell’esteriore…. Forse.


 
Cristina
Lug 30, 2009 at 16:08

Forse … Barbara.
Ma ho i miei dubbi.
Condivido la tua riflessione in merito a foto e curriculum.
Condivido molto meno la pratica di questo modo di selezionare le persone. Certo dipende dai rami d’attività: hostess congressuale, commessa, promoter, viaggiano tutti ormai con foto. Ha poca importanza il curriculum. Questo per esperienza personale.
In altri campi lavorativi, invece, trovo superflua la richiesta della foto.
Cosa che mi sono importa ogni volta che mi veniva richiesta. Con un pizzico di sfrontatezza, rispondevo: fissatemi un colloquio e mettetemi alla prova.
Non sempre, naturalmente, andava bene. Ma almeno mi sentivo bene con me stessa.
La mia posizione è agguerrita su queste cose. Perchè agli uomini non viene richiesta una foto? Perchè loro vengono valutati per esperienze e competenze accumulate?
Detesto le regole che fanno delle donne delle specie di barattoli in fila al supermercato…

Barbara, in merito alla passione …
non lo so, io non pretendo che gli altri capiscano la mia natura.
Osservo lo stesso, anche bruciando…
Io la vita la voglio vivere intensamente. La moderazione mi sa di controllo.
Di accomodamento, di aspettative. Altrui, non mie.
E io sono stanca di essere altro da me. Voglio essere me.
Moderazione sono i colori nordici di Veermer. Passione sono i rossi, i gialli, i blu di Gauguin.
Per anni sono stata un colore sbiadito, slavato dall’esterno.
Ora voglio essere un colore acceso. Lo stesso colore che ho dentro, anche fuori.
Mi butto, sì … mi butto, perchè lo fanno tutti.
Perchè la donna che sta ad osservare si perde la vita, mentre l’uomo si butta. Vive. E dice che è più raffinato, educato, rimanere in disparte e stare a guardare.
A me non sta bene.
Se non vengo capita, se brucio, pazienza. Non è che diventando improvvisamente moderata gli altri mi possano comprendere.
Vedi Barbara, io forse non riesco ad essere una mezza misura.
Per anni ho inseguito quella moderazione, quello che volevano da me le persone, quell’amore che continuo a cercare… e cos’ho risolto alla fine?
Nulla. Solo che ho scoperto di non voler più inseguire nessuno.
Nessuno, tranne me stessa. Il mio vero Sè.
Tutta la sofferenza dentro che ogni dottore che ho incontrato ha riscontrato in me è esattamente il prodotto di quella moderazione.
Adesso è tempo di rischiare. Di incendiarsi.
Di osservare e anche di agire. Di sporcarsi le mani, nella vita e nel mondo.
Di non guardare più a chi mi sta intorno, a quant’è bella l’armonia se io nego me stessa in favore del “tutti felici e senza bruciarsi”. No. La vita è fatta anche di bruciature.
Ma è fatta anche di altre persone appassionate, che ti contagiano, con le quali trovi tutto un mondo diverso che mai avevi pensato esistesse.
E i rischi sono gli stessi. Non cambia niente. Tranne il fatto che finalmente posso essere me stessa.


 
Barbara
Lug 30, 2009 at 16:54

Cara Cristina, in nessun modo la moderazione di cui parlavo io sottintendeva il mettersi da parte e stare a guardare. Volevo solo dire che, a volte, troppa passiona acceca; facendo male inconsapevolmente. Non sempre vale la pena di bruciare, se tanto sai che le cose non potrebbero andare diversamente, soprattutto perchè quel tuo fuoco rischierebbe di scottare chi ti sta intorno.
Meglio, prima di lasciarsi andare alla passione, fermarsi un attimo e pensare alle conseguenze di questa tua passione.


 
Barbara
Lug 31, 2009 at 08:29

Buongiorno a tutti, cari amici. Un pensiero speciale a Pablo Paolo, nella speranza che il suo cuore stia trovando il modo di soffrire un pò di meno.

Incrocio le dita e spero…. che una una cosa importante oggi si realizzi e vada per il verso giusto.

baci.


 
rita
Lug 31, 2009 at 15:55

Cara Barbara,
spero che la tua giornata sia stata più fortunata della mia.
Sono tornata ieri da alcuni giorni passati al mare e ho scoperto che ero stata selezionata per partecipare al primo corso di scrittura della Mondadori che si tiene a Milano la settimana prossima. Avrei avuto la possibilità di incontrare Valerio Massimo Manfredi, Margherita Oggero e di imparare qualcosa riguardo al mestiere di scrivere… ma… ho indicato il numero di casa e non quello di cellulare, così quando mi hanno chiamato io non c’ero e mi hanno esclusa.
Bisogna essere proprio cretine a non dare il numero di cellulare, sono furibonda, ci ho già fatto sopra un bel pianto, poi me ne sono vergognata, io sono stata educata a riservare i pianti per qualcosa di veramente importante e di importante nella mia famiglia c’era solo la salute. Quindi adesso non è morto nessuno, non c’è neppure un ferito o un malato quindi devo asciugarmi gli occhi e dire il solito “Non fa niente… ci saranno altre occasioni.”
Piuttosto di chi è il bel pezzo musicale che accompagna la pagina della libreria? Mi piace molto.
Buona serata a tutte.
Rita


 
Barbara
Lug 31, 2009 at 19:54

Cara Rita, devo ammettere che la mia giornata è stata decisamente migliore. Mi dispiace per il tuo inconveniente e, per favore, non vergognarti di piangere. Sai quanti pianti mi faccio io per liberare le tensioni interiori! Ognuno sfoga a modo suo.
La mia “cosa” di oggi è andata bene, anzi benissimo. Ho un lavoro entusiasmante, che mi porterà a contatto con le più importanti scrittrici d’Italia…. Paola compresa ovvio, che ho la fortuna di conoscere e di poterne ammirare l’unicità.
Per il resto, che dire? Sono felice, lo dico sottovoce per paura che l’ostentazione porti alla dissoluzione.
Mi sento appagata, per il raggiungimento di un lavoro che sognavo da tempo e che avevo spesso sfiorato. Mi entusiasma e mi dà una carica grandissima.
Ora, come sempre, mi impegnerò al massimo per esserne all’altezza.
Stasera anch’io mi sono fatta una bel pianto, liberatorio e di gioia.
Un abbraccio cara Rita, a presto.

Cri…. allora, festeggiamo a distanza o ti sposti alle Terme, così apriamo una bella bottiglia di vino? Che bevi tu, perchè io dopo il primo bicchiere divento, per così dire, “allegra”….

Mi sento di dire un grazie di cuore a chi mi è stato vicino e mi ha permesso di trovare la forza interiore per raggiungere questa mia gioia…. soprattutto a me stessa, per crederci sempre.


 
Barbara
Lug 31, 2009 at 21:09

Ho comprato Stabat Mater stasera…. e ho iniziato a leggerlo. Se ne è parlato tanto, e mi è sembrato doveroso leggerlo, giusto per conoscenza. Un libro non si può mai giudicare se non lo si è letto. Tanto meno esprimere opinioni dopo le prime dieci pagine…. Ma, lo devo ammettere, preferisco leggerlo domani, con calma, alla luce del sole…. L’inizio, con la bambina avvolta e immersa nell’angoscia, proprio non si concilia con il mio bisogno di sonno, che, se indugiassi ora nella lettura, sarebbe influenzato da quell’immagine e mi porterebbe a sogni disturbati e poco tranquilli.

Buona notte….


 
Cristina
Ago 1, 2009 at 06:40

Ciao Barbara
complimentissimi! Ma … posso chiedere, se non sono troppo sfrontata e indiscreta, di che lavoro si tratta?
Per i festeggiamenti … Abano si può raggiungere in treno?
Oppure, se per te non è troppo complicato, si potrebbe fare uno spostamento strategico in quel di Padova. Così sono sicura di arrivarci, senza troppi inghippi.
A me farebbe piacere. Però niente vino con questo caldo, altrimenti finisce che torno a casa barcollando! :) Meglio una bella bibita fresca.
Dimmi tu quando potremmo festeggiare. Tieni però presente che venerdì è il compleanno di mia madre, dunque non è da escludere. Mentre dal 13 al 16 agosto sarà via.

Sai, sono felice per te, da un lato, dall’altro quest’estate non vedo l’ora che passi, che si consumi, che diventi presto autunno e poi inverno.
Forse per il solo fatto di essere più in sintonia con il mio cielo dentro.
Soffro. Ma è colpa del mio sguardo.
Le cose belle che accadono fuori, a te, a una cugina di mio marito è giusto che succedano. E’ normale, è la vita.
Sono io che le vivo come delle stoccate che mi traffiggono l’anima.
Perchè mi accorgo che la mia vita è tutta dissestata. E’ un nodo dietro l’altro e non fa altro che ingarbugliarsi sempre più.
I miei curriculum si sono dispersi. Il sogno di una libreria s’infrange ogni giorno sempre di più. Gli altri indietro sono tutti bruciati e caduti giù.
Anche la scrittura con tutti questi stati d’animo ne risente.
Insomma sto facendo tanta fatica a rimanere a galla. Pensavo di averne attraversati in passato di periodi così, di incertezza, di buio, ma erano niente in confronto a questo qui. Perchè avevo qualcosa, anche di piccolo, al quale aggrapparmi, mentre adesso, non c’è niente. Intorno a me vedo soltanto il vuoto. E tanto tanto dolore. Tante lacrime mai svelate.
Mi convinco che prima o poi passerà, che arriverà anche il mio momento con tutte le cose che cerco, ma è dura.
Non leggo più. Non scrivo più.
Vorrei solo dormire, dormire e non sentire più questo dolore. E scivolare via, dolcemente.
Questa è la realtà.
E non mi sto piangendo addosso, lo so che ci vogliono forza, coraggio … solo adesso non li trovo dentro me. Non li sento più, perchè prevale una profonda stanchezza.
E, soprattutto, nessuno con cui parlare.
Nessuno che possa indicare un primo passo, una possibile direzione.

Ma non era giusto nemmeno scrivere qui tutto questo.
Perchè per te è un bel momento e tale deve continuare ad essere.
Queste mie parole non devono togliere la luce.
Sono sgocciolate dalle dita… tracimano, probabilmente l’orlo è vicinissimo.

Un abbraccio a tutti.
Scusate se per un po’ non scriverò. Ma mi sento così.
Non sarei una fanblogghista efficace. Nè tantomeno simpatica.


 
Cristina
Ago 1, 2009 at 06:41

Errata corrige: venerdì, il compleanno di mia madre, è da escludere.
Non il contrario.
Sorry.


 
Barbara
Ago 1, 2009 at 08:12

Cara Cristina, sono responsabile ufficio stampa di un evento culturale organizzato da uno studio di Padova, che consiste in una serie di incontri con scrittici italiane, tra cui Paola, Dacia Maraini, Sveva Casati Modignani, Cinzia Tani, Margaret Mazzantini e altre. Si parlerà dei percorsi personali e sociali delle loro protagoniste e di conseguenza anche di loro stesse.
Insomma, un lavoro entusiasmante nel quale voglio dare il massimo, a contatto con giornalisti e mezzi di comunicazione in generale. Al quale spero ne segua un altro che mi sta molto a cuore.

Per il resto, cara Cri…. ti telefono. E, lascia che ti dica un’unica cosa: non sei sola. Non smettere di scrivere, né qui né le tue poesie…. è il tuo modo di relazionarti con noi, di sentirti meno sola e di trovare comprensione e sostegno.


 
rita
Ago 1, 2009 at 12:46

cara Barbara,
complimenti per il tuo nuovo incarico! Ti invidio un po’.
Oggi in questo clima vacanziero e in quest’afa padana vi comunico quello che ho trovato sul web.
http://smellofbooks.com/
Della serie “le inventano tutte”, ma veramente quando ho letto Noi due come un romanzo, mi sono chiesta se le candele al profumo di libro esistessero davvero…
Un abbraccio a tutte
Rita


 
Barbara
Ago 1, 2009 at 16:18

Cara Rita…. mai smettere di stupirsi!! Mi chiedo che libro abbiano utilizzato per estrapolarne la fragranza, un classico senza tempo o forse un best seller contemporaneo? Magari nulla di tutto ciò…. chissà.
Se non sono indiscreta, noto che hai scritto “padana”…. posso chiederti di quale zona…. Io provincia di Padova, Abano Terme….

Baci.


 
Barbara
Ago 1, 2009 at 18:48

…. scusa, avevi già detto di essere di Novara….


 
Barbara
Ago 1, 2009 at 21:15

Incredibile…. erano mesi, tanti, che non andavo a guardare il sito in cui pubblicavo i miei racconti in inglese. Ho trovato 3.600 nuovi contatti, di persone che hanno letto e seguito i miei racconti nelle loro evoluzioni…. e che chiedono nuovi capitoli…. wow…. that’s wonderful!! Solo che tornare a scrivere in inglese comporta uno sforzo notevole, dopo mesi di scrittura esclusiva in italiano…. Vedremo, magari tra qualche giorno, chi lo sa, potrei trovare la giusta ispirazione.
Non fosse altro che per riconoscenza verso i miei primi sostenitori. La cosa che più mi inorgoglisce…. la varietà dei paesi da cui mi contattano: Stati Uniti, Germania, Italia, Gran Bretagna, Belgio, Australia, Austria, Svezia, Irlanda, Messico, Ungheria, Perù, Nuova Zelanda, Jamaica, Croazia, Danimarca, Filippine, Francia….
Spero che questo elenco sia di incoraggiamento a tutti quelli che vogliono scrivere e condividere i propri scritti, per passione….

Tutto iniziò così, più o meno un anno fa:

http://www.youtube.com/watch?v=cA1RXaJi7Vk&feature=related


 
Barbara
Ago 2, 2009 at 14:35

Shh…. una domenica di silenzio. Immersa nella mia attesa, di equilibrio e oblio; un silenzioso tuffo nell’incavo segreto dell’anima, un paio di occhi che mi fissano; e poi il ritorno in superficie, nel blu della vita di tutti i giorni.

Cerco la forza per continuare la lettura di Stabat Mater, ma da donna, e madre, fatico davvero a non sentirmi urtata da tale visione della nascita. Persisterò, comunque.


 
Barbara
Ago 2, 2009 at 18:23

Un’iniziativa che potrebbe prendere piede, se gestita con saggezza e moderazione….

http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=916132


 
rita
Ago 3, 2009 at 08:54

Ciao Barbara,
non sono riuscita a trovare i tuoi racconti in inglese o meglio alla pagina indicata c’è una video storia con attori veri. Mi puoi spiegare?
Auguro una buona giornata d’estate a tutti anche se qui da me (Novara) al momento c’è vento e freddo e un cielo grigio non da temporale estivo, ma da maltempo autunnale.
Un abbraccio
Rita


 
Barbara
Ago 3, 2009 at 17:58

Cara Rita, qui diluvia e c’è un gran vento; classico temporale estivo, se non fosse che perversa da quasi un’ora.
I miei racconti…. se hai pazienza creo un link, al sito si accede solo se iscritti.


 
Cristina
Ago 4, 2009 at 07:14

Barbara,
Gilmore’s Girl????
Adesso sono troppo curiosa, devi svelarmi il legame tra i tuoi racconti in inglese e la storia di Richard ed Emily…
A meno che …
Sai se penso ad Emily mi viene in mente mia madre.
Perchè non ho sviluppato quella vena di sana follia e di salutare ironia di Lorelay????

Che si dice in Stabat Mater della nascita?
Tieni conto che lo scrittore è un uomo.
Non ho letto il libro … ma dubito che, per quanto bravo sia uno scrittore, certi stati d’animo, certe cose esclusivamente di pancia, sangue e corpo si riescano a capire.
Ci sono avvenimenti che vanno oltre l’universalità.
D’amore, d’amicizia, di morte, di gioia e di dolore, di infanzia e di adolescenza possiamo scrivere tutti. Per varie gradazioni di intensità e di vissuti incisi sulla pelle, ma il mistero del donare la vita, credo sia impenetrabile.
Solo chi l’ha data, chi ha mescolato grida, dolore, stupore, felicità e la sensazione di due corpi che si separano per unirsi diversamente, possa trovare le parole per raccontarlo.

Passando ad altro: ti ringrazio per l’incontro di ieri.
E’ stato un bel pomeriggio.
Anche se ad un certo punto mi sono un po’ persa …
cioè mi stavo guardando da telespettatrice. Un po’ scombussolata, confusa, sfigata, stanca, soprattutto questo, direi, ultimamente.
Devo esserti sembrata di pochi colori. Due o tre al massimo.
E’ che mi sento prosciugata.
Anche con la scrittura sono in pausa.
Il punto è che mi sento così poco me stessa.
Non faccio che guardare agli altri, stando attenta a loro per non ferirli, ma non a me stessa. A non far soffrire me.
Guardo, ovunque ed è solo perchè c’è ancora un briciolo di forza in me che mi butto nel mondo, altrimenti mi prenderei una pausa, fisica, proprio.
Perchè ogni persona alla quale concedo il mio volto, il mio corpo, è una fatica.
Le parole sono strati di pelle. Io sono una cipolla.
Strapparli improvvisamente e con gli stati d’animo attuali, mi rende ancor più barcollante.
Mi schiarisce, illumina, ma anche lacera, ferisce.
Perchè mi rendo conto di quanti passi indietro ho fatto in questi anni.
Di questa mia atavica inferiorità accanto agli altri che sento, provo, vivo e nella quale mi brucio.
Con le parole non succede. Lì mi sento protetta.
Ma la vita è fuori. Non dentro le parole.
Dentro vi sta la sua densità. Un riflesso. Qualcosa da salvare dall’oblio.
Qualcosa da rendere memoria. Eternità.
Ma tutto scorre, passa, scivola via. E’ questa la vita.
Non l’istante cristallizzato.

Ma io non so vivere la vita.
Mi sento sempre meno. Meno tutto.
E non so rischiare, buttarmi, cogliere le opportunità o anche soltanto intravederle.

Non so come spiegarmi.
E’ come se fossi contemporanemente un burattino e l’attore che muove i fili e parla.
In bilico.
Alla ricerca di me stessa.
Non vedo nè il burattino nè l’attore.
Vedi i fili. Vedo la scena. Vedo le persone che si aspettano da me una storia.
Ma mi chiedo, quale storia?
La mia o la loro?

E questo senso di inferiorità schiacciante.
L’autostima finita chissà dove…


 
Barbara
Ago 4, 2009 at 10:38

You can make it if you try
You can make it if you try
You can make it if you try
Yeh, yeh you can make it if you try

Sometime you had to fall
Don’t you know sometime you want to cry
Don’t it make you feel so bad sometime
You wanna lay down and die
Yeh, yeh, you can make it if you try, ummmmm

If you’re baby treats you wrong
Don’t run around being blue
Remember my friend
Everybdody can’t win
‘Cuz you know sometime, sometime
You got to lose

You can make it if you try
They always told me
I could make it if I tried
I’m going to make it if i try
Yeh, yeh, I’m gonna make it if I try
If you try

http://www.youtube.com/watch?v=UbI4AQzdMtQ


 
Barbara
Ago 4, 2009 at 16:37

Cara Cristina, la descrizione della nascita, così come l’idea, te la lascio leggere direttamente dal libro di Scarpa. Io, dal canto mio, non la vedo allo stesso modo.
Tanti anni fa una persona mi disse che la madre nel momento in cui da la vita dona anche la morte. Io intendo ciò nel senso che la morte è l’epilogo naturale della vita, ma non la rende in alcun modo protagonista della vita stessa.
Io sono stata “morta” dentro per anni. Ho vissuto una non vita a lungo, non capendo che la vita è una e come tale non ha possibilità di repliche. Va vissuta fino in fondo, senza risparmiarci in nulla.
Se le cose non ci vanno come speriamo dobbiamo lottare in tutti i modi, con tutte le nostre forze, per cambiarle.
Arrendersi per me, ora che sono risalita alla luce, non è un’opzione.
Posso sembrare dura, lo so. Ma ti assicuro che sei sei stata nel buio profondo una volta, non te lo puoi dimenticare, mai.
Ognuno di noi ha la sua strada scritta dentro, basta saperla cercare nel modo giusto.
Se ciò che ci circonda impedisce il percorrimento di questa strada, io credo che bisognerebbe uscirne, trovare la forza interiore per guardare avanti e non perdere mai di vista la nostra strada.
A volte chi ci ama ci vorrebbe vicini, per eccesso di sentimento e protezione, ma è sbagliato.
Osa Cristina. Vola alto, ad abbassare la quota farai sempre in tempo. Non lasciare che gli altri condizionino il tuo futuro, soprattutto non lasciarti trattenere.
Non fermarti, non dimenticare la sostanza e i colori dei tuoi sogni.
Sei una bella persona, non permettere che altri ti dicano il contrario.
L’autostima è indispensabile. Curala con amore e tenerezza, cullala come fosse un bambino e falla crescere forte e sicura.
Capisco cosa dici quando ti senti schiacciata, credimi. Ma non permettere al macigno che ti possano sul petto di comprimerti troppo. Allontanalo da te e vivi la tua vita.
Costruisci il tuo cammino, senza chiedere troppi permessi. Fallo in maniera tale da non dovere nulla a nessuno. Affrancati e torna a volare alto. Ne hai le potenzialità e tutto il diritto.
Amati un pò di più e tutto migliorerà. Fidati.

Un abbraccio forte a tutti, presenti, vacanzieri e contemplativi.


 
Barbara
Ago 5, 2009 at 10:00

Forse per apprezzare al meglio un libro, per permettergli di entrare nell’intimo del nostro animo, bisogna trovare l’atmosfera giusta per leggerlo.
Così mi sono detta che insistere nella lettura di Stabat Mater la sera, prima di dormire, non fosse la cosa migliore.
Ho cambiato momento della giornata e stanza e tutto è scivolato nel mio animo.
Mi sono immersa nell’acqua calda della vasca, ho spento le luci e chiuso i battenti. Le fiammelle delle candele si muovevano lente e monotone lungo il bordo della vasca. L’acqua sembrava nera, rifletteva il buio attorno.
E così sono entrata nel tono giusto di lettura. Per un attimo mi sono ritrovata tra i corridoi lunghi e freddi dell’Ospitale, ho navigato per canali stretti e cangianti a bordo di una piccola imbarcazione; ho scritto lettere ad una madre sconosciuta e malvagia; mi sono rannicchiata su uno scalino e d’improvviso il mio silenzio è stato interrotto dalla presenza di un uomo, che, inconsapevolmente, ha permesso l’allontamento da tutto quel dolore e l’inizio di un viaggio di rinascita. Verso il largo.
Mi sono ritrovata in molti aspetti di Cecilia, o, forse, mi ci sono voluta ritrovare. Non so.
Ma di una cosa sono certa, una notte anch’io ho ricevuto una visita inaspettata, che ha rotto il mio silenzio interiore. Ed ora navigo verso il mare aperto.
Consiglio la lettura delle pagine dalla 126 alla 130.

Per il resto vi saluto per un pò, cari, e vi auguro una buona estate!! Ci risentiamo quando farà un pò meno caldo….

Un bacio.

Vi saluto con una bellissima canzone, in tema con i discorsi degli ultimi giorni….

….rilassa la tua testa
ti preoccupi troppo
andrà tutto bene
quando il tempo diventa duro
puoi cadere indietro su noi
non arrenderti
per favore non arrenderti….
….non arrenderti
perché hai amici
non arrenderti
non sei l’unico
non arrenderti
non c’è nessuna ragione di vergognarsi
non arrenderti

hai ancora noi
non arrenderti adesso
siamo fieri di chi sei
non arrenderti
sai che non è mai stato facile
non arrenderti
perché credo che c’è quel posto
c’è quel posto dove apparteniamo

http://www.youtube.com/watch?v=LG_7IDZHHzM&NR=1


 
pablo paolo peretti Copenaghen
Ago 11, 2009 at 19:42

Eccomi…allora stasera ho definitivamente scelto come dovrò essere vestito prima della cremazione: bermuda che mi porto dietro da anni ed una t-shirt che sta “impallidendo” dal suo blu originale. Musica : quella di Betty Blue “C’est le vent..Betty”. Le mie ceneri non dovranno assolutamente riposare in qualche cimitero. Un 75% verrà gettato nel Mar Baltico, un 5% lo avranno Paolo e Rita i miei amici da una vita e lo dovranno gettare nell’Adriatico o dove ci sia acqua, il 20% i miei amici decideranno loro … dovunque ci sia un mare , fiume , o ruscello. Non voglio pietre tombali. Voglio essere ricordato per quello che ero, non per quello che diventerò a battito zero.Elena ha raggiunto Ugo…e mi stanno guardando e aiutando a ritornare a sorridere. Basta con le tristezze, post morte..ora voglio vivere anche per loro e il compito si fa doppio; anzi triplo. Ritorno a respirare aria e speranze. Stasera è una sera tiepida, ma calda dentro di me. I ricordi riscaldano l’anima. Riprendo in mano il mio manoscritto…il dolore ha aumentato la mia creatività…e ne sta uscendo una raccolta bellissima e me lo dico in faccia , pagando la sfacciataggine. Ritorno tra i vivi. Grazie amici di esserci. Grazie Paola per il bellissimo regalo che mi hai fatto.
Una buona serata. Speciale; perché no!
PPP 2009


 
Catia
Ago 11, 2009 at 21:03

Bentornato Pablo! Un caro saluto a tutti…


 
Barbara
Ago 12, 2009 at 04:30

Bentornato Pablo, un abbraccio affettuoso!!
Bentornata anche a Catia…. Ci risentiamo più in là.


 
Catia
Ago 13, 2009 at 15:21

Pablo ho riletto il tuo post mortem e mi sono toccata metaforicamente le… vabbè hai capito, eh eh. Lo SAI tesoro che lassù qualcuno ti ama anzi ci sono due stelle che vegliano dal cielo su di te e sulle tue parole.
Ragazzi ho letto Teresa Raquin di Zola e mi sono innamorata di questo scrittore, Capofan avevi ragione. Divorato in due giorni in Grecia. Vorrei scrivere come lui, lo sento molto vicino a me.
mi mancate tutti nessuno escluso/a Pablo, Barbara, Cristina, Angecris, Capofan, Paola e chi ci legge e non scrive: BUON FERRAGOSTO!
La vostra Catiosca


 
capofan
Ago 14, 2009 at 10:27

ottima Catiosca! ti meriti una dedica. ciao e buon ferragosto anche a te
(guarda tutto il video: a un certo punto la questione è giustappunto metaforica. Emma, tu invece non guardare che mi ti scandalizzi di sicuro!!! e bacioni dal tuo capofan di fiducia)

http://www.youtube.com/watch?v=vXDX5xqGNAM&feature=related


 
Catia
Ago 14, 2009 at 11:28

GRANDE CAPOFAN GRANDI ROLLING STONES!
EVVIVA LE METAFORE!


 
Katya
Ago 16, 2009 at 21:01

E io dico anche viva la polizia perchè se il destino non ne avesse messi due sulla mia strada io forse non sarei qui a raccontarvelo. Sei anni fa un improvviso arresto cardiaco in una gioielleria, due poliziotti di pattuglia che passano, si fermano e con altre persone altrettanto importanti mi soccorrono.


 
Catia
Ago 17, 2009 at 07:59

Mia omonima di dove sei?


 
Katya
Ago 18, 2009 at 08:58

Ciao, sono della provincia di Brescia e tu?


 

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