Lettera da Mortara: nuova libreria e lettera per Emma

Posted by emma on Lug 1, 2009 in librerie del cuore |

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Carissima Paola (o dovremmo dire carissima Emma)
siamo le titolari di una libreria di Mortara (in provincia di Pavia, vicinissima a Vigevano). Abbiamo aperto il 12 settembre 2008, dopo aver scoperto che l’unica libreria della città e della zona avrebbe chiuso a fine 2008, dopo più di quarant’anni di attività. La decisione è stata ponderata, pensata, valutata, visto il momento difficile per tutti e, in particolar modo, per le librerie indipendenti. Poi abbiamo deciso di rischiare, tanto più che la nostra cittadina sarebbe rimasta senza libreria e, sicuramente, prima o poi qualcuno ne avrebbe aperta una. Meglio noi, questo punto.
Perché le stiamo dicendo tutto questo, Lei si chiederà? Perché, leggendo il suo romanzo, ci siamo ritrovate nella sua protagonista. Anche noi abbiamo lasciato la nostra vita precedente per scommettere tutto sulla nostra libreria. Anche se ci sono differenze tra noi ed Emma: lei è una manager di successo, divorziata con un figlio diciottenne. Be’, noi siamo una cinquantenne con una figlia di diciotto anni, sposata, casalinga e mamma dopo aver lasciato il lavoro da programmatrice informatica; l’altra (che sta scrivendo in questo momento) è un più giovane (ma non dico l’età), laureata in biologia, sposata, che ha lasciato prima il lavoro in una ditta chimica che odiava per fare la fotografa e poi anche lei ha deciso, con l sua amica, di rischiare il tutto per tutto in questa bellissima attività.
La nostra non è una libreria di libri d’amore, ma teniamo un po’ di tutto; però ci siamo ritrovate anche in tanti libri citati nel romanzo. Inoltre, ci diamo molto da fare per dare una scossa culturale ad una cittadina di provincia lenta, pigra, poco attenta, tele-dipendente.
Organizziamo incontri con gli autori (abbiamo appena avuto ospite Giuseppe Pederiali con la sua Vergine Napoletana, prima di lui Marco Albino Ferrari, direttore di meridiani Montagne, un mio caro amico tra l’altro, e con Marta Ottaviani, la giornalista di Cose da Turchi), poi organizziamo incontri di vario tipo, alle letture per la giornata della Memoria, al dibattito su Cuba Libre di Yoani Sanchez, agli incontri con psicologi e per bambini, al cioccolato, allo sport, eccetera. Nel nostro piccolo, visto che abbiamo solo dieci mesi, abbiamo già fatto tanti incontri e la gente, seppure con lentezza, sta incominciando a conoscerci.
Perché tutta questa introduzione, dicevo: volevamo farci conoscere da Lei e, magari, chiederLe, se Lei, dopo l’estate, non avesse voglia di venire da noi a conoscerci di persona e presentare il suo libro. Abbiamo davvero tanto bisogno di cultura e di bei libri, come il suo che ci ha fatto sognare e fa sognare i nostri clienti; anche se, noi due, il nostro sogno lo abbiamo realizzato.
Nella speranza di sentirLa (e magari vederLa) presto, la ringraziamo del tempo che ci ha dedicato.
Tanti cordiali saluti
Ah, le inviamo un paio di foto della nostra libreria, che si chiama Le Mille e una Pagina.
Laura e Lia

25 Comments

Barbara
Lug 1, 2009 at 15:25

Un bel post come questo non poteva non essere commentato….
E una promessa fatta và sempre mantenuta, anche in vacanza…..

La traduzione alla recensione del post precedente:

Capita a volte di inciampare su un romanzo straordinario. E’ in tutti i casi relativamente raro, voi converrete che la maggior parte delle nostre letture sono libri simpatici, dei buoni libri, ma che poco risvegliano in noi sentimenti di stupore. Per me (e non sono la sola), L’Amour est à le lettre A è un caso a parte.
E’ uno di quei libri che non puoi lasciare senza una ragione importante (prevedere di fermarsi qualche minuto prima l’uscita dal lavoro per esempio, ci si ritrova velocemente incastrati tra la voglia di continuare a leggere e l’obbligo di andare a riempire il proprio conto in banca). Un libro merita che gli si consacri tutto il nostro tempo per potersi dilettare senza dover pensare ad altro. La mia ricetta ha funzionato molto bene: mettersi in un posto al sole con una piccola tazza di tè, dopo essersi assicurati che la famiglia non verrà a disturbare.
La storia:
Siete innamorati? Siete presi nelle turpitudini di un triangolo amoroso? Siete la vittima di una rottura? Allora è tempo per voi di aprire le porte della libreria Sogni & Bisogni. Questo riferimento alla letteratura amorosa colmerà completamente la vostra situazione, anche se sperate semplicemente di leggere un romanzo sentimentale molto buono. E’così che la creatrice del luogo, Emma, percepisce quella che dovrebbe essere una vera libreria: un luogo accogliente, dove oziare si coniuga perfettamente con il piacere di leggere. Aprire una libreria era per lei un sogno che decide alla fine di realizzare all’avvicinarsi dei suoi 50 anni, che in più è in uno scrigno romantico, perché si trova a Milano. Una libreria specializzata in amore, ecco la sua idea, che fa dubitare più di qualcuno, ma che i clienti fedeli ne provano bene la riuscita.
Si scopre quindi il quotidiano della libreria, con la scelta dei titoli per le vetrine, gli aneddoti sui clienti o anche sulle dediche che vi sono organizzate.
E’ anche la storia di Emma, questa donna un po’ bizzarra che ci sa raccontare così bene i libri che ha letto (un romanzo che fa venire voglia di leggere molti altri romanzi!), e che rincontra l’amore della sua giovinezza, che non rivedeva da più di trent’anni. Comincia allora un’amicizia epistolare piena di ricordi, di scambi letterari e di tutte le piccole cose che danno fascino alla vita, a un libro.
In breve, una vera terapia della felicità! Lontano dall’essere un libro d’amore banale, la relazione tra Federico e Emma contiene una sorta di poesia, di filosofia di vita.
Se volete perdervi tra i suoi reparti, come quello dei “cuori infranti” o delle “geografie amorose” (una classificazione unica!) immergetevi in questo bel romanzo L’Amour est à la lettre A.

Urge (per chi ha voglia e tempo) la traduzione corretta dei seguenti passaggi:

un transat au soleil
les dédicaces qui y sont organisées

che nella mia modesta traduzione suonano un pò forzati….

Mi scuso per il mio francese, arrugginito e per troppo tempo non praticato! Conto di rifarmi presto, magari con qualche buona lettura in lingua.

Ora torno alla mia vacanza.

Se qualcuno passa…. scrivete!! E’ bello leggere nuovi commenti, di nuovi frequentatori, seppur occasionali, di questo blog!!

Un bacio a tutti!!


 
anna maer
Lug 1, 2009 at 17:41

Ti mando un saluto Barbara.
Potrei dire che amo la lingua francese, la Francia, i registi, i poeti, aggiungo le città del Sud,
la Bretagna, Parigi etc.
Studio dai tempi della scuola, il francese, lo dimentico e lo riprendo…non sono di nessun aiuto.
Bellissimo il post di Laura e Lia, la loro libreria merita un visita.
Due parole in fretta …ciao
anna maria


 
Cristina
Lug 1, 2009 at 20:23

E scopro che di quelle tre parole di francese che mi sembrava d’aver capito, in realtà ho fatto una “traduzione” con licenza poetica …

Questa sera sono distratta dalla presenza del Meo, che reclama coccole arretrate di giorni…
Dunque, per oggi, mi limito ad un saluto di passaggio.

Quanto sarebbe bello poter aprire una libreria con Barbara, Catia e tutti gli amici del blog…
Queste storie mi fanno sempre sentire che quel sogno è ancora vivo in me.
Chissà, forse un giorno, magari in un posto lontano…

Un abbraccio, anche dal Meo (che anche se non gli piacciono i libri, perchè è geloso, dice che gli rapiscono la sua amica-delle-coccole, vi vuole bene lo stesso e guarda con impazienza con ciò che vi sto scrivendo, in attesa che arrivi al punto).

A presto!


 
Catia
Lug 2, 2009 at 15:42

Cari amici e amiche ben ritrovate.
Rientro da DUBLINO e scopro un’altra bella pagina realizzara dal sodalizio tutto femminile di Lia e Laura. Complimenti!
Scopro con lo stesso enorme piacere che le poesie di Pablo hanno trafitto il cuore del grande Paolo di Stefano.
Che dire, ho trovato un’Irlanda verde e letteraria come sempre, ma alle prese con una crisi economica senza precedenti, che ha inevitabilmente influenzato anche il mio lavoro.
Ieri sera, lungo il cammino verso il centro di Dublino, ho incontrato James Joyce, statuario e bizzarro, dal colorito bronzeo, un pò annerito dal tempo ma egualmente affascinante.
E andando verso il sud-est a Wexford ero, osservano dietro i vetri umidi di pioggia estiva, i grandi pascoli di bestiame intervallati di tanto in tanto, da case tipiche del luogo ed un tappeto verde che si erge all’ infinito.
Quello che amo delle tradizioni di questa gente è il rito del the o del caffè, che seppur preso in una grande azienda, è servito sempre in tazze di porcellana e meravigliose teiere che scaldano il cuore e rilassano la mente, anche durante lunghe riunioni aziendali.
E il mio pensiero è andato ad Emma e alle “sue tazze”.
Un affettuoso saluto a tutti.


 
Barbara
Lug 2, 2009 at 21:33

Cristina, che fine hai fatto? Catia ben tornata….
Pablo Paolo, eora sito rivà (per i non veneti traduco, e allora sei arrivato?)?
Insomma, che silenzio…. e io che speravo di leggere qualche bel commento standomene beatamente in vacanza….

Vabbè, dai…. ci sono periodi in cui si scrive di più e altri in cui si scrive di meno.
Aspettiamo…. la pazienza è la virtù dei forti (per acquisire la quale mi sto davvero applicando, ma con che fatica!)….

Torno alla mia vacanza, anche se l’abbronzatura continua a non farsi notare troppo.
Moravia mi tiene compagnia in queste sere di inizio estate….

A presto cari amici.


 
Cristina
Lug 3, 2009 at 06:28

Ciao Barbara,
non sono sparita… nemmeno sto in vacanza (magari!) … mi sono solo nascosta nel mio temporalesco cielo.
Troppe nuvole cupe sopra il mio cuore, la mia anima.
Non trascrivo qui, onde evitare il ripetersi di “non troppo lontane esperienze”.
Ad ogni modo di tanto in tanto passo e indugio fra queste pagine. Mi son presa un tè su una delle tazze di Emma, ma ero sola con i miei pensieri. Tu eri in vacanza, Catia a Dublino, PPP impegnato con i preparativi per il suo breve soggiorno veneto, Emma credo fosse molto impegnata …
Emma … quante volte ho pensato a come sarebbe se fossi sua figlia. A quanto sarei diversa. A quanto di tutto questo dolore che provo dentro non ci sarebbe.
All’abbraccio di Emma. Poco più di un istante, ma lungo il tempo infinito di un respirare di nuovo, di un sentirsi Visti, un poco amati, forse riconosciuti. Per ciò che si è e non per quello che si vorrebbe fossimo.
A 32 anni, potrei essere madre e invece mi sento prigioniera. Prigioniera dei rimpianti, del passato, del luogo dove sto, di mia madre, di una distanza psicologica che ogni volta viene lacerata, abbattuta e di una fisica, concreta, tangibile, che sogno con tutta me stessa per me stessa e che però non riesco a mettere, perchè realmente mi è impossibile attuarla.
Quattro righe. Ed ho già detto troppo. Poi Catia mi riprende.

Ci sono comunque … scusatemi se non scrivo, se non parlo di letteratura.
Questa volta ho bisogno di parole da dedicare a me. Per ritrovare un pizzico di forza in questo momenti di debolezza, di stanchezza.

Un abbraccio a voi tutti.


 
Catia
Lug 3, 2009 at 07:09

Cara Cristina,
tutti siamo prigionieri di qualche dolore.
Se hai bisogno di parlare anche in privato, scrivimi alla mia mail, dovresti averla.
Spero che tu stamattina stia meglio.
Questa è casa di Emma, io una semplice ospite come te.
Un caro saluto alla silenziosa Paola.
Un piccolo pensiero di un grande scrittore per Cristina:

“… Anche ricordare il male può essere un piacere quando il male è mescolato non dico al bene ma al vario, al mutevole, al movimentato, insomma a quello che posso pure chiamare il bene e che è il piacere di vedere le cose a distanza e di raccontarle come ciò che è passato.”
(I. Calvino, Se una notte d’inverno un viaggiatore)


 
Barbara
Lug 3, 2009 at 07:48

Cara Cristina,
non sei sola. Ti leggo e ti scrivo anche dalla mia personalissima vacanza…. Ci sono momenti della vita in cui inevitabilmente ci si sente prigionieri; a volte di un dolore troppo grande per essere guardato con il sano distacco di cui necessiteremmo; altre volte di scelte sbagliate; altre volte ancora di decisioni altrui.
A trentadue anni potresti essere madre…. Io mi sentivo più o meno come te, troppo protetta, troppo guardata a vista, troppo non io ma l’ologramma di me stessa, disegnato da una mano egoista. Eppure a ventitré anni sono diventata madre, e tutto ha assunto un significato diverso. Non c’è modo migliore, almeno dal mio punto di vista, di sentirsi “meno” figlie che diventare madri.
Se Emma fosse tua madre e tu sua figlia, tu non saresti Cristina, molto semplicemente. E avresti altri dubbi; perchè nessuno è privo di incertezze.

La notte, come diceva un vecchio adagio popolare, porta consiglio. A volte è vero! E’ da più di un mese che cerco un musicista…. e stamattina mi sveglio con la risposta: ne ho uno in famiglia e me l’ero pure scordato!!

Lettura della sera: “La controfigura”, racconto tratto da I Racconti romani di Moravia.
Morale: Cercare di ferire gli altri, per sentirsi un pò meno peggio, sortisce solo l’effetto contrario. Con il risultato che alla fine rischiamo di perderli per sempre.

Torno alla mia vacanza…. e ai miei pensieri, che mi illudo potrebbero essere gli stessi, silenziosi e intensi, di altri….


 
Barbara
Lug 3, 2009 at 07:50

…. Anna Maria, grazie per essere passata di qui. Quello con te è un altro piacevole incontro per cui devo ringraziare questo luogo “speciale”….


 
Cristina
Lug 3, 2009 at 09:11

Care Barbara e Catia, grazie.
So che è un po’ poco, ma al momento ho soltanto questa piccola-grande parola da offrirvi.
Vestita di semplicità, di anima, senza maschere nè barriere. Il mio grazie denudato e un po’ indifeso.
Sento la vostra vicinanza. Il vostro sguardo discreto e delicato.
E questo mi fa sentire già meno sola e, sopratutto meno quell’ologramma di me stessa di cui ha parlato Barbara e che con un’immagine scolpita alla perfezione ha saputo dare esattamente la misura di quei pensieri intensi e silenziosi che son di ognuno, ma anche, a volte, in maniera diversa secondo percorsi di vita differenti, un po’ di tutti.
“il piacere di vedere le cose a distanza e di raccontarle come ciò che è passato”: questo è esattamente il gap che mi manca Catia.
Per questo non riesco a vederle come il male mescolato al vario. Per ora è solo una ferita aperta. Da troppo tempo.
“Cercare di ferire gli altri, per sentirsi un pò meno peggio, sortisce solo l’effetto contrario. Con il risultato che alla fine rischiamo di perderli per sempre”. Sarà anche così, ma se non mi proteggo, talvolta anche ferendo, rischio di perdere me stessa. Di non ritrovarmi più.
A volte, credo, sia necessario chiudere una porta, se lasciandola socchiusa o apponendovi delle regole, dei confini, questi vengono calpestati e la porta spalancata senza nessun accorgimento.

Respingo il pensiero di diventare madre … ai miei occhi di perpetuare questa infinita catena di sofferenze sottopelle.
Fatico a gestire la giusta distanza per me stessa, figuriamoci le inteferenze per un nipote. Le disconferme per un ruolo genitoriale portato avanti secondo principi che lei/loro non approverebbero.
Già la mia vita è un campo di battaglia, non c’è bisogno di trasformare anche la vita di un piccolino in un paesaggio non troppo dissimile da questo.

PPP dirà che c’è troppo dramma, ma credo che solo le donne sappiano davvero leggere quell’alfabeto tra le righe di messaggi come questi qui di oggi, quella grammatica segreta che passa nel rapporto più conflittuale e più indissolubile che esista: quello tra una figlia e la propria madre. Nemmeno la relazione d’amore più burrascosa contiene legati insieme e quasi indistinguibili tanto odio e tanto amore come quello che fluisce nel sangue, negli sguardi, nelle scelte, nei gesti, nell’eredità spirituale tra madre e figlia.


 
Barbara
Lug 3, 2009 at 10:00

A volte il dolore di una figlia si trasforma nell’amore di una madre. Nel tentativo disperato, non sempre vincente, di non commettere gli stessi errori. L’amore per un figlio non si spiega a parole, nemmeno con il solo pensiero logico. Inizia nel momento in cui lo vedi per la prima volta e capisci che il tuo dovere è solo quello di dargli una vita serena, proteggendolo da quei dolori che tu stessa hai vissuto. Almeno per me è così.


 
Barbara
Lug 3, 2009 at 12:20

Vedi Cristina, nessuno può scegliersi gli incontri che farà. L’unica cosa da fare è cercare di viverli al meglio e ricordarsi solo le cose positive di questi incontri….

http://www.youtube.com/watch?v=kUN8HlDhEQ4


 
Barbara
Lug 3, 2009 at 18:57

Buona serata a tutti….. scrivete ragazzi….


 
Barbara
Lug 3, 2009 at 21:32

Mi riaggancio a quanto sopra, riguardo i ricordi delle esperienze negative….
Ci sono volte in cui pensi che il dolore sia troppo grande, ma poi, se guardato con il sano distacco, ti rendi conto che anche in quel dolore c’è qualcosa di positivo. Perfino in un amore univoco puoi trovare dei lati che non ti aspettavi, in grado di arricchirti. O puoi accorgerti che non era amore, ma innamoramento dell’idea, e sperare che la vita non ti porti troppo lontano da chi hai caricato di troppe aspettative.

Ora vado a dormire…. Buona notte amici!!


 
Cristina
Lug 4, 2009 at 10:57

Ma ma ma ma … 0_o non va mica bene così!
Qua tutti in vacanza, sotto l’ombrellone oppure all’ombra di un albero secolare, avvolti dalle montagne, a riposare…
E la nostra Emma qua tutta sola…

Provo a scrivere qualcosa io…

Dal tono di questo messaggio già si capisce che la pioggia di ieri sta svaporando. Una pozzanghera qua e la, ai margini dell’anima.
Non ci si butta tutto dietro le spalle, fingendo di non sentire, non vedere, non capire. No, non è così che funziona, ma talvolta può essere una via inedita. L’unica soluzione al momento, più a portata di mano.
In realtà le ferite, quel sapore amaro rimane, sospeso, a mezz’aria…
Un retrogusto che qualche volta, quando la marea si fa più insistente e pungente, ritorna.
Ma non è giusto lasciarsi sfuggire i giorni, gli istanti, la bellezza e - sopratutto - le parole, a causa di persone ancorate al loro modo, alla loro sola prospettiva, data come unica possibile.
Là fuori c’è tutto un mondo che non posso e non voglio perdermi.
Strappo da me tutto ciò che troppo mi stringe e cerco le mie ali.

Ieri sera sono stati un concerto bellissimo, in una Chiesetta su una collina.
Ai piedi di tutto quel verde e quel silenzio intatto, la città più vicina, come un mare di stelle in un prato. Uno sfavillio di gocce, lacrime, minuscoli soffi di ciglia.
E’ stato un attimo, ma è bastato a cancellare ogni nuvola temporalesca.

A volte basta solo chiudere la porta e aprire quella del mondo che vorremmo: un film, un concerto, un paesaggio, una canzone, una tisana mai provata prima, dal gusto un po’ speciale, le stelle che sono sempre in cielo, basta solo alzare gli occhi.
Ieri notte pioveva con la luna, sulla via del ritorno.

Quanta bellezza a volte ci lasciamo sfuggire. Siamo ancora capaci di accorgercene? Di percepirla? Di vederla?
Prendiamo per esempio la musica di un artista di strada. Quanti si fermano ad ascoltare stupiti, o rapiti?
Quanti hanno ancora il tempo di chiedersi che storia si nasconde dietro quel volto, quelle mani, quelle note?
Quanti si lasciano toccare l’anima da un qualcosa di inaspettato, dentro il metallo e la fretta di città?

Un abbraccio a Emma, per aver dato vita a questo posto speciale dove fermarsi. Indugiare. E scoprire l’universo racchiuso dentro noi, fuori di noi e nello sguardo, nella voce, delle persone che qui, a loro volta, passano, si siedono, raccontano di loro…
Un abbraccio a tutti voi.
Alla nostra bellezza interiore. E a quella della vita che ci circonda, nonostante tutto, nonostante le difficoltà e i momenti bui.


 
Cristina
Lug 4, 2009 at 11:00

Ho scritto sgrammaticato tanta era viva ancora la magia in me.
Volevo dire ieri sera sono stati un concerto e un paesaggio a farmi ritrovare quelle ali…
E poi tutto il resto…

;)


 
Barbara
Lug 4, 2009 at 11:25

Vedi cara Cristina, a volte basta avere il coraggio di affrontare il dolore e questo inizierà lentamente ad allontanarsi da noi. Ognuno trova il modo di chiudere la porta, personalissimo e privato, in maniera tale da far passare attraverso il buco della serratura solo le cose belle che quell’esperienza ci ha lasciato.
La mia vacanza volge quasi al termine…. ancora un pò di spiaggia e sole…. E poi lunedì di nuovo mare, quello della laguna…. Un lembo di mondo sospeso sull’acqua; sul quale questo nostro piccolo universo potrà incontrarsi davvero.

Una sola domanda Cristina: ma cos’hanno di così speciale le tue tisane?…. visti gli effetti ora mi incuriosisci….


 
Barbara
Lug 4, 2009 at 12:25

Sto leggendo un pò sull’amore, qua e là…. giusto per informazione (letteraria), ma più leggo e più mi ritrovo in alcune di queste frasi. Sarà che amare non sempre è logico; soprattutto credere di amare non sempre è amare.
…. Insomma, visti i miei commenti recenti, avrete capito che sono immersa in una fase letteraria in cui qua e là salta fuori l’amore….

Chi si dà all’altro come un soldato, si dà prigioniero, deve prima consegnare tutte le armi. E così privato di ogni difesa, non può fare a meno di chiedersi quando arriverà il colpo. (M. Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere)

Odio e amo. Forse ti chiederai come sia possibile; non so, ma è proprio così, e mi tormento (Catullo)

Quando il tuo amore non produce amore reciproco e attraverso la sua manifestazione di vita, di uomo che ama, non fa di te un uomo amato, il tuo amore è impotente, è una sventura. (Karl Marx)

La sensualità affretta spesso la crescita dell’amore, così che la radice rimane debole e facile da strappare. (Nietzsche)

L’amore è lo stato in cui l’uomo vede le cose diverse da come sono.(Nietzsche)

Se non ricordi che Amore t’abbia mai fatto commettere la più piccola follia, allora non hai amato. (William Shakespeare)

Tutte le passioni ci fanno commettere errori, ma l’amore ci induce a fare i più ridicoli. (Francois de La Rochefoucauld )

Il vero amore è eccezionale, due o tre volte in un secolo all’incirca. Per il resto, vanità o noia. (Albert Camus)

L’importante è fermarsi in tempo, prima che l’amore diventi solo dolore per chi lo da e un incubo per chi lo riceve.

In fondo, l’unico amore incondizionato, naturale e limpido è quello per un figlio. L’unico che non chiede nulla in cambio, ma che dona con dolcezza.


 
Cristina
Lug 4, 2009 at 15:11

Ciao Barbara!
Grazie! Per tutto. Per la vicinanza, le parole scritte qua e la. La delicatezza e la discrezione, che però non escludono il tepore di un abbraccio che, talvolta, sento avvicinarsi, sfiorarmi, capirmi con un solo sguardo.

Le mie tisane? Non hanno niente di speciale, credo. Semplicemente le considero come le coccole. Una (quella che dovrebbe farmi rilassare) ha il sapore dei frutti di bosco … ma appena un accento, non un effluvio invadente, un pizzico, un tocco che la rende leggerissima. La seconda, quella dal gusto un po’ speciale è al cocco. Mi piace tutto ciò che sa di cocco, dai biscotti, ai dolci, al gelato, al bagnoschiuma, alle gocce di profumo…

Ritornando ad argomenti più “letterari”, delle massime che hai trascritto mi rispecchio in quella di Catullo e di Marx. Ma anche di Nietzsche.
Eh ultimamente m’era sembrato sì di percepirti avvolta in una fase letteraria in cui l’amore illuminava pensieri e parole.
A volte sembrava quasi una sovrapposizione, tra realtà e immaginazione.
Non un amore vissuto, però. L’impressione è più quella di un amore inconfessato. Forse soltanto immaginato, ipotizzato.
Un amore inaspettato, che ha colto di sorpresa e che, forse, rimarrà semplicemente come quel lembo di terra sospeso sull’acqua … (rubando le parole a Venditti) “il mistero profondo, la passione, l’idea”.

Sul fermarsi in tempo, io sono più irrazionale… Spesso non riesco a comprenderlo quel limite. Avvampo su me stessa, come una lettera gettata sul fuoco, che brucia, mai spedita, mai giunta a destinazione, ma per un istante svelata … col sapore del vento sulla pelle.

Sull’amore filiale … per il momento concedetemi di passare il turno …

Lunedì vi vedrò. Vi ascolterò. Questo pensiero mi mette allegria.


 
Barbara
Lug 4, 2009 at 21:46

Cristina, hai colto nel segno quando parlavi di sovrapposizione tra realtà e immaginazione. Ho sfiorato delle sensazioni, non direttamente sulla mia pelle e da lì è scaturito il famoso fuoco. Non sempre riesco ad uscire completamente dalla sfera letteraria, per cui a volte mi capita di essere talmente immersa nel “mio” mondo romanzesco che uscirne è difficile.
A volte davvero ho la sensazione che ci sia quella sovrapposizione e tutto si amplifichi. Spero solo che raggiunta la parola “fine” del mio romanzo, allora torni ad esserci solo la realtà. Non sempre è facile far convivere entrambe le cose, soprattutto perchè mi rendo che l’immedesimazione a volte è veramente alta. Ma forse anche questo fa parte del cammino per diventare una vera scrittrice.

Stasera ho assistito ad un temporale elettrico stupefacente; il cielo buio era squarciato da lampi bianchi, chiarissimi, in grado di illuminare buona parte della città.
Mi sono anche resa conto che la battigia rappresenta un punto d’osservazione speciale; unico nel suo genere. Ero seduta sulla sabbia, a poche decine di metri dalla riva, e guardavo passare l’onda di bagnanti che solcava la passeggiata tra il mare e gli stabilimenti balneari. Ho “incontrato” persone d’ogni genere, con espressioni stralunate, entusiaste, divertite o semplicemente rilassate.
Era il tramonto, il sole si era già nascosto dietro a nuvoloni grigi da un pò; l’acqua del mare rispecchiava il cielo scuro.
Ho chiuso gli occhi e per un momento mi è sembrato che la realtà e l’immaginazione si fossero sovrapposte, perfettamente combacianti…. almeno fino a che non ho riaperto gli occhi….

…. e, Cristina, riguardo al fermarsi in tempo, magari capita che a fermarti siano fattori esterni da te; allora smetti di avvampare e ti lasci bagnare da una pioggia che non vorresti, ma che c’è e non riesci ad evitare.


 
Cristina
Lug 5, 2009 at 09:42

Ciao Barbara,
che bella questa pagina lasciata qui, ad asciugare ancora intrisa di inchiostro, d’insonne notte, di pioggia e di quel velo di tristezza che mi sembra di poter quasi sfiorare con le dita.
Come se fossi dinanzi a questo tuo mare, osservo la superficie e vi colgo molti riflessi di sentimenti che, un tempo, sono stati anche miei.
Non mi è possibile aggiungere “soluzioni” o indicarti una qualsiasi via d’uscita, poichè credo non esistano.
E perchè mi sembrerebbe di sciupare l’intensità delle tue parole.
Del paesaggio che hai dipinto. Tra realtà e immaginazione.
In quell’insenatura nascosta dagli sguardi dei giorni mi ci ritrovo spesso anch’io.
Sebbene, l’alone delle stagioni sulla mia pelle mi abbia insegnato a sfumare un po’ il colore delle mie emozioni. Proprio come un pittore che passa le dita sulla sua tela e stempera quel fuoco che troppo arde.
Oppure sono diventata un po’ più egoista. E tutto quel “troppo”, lo riverso qui, nella geografia di dune delle parole, perdendomi nel loro corpo, amando non una persona, ma un Sogno. Un territorio che non esiste, se non dentro di me.
Forse perchè troppe volte mi sono sentita in bilico tra desiderio e impossibilità. Tra proibito e ragionevole.
Sulla riva, sola con me stessa, a cercare una distanza che non sapevo scrivere, inventare.
Ed era così facile ferire e ferirsi. Subire, alla fine, tutto quel vuoto dentro, come una vertigine sulla pelle che al posto di divenire vento, si tramutava in fuoco. Amore persino per quell’assenza. Per l’eco di una mai posseduta presenza.
Finchè un giorno, senza che io me ne accorgessi, l’iride è divenuta opaca. Vagamente impermeabile. Ed ha cominciato ad evitare quei passaggi. Rifugiandosi nell’astrattezza della luce, della musica, delle parole. Dentro un ossessione. Al riparo dal temporale.

In questi giorni mi sono posta la domanda: se si possa dire di esistere, di vivere, anche senz’amore. Senza un amore carnale. Con solo un amore spirituale. Nessun corpo da sfiorare. Nessuno sguardo da incontrare. Solo energia. Curvilinea antimateria. Scintille. Di possibilità e infinite combinazioni.

Non lo so.
Poi arriva qualcosa che ti spiazza … perchè l’anima è stata per lungo tempo assetata.
E dentro le lande di quell’astrattezza, senza che tu lo abbia previsto, si stabilisce un’affinità. Un legame. Dalla superficie increspata della notte, affiora un volto. Un corpo. Un tono di voce.
Ed allora niente è più lo stesso.

In una ricorsività che sa di marea, il tempo sembra tornare indietro e cadi di nuovo prigioniera… ma questa volta di un amore “sbagliato”. Lo sai già in partenza.
Ma sei cresciuta. Sei diversa.
Bruci. Ma con attenzione. Solo te stessa. Niente di visibile all’esterno.
Però, nel frattempo, vivi tutto. Sempre sul filo teso tra realtà e immaginazione.
Senza più domande. Nè l’idea di un domani. Senza voler alcuna risposta in cambio.
Vivi quel che c’è.
E il cielo sembra dilatarsi. Toccare l’infinito.
Non ci sono più separazioni. E’ tutto di un solo unico e indefinibile colore.


 
Cristina
Lug 5, 2009 at 09:54

Perchè dopo due minuti che ho scritto qualcosa mi “banno” da sola, dicendomi “ma che cavolo ho scritto? (Troppa metafisica, come al solito…)” e vorrei poter cancellare tutto?

Forse sono solo un po’ affaticata e stanca…
Il fatto è che ci sono così tanti paesaggi dentro me che vorrei esprimere, soprattutto in poesia, ma che non riesco a dire, sinteticamente, e con le parole che vorrei… Parole che ancora non si fanno trovare.

Allora mi chiedo:
- si tratta di un evidente caso di parole troppo consumate (come le pastiglie dei freni di una vecchia auto)?
- oppure sono io che non sono ancora pronta e che devo scavare più a fondo dentro le stratificazioni della mia anima?


 
Barbara
Lug 5, 2009 at 12:18

Cri, non so come rispondere al tuo interrogativo sull’amore…. si può amare senza un corpo da sfiorare? Si può amare solo un’anima? Si può amare solo una mente? O invece senza il contatto l’amore non si compie? Non saprei….


 
Le mille e una pagina
Lug 6, 2009 at 16:08

Carissima Paola
abbiamo visto che ci avete già messe su blog! grazie mille.
Vorremmo però inviare un paio di foto, fresche di giornata e scattate apposta sia da inviare al Suo blog, sia per il nostro sito che avremo fra poco (speriamo!). Si vede meglio la libreria.
Grazie ancora
Laura e Lia
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Barbara
Lug 7, 2009 at 21:10

Care Laura e Lia, non so se sia solo un problema del mio computer…. ma non si vedono le foto….


 

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