L’eleganza del riccio: il film prime immagini

Posted by emma on Giu 27, 2009 in film da romanzi |

Ho amato il libro. amerò anche il film.

45 Comments

Catia
Giu 27, 2009 at 21:08

Idem Emma.
Sai quando arriverà in ITALIA?


 
Catia
Giu 28, 2009 at 06:54

Buongiorno,
notiziona: stamattina c’è il sole… e vi dedico una poesia
Rainer Maria Rilke

——————————————————————————–
IL POETA
Ti distacchi da me, Ora, scorrendo;
e mi ferisce ogni tuo colpo d’ala.
Che mai potrà, su te, la voce mia?
Che farò delle notti e de’ miei giorni?

Un’amante non ho, non ho dimora;
luogo non ho dove adagiar la vita.
Ciascuna cosa a cui mi getto in dono,
n’è subito ricolma; - e mi rifiuta.


 
Cristina
Giu 28, 2009 at 07:42

Ciao Catia!
Un buongiorno anche a te!

Avevo lasciato i miei saluti nel topic precedente, rispondendo ad un intervento di PPP.
Trascrivo anche qui il mio buongiorno a te, a Barbara, a Capofan, a PPP e ad Emma.

Buona Domenica a tutti voi! :)


 
emma
Giu 28, 2009 at 08:24

Il film esce il 3 luglio in francia, in gennaio 2010 in italia.


 
Catia
Giu 28, 2009 at 10:39

Grazie Emma, spero sia all’altezza del libro…
Cristina buongiorno anche a te.
Ieri pomeriggio ho conosciuto Barbara a Verona.
Un vero piacere!


 
Barbara
Giu 28, 2009 at 11:47

Buon giorno e buona domenica a tutti!
Anche per me è stato un piacere, Catia!


 
emma
Giu 28, 2009 at 11:58

Sara
Giugno 10th, 2009 at 3:01 pm
Ho appena terminato il suo nuovo libro ” Noi due come un romenzo” …STUPENDO!!!! questa copia l’ho presa in prestito dalla biblioteca pubblica della mia città ma nel pomeriggio andrò a comprarne una tutta per me….è un libro che devo sapere mio e rileggere con calma oltre che consigliare caldamente. STREPITOSA la figura di Emma. Non la conoscevo come autrice e sono stata catturata dalla fluidità e dalla profondità della linguaggio. Leggerò anche gli altri suoi libri. Ancora complimenti e GRAZIE.


 
emma
Giu 28, 2009 at 11:58

anita
Maggio 26th, 2009 at 5:56 pm
LO SO CHE E’ UN PO’( TANTO) IN RITARDO rispetto alla sua pubblicazione; ma avevo un debito, dichiarato nel mio precedente post; ergo lo estinguo. Con la promessa di mettere mano , prestissimo, ad un commento “all’altezza” del suo ultimo, appassionato e appassionante Romanzo.
RECENSIONE A “PERCHE’ TU MI HAI SORRISO”-ed.Bompiani-( motivazione alla scampata- per poco- vittoria del Premio L’Intruso in Costa Smeralda- ed. 2007):
“Può un romanzo scalfire la psiche fino alla commozione? Può un fiume in piena di parole, espressioni colorite dell’animo umano, far tremare d’emozione?
Un intreccio di sentimenti,imbastito attraverso il sottile ricamo di uno stile personalissimo e garbato intriso di sfumature che si corteggiano, ripara con delicata, accorta morbidezza, i lembi “infreddoliti” di rapporti difficili, riscaldandoli con il tepore delle passioni più dirette.
Amore, disprezzo, rancore, dolore, rimorsi e rimpianti: non ci sono filtri nel fluire del linguaggio emotivo in Paola calvetti, se non quelli quasi impercettibili e dichiaratamente “a tu per tu” tra lei e il lettore.
Che fa propria ogni lacrima, ogni sospiro, sino all’ultimo straziato/straziante saluto tra una madre ed una figlia, durante un conclusivo, sordo dialogo. “


 
emma
Giu 28, 2009 at 11:58

Sabino
Maggio 26th, 2009 at 12:17 pm
Gent.ma Paola,
noto con stupore che i commenti soprariportati sono tutti al”femminile”, quindi mi sento onorato a rappresentare il mondo maschile e ringraziarla per avermi fatto vivere momenti di intensità emotiva. Mi sono rivisto


 
emma
Giu 28, 2009 at 11:59

SABRINA
Maggio 9th, 2009 at 5:42 pm
Strepitosa Paola!
un grazie particolare da un sarda inpiantata in Francia da 4 anni e libraia sempre in Franci da 3…
non mi sono imedesimata in Emma IO SONO EMMA!
mi sono venuti i brividi!!!
Se passi per la France Comtè cerca la libreria L’Encrier a Maiche e vieni a dedicare il tuo romanzo alle mie clienti, lo consiglio vivamente e la mia più grande soddisfazione è quando tornano e mi dicono ma non è la tua storia vero???
buona vita
Sabrina


 
emma
Giu 28, 2009 at 12:00

anita
Marzo 23rd, 2009 at 10:08 am
E’ strano , data la mia professione, che non abbia pensato PRIMA a scriverle.Strano per più di un motivo: 1) perché sono una grafomane impunita( oltreché analitica giornalista, rischiosamente logorroica) e ogni occasione è buona per macchiare d’inchiostro un qualche pezzo di carta con frammenti di me e di quello che penso; 2) perché averla segnalata e avere - nel cuore- fortemente caldeggiato ( non potendolo fare praticamente) la sua vittoria al Premio L’Intruso in Costa Smeralda edizione 2007 non è servito - è vero- a farla vincere ma… a meritare una delle motivazioni più belle da me stilate, sì; 3) perché oramai, in tempi di internet, è semplice che venga in mente di interagire o semplicemente comunicare con qualcuno attraverso la posta elettronica, considerando oltretutto l’aggravante che io, con le e.mail, lavoro quotidianamente, essendo , oltre che ufficio stampa, speaker di molte campagne pubblicitarie nazionali che invio costantemente in mp3. Dunque….perché farlo ora, a distanza di oltre un anno ( anzi, direi, a questo punto, DUE) ? Perché l’altro giorno, rileggendo -per l’appunt- su di un foglio all’interno del suo libro “Perché tu mi hai sorriso” la mia motivazione ad una eventuale sua vittoria del succitato Premio Letterario ( che poi altri non è che il mio personalissimo, sincero e schietto sentimento provato senza reticenze nei riguardi dell’opera) E NEL CONSIGLIARE PER L’ENNESIMA VOLTA agli amici di divorare il romanzo, HO AVVERTITO, improvviso, il vuoto che lasciava dentro me il NON AVER COMUNICATO all’Autrice di quali e quanti brividi di passione letteraria poteva essersi resa responsabile, QUANTE valanghe emozionali aveva irreparabilmente scatenato. E lì, fulminante, l’idea: come ho fatto a non averci pensato PRIMA?! Eccomi dunque a renderla partecipe - seppur con indecente ritardo rispetto al mio scritto e anche (a questo punto) al Premio, del soffio Vitale espirato dalle sue pagine. Erano anni che non mi appassionavo alla lettura in maniera così VORACE, ingorda; provando, mano a mano, il crescente desiderio di leggere parola dopo parola, pensiero dopo pensiero; nutrendo emozione dopo emozione. Per poter giungere (con curioso appetito mentale ed emotivo) al compimento dei periodi sintattici non vedendo l’ora di dare l’attacco al capoverso successivo. E, così facendo, appassionarmi, sempre più nel cercare un’insaziabile abboffata letteraria, che non porta MAI all’indigestione ma provoca, assuefacendomi, altro insaziabile appetito.
Con gratitudine.
Anita
P.S.Mi piacerebbe farle avere la mia recensione a “Perché tu mi hai sorriso” , anche se…fuori tempo massimo.
Grazie


 
pablo paolo peretti Copenaghen
Giu 28, 2009 at 12:01

A CRISTINA E AI MIEI OCMPAGNI DI VIAGGIO

Riassuntino:
ore 12,28…rientrato dopo 4 ore dalla spiaggetta di Føns. Føns è una spiaggia che inizia dove termina il bosco. Nord Fynn.E’ una piccola spiaggia insenatura. Dalla riva si vede la penisola dello Jutland. Non ci sono alberghi, solo 5 case di pescatori… e su due isole separate si trovano due mega ville che te le raccomando. Non ci sono turisti, solo locali. Stamane, i miei vicini di spiaggia erano una nonna col nipotino. Io mi ero portato con me , musica , macchina fotografica, telefono e libro. Al ritorno, visita alla tomba BUTTATA LI’ con una croce bel visibile di uno degli ultimi banditi giustiziati (impiccagione) in Danimarca). Pensa che nella fattoria c’è una cassaforte di legno del 1795 rubata da lui e ritrovata in quanto catturato. Mi fa nostalgia vederlo sepolto lì in mezzo al bosco da solo,senza nome… Anche se negli annuari di storia locali compare eccome se compare il suo nome. Insomma un piccolo pensiero non fa mai male a nessuno nè da vivo nè da morto. Poi fermo la bicicletta su di una distesa di grano giallissima e mi faccio un’auto foto con due tre papaveri vicini. La spiaggia ha una sabbia finissima e l’acqua è naturalemnte trasparente. C’è solo un piccolissimo chiosco che vende gelati e bibite… il tutto sembra fermo agli anni 40-50 . Ora sono ritornato alla fattoria. Pausa sole, oggi picchia in maniera incredibile. Sedia a dondolo appesa all’abero e al fresco, e via con la rilettura di “LA RICERCA DELLA FELICUTA´” di Houellebecq. Lo considero uno stronzo, noioso e pesantissimo…eppure mi affascina. L’ho sempre mandato al diavolo, per poi comprarmi i suoi ultimi libri.(non si fa così anche in amore…) Li ho tutti. Questo libro è folgorante, ed indispensabile per un poeta che vuole spaziare un pò di più nella poesia contemporanea e lui è un maestro indiscusso, cosa che copio alla mia maniera. Qui la sua considerazioen di cosa vuol dire essere poeti ( non ti aggiungo altro e compralo… mi ringrazierai).
Ritorno a mangiarmi i miei smørrebrød pane nero imburrato con un sacco di cose buone sopra , e riprendo la mia lunga siesta estiva.
Un bacio PPP


 
emma
Giu 28, 2009 at 12:37

PPP ho deciso: DEVO VENIRE LI!!!
Mi darò da fare per pubblicare il romanzo in danimarca solo per venire lì e stare con voi!
Un bacio


 
pablo paolo peretti Copenaghen
Giu 28, 2009 at 13:18

Cara Emma
casa mia è sempre aperta per te…quando vuoi.

Ufficio pro Calvetti Danimarca.
Baci tuo pr. danese

PPP2009


 
Cristina
Giu 28, 2009 at 14:12

Ehm … c’è posto anche per me?
Io non mando preavvisi, sono così. Quando la marea della libertà e degli spazi ampi sale, prendo un aereo e vengo lì. La spiaggia che hai descritto, le case dei pescatori, la tomba senza nome, il campo di grano con i due tre papaveri… Solitudine, silenzio, contemplazione, poesia. E’ come se li vedessi tutti questi posti, ma non con i miei occhi, bensì con gli occhi della mia anima.

A volte di pomeriggio alla tele trasmettono dei telefilm basati sui romanzi di Rosamund Pilcher. Non sono una sua lettrice. Però quando vedo le immagini, mi fermo. Non posso non rubare con lo sguardo luoghi che sento chiamarmi da lontano. Il cast è tutto tedesco, ma credo che le location siano tutte sparse tra il Devon e la Cornovaglia.
Verde, di ogni variazione e luce. Rocce a strapiombo sul mare. Spiaggie di sabbia finissima, solitarie e spazzate dal vento.
La tua descrizione mi sembra ancora più magnetica e suggestiva.

Chissà se un paesaggio può guarire. Guarire dall’inquietudine, intendo.

Allora PPP mi consigli il libro di Houellebecq …
Giusto tra un po’ avevo in mente di fare un giretto in libreria.
Magari provo a vedere. Ti saprò dire. Ne sfoglierà alcune pagine, leggerò alcuni passi e chissà se sarà come quando t’innamori, ma ti comporti da scemo perchè non lo vuoi ammettere nemmeno a te stesso…

Quando vieni in Veneto portaci un pezzetto di luce della Danimarca.
Due foto. Una canzone in danese sull’Ipod. La ricetta di un dolce tipico.
Intanto salutami quei posti. Salutami il mare e anche la tomba di questo bandito…
Figura affascinante, anche la storia della cassaforte … Mi verrebbe voglia di indagare. Di saperne di più. Che vita sarà stata la sua?
Avrà amato e sarà stato ricambiato?

Grazie PPP!

E un abbraccio e buon pomeriggio a voi tutti!

Ps.: Catia e Barbara, vi siete già conosciute?
Io parto da zero a Venezia … sarò impacciatissima…


 
Cristina
Giu 28, 2009 at 14:50

Devo ancora crescere.
Questo Houellebecq mi spiazza.
Ho trovato in rete alcuni stralci del suo libro.
E poi dicevano che, all’epoca, Leopardi oppure Kierkegaard e Schopenhauer erano pessimisti…
Io capisco il decadentismo moderno, questa solitudine nella folla che sento anch’io, le emozioni che stridono in contrasti e contraddizioni, ma mi sembra una lucidità metallica troppo fredda. Quasi da psicanalisi.
Un’assenza di luce, di un qualsiasi spiraglio, interstizio, qualcosa, in cui vi sia la possibilità di vedere qualcosa di bello, al di la questo accentramento di volti, corpi, miserie e cieli cupi.
Non voglio pensare che l’essere poeta si esplichi soltanto in questo. Perchè allora non potrà mai nemmeno sperare di esserlo.
Perchè io cerco la luce nel buio. La gioia fuggita via nelle lacrime. Il congiungersi, sia pure di un dettaglio, come una nota, un fiore, un ritaglio di cielo, dentro la solitudine.
Altri poeti sono stati pagine intrise di pioggia, ma l’hanno fatto con l’intensità della sofferenza, forse cercando di liberarsene, di gridare, di opporvisi. Invece nelle parole di questo scrittore vedo un bisturi. Quel bisturi che ho conosciuto io stessa, all’università, scandagliando la mia storia, dissipando ragioni sottaciute per anni. Nessuna emozione, però. Solo una sarcastica, incolore lucidità.
Infine, la fissa per il corpo … che se scritto con delicatezza diventa incanto, ma buttato sulla pagina, così, come uno schiaffo, perde di valore e diventa il solito “slang” prevalentemente al maschile. Ho detestato Faber per come scriveva d’amore. Perchè per me non era uno scrivere d’amore. Lawrence, certi libri di Moravia …

Ma forse, dipende da me, come scrivevo all’inizio devo ancora crescere…
Anche se sono anni che lo dico.

Non so, sarò ingenua e lontana dalla realtà, ma preferisco Rilke con le sue Lettere ad un giovane poeta.
Per quanto riguarda la modernità, magari mi leggo qualche sociologo tipo Bauman, Simmel o Norbert Elias. Per lo meno trovo spunti di riflessione obiettiva e non un mare di catrame dove rimanere con le ali impigliate…


 
pablo paolo peretti Copenaghen
Giu 28, 2009 at 15:07

Cri carissima
sei tu che con le tue reinterpretazioni rendi ancor più magico il posto dove vivo. Ti ricordo che in questo posto da Elfi e folletti , non esistono montagne , colline, fiumi. Ci sono boschi verdissimi, spiagge immense, migliaia di laghi naturali chiamati “Mose”. Nonostante la mancanza di fiumi la DK è ricchissima d’acqua. In tutte le guide viene consigliato di bere quella del rubinetto dolcissima e senza adittivi (cloro & c.).

dal libro:

Un poeta morto non scrive più. Di qui l’importanza di restare vivi. Accettare questo ragionamento semplice vi riuscirà talvolta difficile. In particolare durante i periodi di sterilità creatrice prolungata.Il vostro rimanere in vita vi sembrerà, in questi casi, dolorosamente inutile; a ogni modo, non scriverete più. Se non scrivete più, è forse il preludio di un cambiamento di forma. O di un cambiamento di tema.O di entrambe le cose. O è forse , effettivamente, il preludio della vostra morte creatrice…. Credete all’identità fra il Vero, il Bello e il Bene. La società in cui vivete ha lo scopo di distruggervi. Voi avete lo stesso scopo nei suoi confronti. L’arma che userà è l’indifferenza. Non potete permettervi di adottare lo stesso atteggiamento…PASSATE ALL’ATTACCO!
Baci ppp


 
pablo paolo peretti Copenaghen
Giu 28, 2009 at 15:09

P.S.: Prendo da tutti il meglio…Il peggio lo lascio all’autore stesso!
Così nel caso di Michel & C.

PPP 2009


 
Barbara
Giu 28, 2009 at 15:19

Cristina, stai tranquilla…. io e Catia ci siamo conosciute ed è stato un incontro piacevole. Sono certa che con te sarà lo stesso. L’importante è che ti rilassi e ti mostri per quella che sei, poi tutto il resto verrà da sè. In fin dei conti, anche se in maniera solo epistolare, ci conosciamo già da un pò.
Nella vita non si finisce mai di crescere, sotto tutti i punti di vista, per cui non preoccuparti e non sentirti troppo giovane.
Sei una donna, con tutti i pro e i contro che questo comporta. Con le certezze e le insicurezze che la tua età comprende.
Hai vissuto, visto cose, sperimentato situazioni.
Tutto questo ti porta a vedere la vita sotto un certo punto di vista. Tuo e personalissimo.
Come per ognugno di noi.
Ci sfioriamo, ci incontriamo, ma poi ognuno di noi è un’entità a sé. Un piccolo mondo fatto di emozioni e sensazioni.
C’è chi scrive del buio perché segretamente, a volte inconsciamente, cerca di esorcizzarlo. Come, d’ altro canto, c’è chi scrive di luce perché la cerca, nella speranza di trovarla.
Scrivere d’amore non è facile. Comporta talmente tanti lati oscuri su cui fare luce, che non sempre si raggiunge il risultato ambito.
Ognuno vive l’amore in maniera unica, per cui ne scrive anche in maniera unica.

Per quanto riguarda i film basati sui libri di Rosamund Pilcher, che tristezza, mia cara Cristina!
Siamo due quasi casalinghe, quasi disperate…. Per fortuna la vita cambia, e ci tiene impegnate…. Con la famiglia e la scrittura…. liberandoci dall’incombenza dei film pomeridiani!
Tranquilla, non c’è niente di male nel guardarli, li guardavo anch’io quand’ ero incinta e il pancione si faceva sempre più pesante da portare a spasso.
Ma una bella passeggiata nel parco, anche se con scenari meno romantici, è certamente più ricca di colore. Se non fosse altro per le persone che incontri, silenziose e sconosciute compagne di nuove riflessioni.
Io comunque non mi sento disperata…. anche perchè non ho il giardino, di conseguenza niente giardiniere a lenire la malinconia….

Pablo Paolo, vorrei dirti, tra amici, che se continuerai a deliziarci con i tuoi racconti della fattoria e della spiaggia…. la maratona la organizziamo lì. Ci stai?


 
Barbara
Giu 28, 2009 at 15:56

Catia…. ricominciamo con i numeri, che dici?
Come sui bigliettini del gratta e vinci, ritenta e sarai più fortunato…. Noi ritentiamo!

100 (che equivale a 1)

…. Chi comincia è a metà dell’opera…. ma chi è a metà dell’opera è perchè ha cominciato bene?


 
Catia
Giu 28, 2009 at 19:04

Giusto Barbara!
Ho letto i vostri post interessantissimi.
Pablo sempre più poetico, Cristina un fiume di parole (piacevoli) e la schiettezza di Barbara che ricomincia a dare i numeri eh eh…
tornata ora dalla piscina a dopo.
Baci a tutti
Emma domani si ricomincia con il mal di pancia…Pietro venerdì conclude con gli orali. è il quinto delle interrogazioni.


 
Cristina
Giu 28, 2009 at 19:17

PPP! Grazie! :)
che altro aggiungere?
Raccolgo altri dettagli da riporre accanto alla tua spiaggia.
E provo ad immaginarmi anche il sapore dell’acqua di rubinetto …
Qui il cloro va per la maggiore. Perciò dev’essere diverso. A piccoli sorsi.
Come l’amore. La vita invece sfugge la misura, la “definizione”. Credo detti lei il ritmo…

Barbara, in ognuno di noi si nasconde tutto un mondo.
Quando vi incontrerò non penserò a niente. Sentirò l’emozione e sarò me stessa.
All’inizio un po’ impacciata, o forse no, perchè come dici tu, anche se manca un volto, il profilo di un corpo, il suono della voce, attraverso le parole, i pensieri, un po’ già ci conosciamo. Forse sarà una specie di deja-vù. O il ritrovare un paesaggio inscritto indietro nel tempo, che da tantissimi anni non rivedevamo.
Una sensazione di familiarità.
Alla quale finalmente si aggiungerà un colore d’occhi. La particolarità di un’espressione del viso. Infiniti e minuscoli particolari.
Costellazioni.

Sono d’accordo con te. Su chi scrive del buio per esorcizzare ombre celate dietro l’iride.
Su chi scrive della luce, nella speranza di trovarla, da qualche parte.
In merito all’amore, sì, non è facile scriverne e rimanere in equilibrio, senza cadere negli estremi. Quello a cui io mi riferivo è il troppo esplicito. Come certe scene macabre nei gialli e nei thriller, portate all’estremo, ma non tanto per fini narrativi, quanto … non lo so, per quale motivo. Agatha Christie scriveva gialli ugualmente ben congegnati senza sentire il bisogno di ricorrere a descrizioni troppo crude.
Allo stesso modo, molti alti libri hanno parlato e parlano d’amore senza per questo inserire pagine che scivolano nel troppo evidente. Trovo più sottile quel far capire senza descrivere (ma la letteratura, poi, non dovrebbe essere esattamente questo? Evocare, senza dire? Indicare vagamente, per lasciar immaginare, senza sostituirsi al lettore?), quel vedo-non-vedo.
Restando in tema: dei film di Rosamund Pilcher non ricordo una trama. Guardo distrattamente, tra un’annotazione e l’altra, rapita dai paesaggi e dai miei sogni ad occhi aperti al riguardo.
Non mi sento casalinga. E’ una definizione che va contro tutto quello che avrei desiderato per me stessa. Disperata, nemmeno. Inquieta semmai.
Ma casalinga è una parola che cambierei. Manager della casa. Organizzatrice domestica. Diamo un po’ di dignità a questa parte consistente che la società ancora non riconosce come un vero e proprio lavoro alle donne.
Odio quando mi chiedono: ma tu di che cosa ti occupi/che lavoro fai?
Mi verrebbe da rispondere sono un’apprendista della vita. Studio, osservo, imparo. Tra le altre cose, scrivo.
Perchè le persone devono definirsi in base al fare e non in base all’essere? In fondo l’amore, l’amicizia, il senso della nostra stessa esistenza, alla fine di tutto, non si esplica forse nell’essere più che nel fare.
Una volta raggiunta la pensione, che cosa rimane di noi?
Perchè non si chiede mai: che cosa sei? Che tipo di persona sei?
C’era una frase in una canzone degli Aventura, che faceva: “Let me find out”.
Letterale: permettimi di trovarmi fuori. Di uscire fuori.
Scoprimi.
Ecco questo è il mio fare. Questo è l’essere che incontra il fare.

Sto divagando e ho perso il filo del discorso dal quale ero partita…
In ogni caso poso la penna ed esco in terrazza, vado a vestirmi di sera.

Un abbraccio!

Ps.: PPP illuminante però il brano che hai riportato. Coglie nel segno e fa vibrare quelle corde dell’anima più in profondità nascoste…


 
Barbara
Giu 28, 2009 at 21:15

Catia…. scherza, scherza!! Ma se poi vinciamo vedi che mi ringrazi….
Cara Cristina, il fatto è che se non hai uno stipendio fisso a fine mese, regolarmente erogato da chicchessia, fatichi a definire quello che fai.
Io sono mamma, scrittrice, organizzatrice di varie cose qui intorno, sono negli organi colleggiali, ma se mi chiedono che lavoro faccio cosa posso rispondere?
E’ così, inutile girarci intorno.
E lo so che non sei disperata, era un modo di dire il mio!!
Piuttosto ricordati di esercitarti a stare in alto (coi piedi), sennò….

Un abbraccione a tutti!!


 
Cristina
Giu 29, 2009 at 07:25

Ciao Barbara e buongiono a tutti!
Questa mattina sto facendo molte p.r. al posto di mettermi da brava a scrivere…

Non mi arrendo alla facile definizione di “casalinga”!
Shakespeare, si dice, quando non trovava le parole se le inventava.
Io mi inventerò un’alternativa alla “casalinga”.

Non mi sto proprio esercitando a stare in alto … con la fantasia ed i pensieri sì. In questo caso non ho nemmeno bisogno dei tacchi ;) ma con i piedi …
sto camminando scalza per casa, per ogni tipo di calzatura mi “punge” i piedi.
Sono andata avanti due giorni a bucare con l’ago sterilizzato le veschiche… Ormai avevo i piedi più bucati della pastasfoglia per fare le torte salate!
Di zeppe ne ho un paio solo, sono dei sandali…
ma un piede piccolo con le zeppe non mi sembra molto bello. Fa molto mattone ai piedi.
Il giusto compromesso tra i tacchi e e la comodità delle scarpe da ginnastica, sai qual’è? Gli stivali. Solo che d’estate non è il caso di indossarli…

Mi tuffo tra le pagine bianche.

A presto!


 
Barbara
Giu 29, 2009 at 08:17

Cristina, leggi la posta…. E capiscimi se puoi.


 
Catia
Giu 29, 2009 at 08:24

Qui si passa dall’eleganza del riccio alle vesciche. Perdona la franchezza Cristina, ma preferisco parlare del quotidiano dietro le quinte del blog.
E Vi saluto, cari amici fino a giovedì, un frammento di dolore di Simone de Beauvoir:

“Una porta chiusa; dietro, qualcosa ci aspetta al varco. Non si aprirà, se io non mi muovo. Non muoversi; mai più. Fermare il tempo e la vita.
Ma so che mi muoverò. La porta si aprirà lentamente, e vedrò che cosa c’è dietro. C’è l’avvenire. La porta dell’avvenire sta per aprirsi. Lentamente. Implacabilmente. Io sono sulla soglia. C’è soltanto questa porta e ciò che v’è nascosto dietro. Ho paura. E non posso chiamar nessuno in aiuto.
Ho paura.”

Una donna spezzata - Simone de Beauvoir


 
Cristina
Giu 29, 2009 at 10:47

Mi scuso, con la riverenza ;), con Catia … C’hai ragione.
Lasciamo la quotidianità dietro le quinte. Anche se … anche se …
La letteratura di cosa è fatta?
Citare pagine di alta letteratura può permetterci di conoscere davvero le persone?
Come vivono? Cosa fanno? Cosa pensano? Cosa pensano anche degli estratti che pubblicano…

Ad ogni modo, ora basta parlare di scarpe e affini.

Ma nemmeno (a quest’ora) mi metto a fare la “moviola” delle parole di Simone de Beauvoir.

Lascio invece un abbraccio a Barbara. Abbiamo già chiarito… anche se per me non c’era nulla da chiarire, perchè andava già tutto bene! :)

Un abbraccio a tutti.


 
Catia
Giu 29, 2009 at 11:15

Cara Cristina,
continuo a non capire. A me di conoscere una persona dal numero di vesciche che ha sui piedi non m’importa nulla.
E lo dico con una punta di sana ironia. Mai mi sono atteggiata ad intellettuale perchè non lo sono. E’ bello quando parli di poesia con Pablo, ecco questo è interessante…
Ne parleremo a quattr’occhi a Venezia con immenso piacere.
Naturalmente cari colleghi blogghisti questo è un mio pensiero. Sentivo di esprimere un disappunto e l’ho fatto.
Buona giornata a tutti.
Catia


 
Catia
Giu 29, 2009 at 11:20

Ah Cristina… visto che ho qualche anno più di te perchè ahimè ( o per fortuna, dipende dai punti di vista) nel ‘74 anch’io ero già al mondo… posso dirti che i rapporti più belli nascono dagli scontri e dalla differenza di opinioni.
Magari è di buon auspicio per il nostro.


 
Cristina
Giu 29, 2009 at 11:40

Mi hai preceduta Catia.
Stavo cucinando ma non mi sentivo tranquilla. Dunque sono tornata qua.
Volevo correggere il tiro e dire che non intendevo polemizzare o rispondere con acredine.
Ma piuttosto come te, esprimere un mio pensiero, con ironia (non mi riesce di tirarla fuori con leggerezza perchè non è una dote naturale, bensì un qualcosa che cerco di imparare) e con una vena di disappunto, che vedi, alla fine s’incontra con il tuo.
Solo che parte da due presupposti differenti, ma neanche troppo lontani.
Perchè anch’io vorrei scoprire le persone, conoscerle…
Solo non sempre si riesce a tenere alta la tensione. A volte la quotidianità ci mette lo zampino.
Prendi per esempio Paola. Io son partita parlando solo di libri. Ma ci sono giorni in cui non ti viene di parlar solo di quello. E allora scrivi di come sei. Dell’istante che stai vivendo.
Ho imparato che anche questo è conoscere una persona.
Forse sono io che traviso l’intento di questo forum e delle persone che vi scrivono.
Che penso che tra una lettura e l’altra, un parlar di poesia o di narrativa, non ci stoni anche divagare e trascrivere dettagli che i libri non permettono di condividere.
Il mio voleva essere un sorridere con Barbara, perchè dietro quella disavventura ci sta un discorso tutto nostro. Ecco l’unica cosa avrei potuto passarlo nel silenzio qua e condividerlo, altrove, solo con Barbara.
Ma ormai “la frittata”, come si dice, è fatta… ;)

Ad ogni modo Catia, non ce l’ho con te, non sono risentita e quel disappunto iniziale mi è passato. Cercherò di prendere per la manica, giusto in tempo, la mia quotidianità quando vorrà troppo adagiarsi su queste pagine.

Il tuo brano s’intona con le notizie del tg. Quelle provenienti dall’Iran e dall’Honduras.
Ma s’intona anche con certi momenti delle mie giornate.
Paura d’amare. Paura di invecchiare. Paura della solitudine.
Qual’è la paura (a parte quella per le sorti della pace nel mondo) più grande oggi?

Com’è diversa questa riflessione, dai toni di Memorie di una ragazza per bene…


 
Barbara
Giu 29, 2009 at 11:49

Aprire la porta non sempre è facile.
Comporta una buona dose di coraggio; perchè l’ignoto spaventa tutti. Si spera di trovare una luce positiva, calda e avvolgente, in grado di guidarci verso la realizzazione dei nostri sogni. Ma non abbiamo la certezza che in realtà quella luce sia calda. Potrebbe trattarsi anche di un vento freddo, gelido e tagliente, che avvolge e trascina verso lidi non voluti.
Non sempre si può scegliere, ovvio. Ma tenere la porta chiusa non è mai la cosa più saggia da fare. Osare, provare, gettarsi in nuove esperienze, questa secondo me è la cosa più saggia. La scelta che ci può condurre verso i nostri reali obiettivi.
Conoscere le persone è come aprire una porta.
E per fare ciò anche la nostra deve essere aperta, se non spalancata quantomeno accostata.
Citare pagine di alta letteratura può permetterci di conoscere davvero le persone? In parte sì. Ci aiuta a comprendere cosa cerchino nella vita, quali strade siano propensi a percorrere. Perchè leggano un autore piuttosto che un altro.
La comprensione totale dell’altra persona non avverrà mai. Nemmeno tra persone vicine. Ognuno ha dei lati privati, che vanno custoditi gelosamente, come tesori preziosi.
La prima impressione non sempre è quella giusta, come lo scontro non sempre cela differenze. Capita che i rapporti più saldi nascano da approcci burrascosi.

Tutto questo per dire che, in un luogo prezioso come questo, l’incontro di anime è ciò che maggiormente conta.
Le nostre anime sono fatte della nostra quotidianità, che poi diventa letteratura per noi che ambiamo alla scrittura.
Tutto il resto conta immensamente per noi, ma se non lo “usiamo” al meglio per la nostra scrittura allora è un dono sprecato.
Siamo fortunati, per quello che scriviamo, e per avere un luogo come questo in cui parlarne.
Tra amici e “colleghi”.
Ospiti a casa di Paola/Emma, che gentilmente ci presta il suo divano e le sue tazze di tè.

Un pensiero speciale ai “nostri” maturandi, Giulia e Pietro.


 
Barbara
Giu 29, 2009 at 11:59

Per rispondere a Cristina, cos’è davvero la paura?
Io ti do il mio personalissimo punto di vista:
Per me la paura è svegliarmi una mattina e accorgermi di aver sprecato la mia vita. Di essermi trincerata dietro false scuse, di aver speso male le mie occasioni.
La paura per la solitudine credo subentri nel momento in cui non siamo in pace con noi stessi, quella di amare, quando non ci amiamo a sufficienza da donarci all’altro. Paura di invecchiare? Se ci giochiamo bene le nostre carte, senza troppi rimpianti o rimorsi, la vecchiaia dovrebbe portare con sè un velo di nostalgia e malinconia, e non la paura.
Questo è il mio personalissimo punto di vista. Tutte le altre paure, a partire da quelle che riguardano la salute e la felicità per chi amiamo, le considero scontate e fisioligiche; insite naturalmente nell’animo umano.

“Chi non ha paura di morire, muore una volta sola” diceva Paolo Borsellino.
Se evitiamo di farci ammazzare dalla quoridianità dei nostri timori, e li affrontiamo a viso aperto, forse potremmo imparare a vivere meglio.


 
Cristina
Giu 29, 2009 at 12:03

Ma quanta fatica, quando c’è troppo vento (dentro), tenere quella porta aperta.
Talvolta capita che una corrente d’aria la faccia sbattere. Altre che semplicemente si socchiuda da sola, indietreggiando…
L’importante però è tornare a controllare quella porta. A spalancarla se qualche volta un po’ si chiude. A metterci vicino un fermaporta se il vento soffia con impeto.


 
Cristina
Giu 29, 2009 at 12:09

Un lampo di luce, Barbara.
E’ arrivato mio marito. Magari torno fra un po’ … perchè le tue parole mi colpiscono. Si allineano alle mie, ai miei stati d’animo.
Con qualche differenza.
Rifletto sulle occasioni che ho vissuto e sulla parola “rimpianti”.
Due gocce di sale.
Ancora bruciano. Non ne sono venuta completamente a patti.


 
Barbara
Giu 29, 2009 at 12:12

E qui concludo, per il momento. Parlare di noi, qui, non è sbagliato. Porsi domande induce tutti noi a riflettere, aiutandoci a fare un’introspezione che magari avremmo rimandato ad altri momenti.
Se poi si fanno commenti sul quotidiano, per carità niente di male. Ciò che conta è che tutto ciò che scriviamo qui possa portare a conoscerci meglio e a rispettarci ancor di più.
Prendi me, Cristina, ad esempio.
Io sono entrata in questo forum in punta di piedi, incuriosita dalla citazione che Paola faceva di Montegrotto.
Poi mi sono interessata alle discussioni degli altri membri, osservandole rispettosamente da lontano per un pò. Quando mi sono sentita pronta ho iniziato a interagire con gli altri, scoprendo delle belle persone, con sensibilità d’animo e cultura.
Il mio approccio è sempre quello del rispetto, per chi ha vissuto più di me, per esperienze che io non ho ancora avuto il modo di conoscere, per una conoscenza letteraria, quella vostra, che mi fa sentire curiosa e incompleta; che mi stimola a leggere maggiormente.
Poi sono stata scherzosamente “eletta” vicecapofan, ma che onore! Avrò letto un decimo delle cose che capofan cita qua e là con una naturalezza impressionante.
Pablo mi ha fatto scoprire la passione per la poesia. Catia mi ha citato di recente Montale e Prevert, dimostrandomi come ci sia una certa affinità nei nostri gusti. Tu, Cristina, mi porti a fare riflessioni di vario genere, di continuo, stimolando i miei pensieri.
Paola, naturalmente, mi ha permesso tutto questo. Il mio essere qui ora.
E Alina…. lontana, ora in altri lidi, mi fa sempre pensare al mare. Angelita mi affascina con la sua professione di libraia.
Vedi, questo blog è in continua evoluzione, come noi!
Che c’è di meglio, se non contrubuire a questa evoluzione?


 
pablo paolo peretti Copenaghen
Giu 29, 2009 at 12:22

La paura più grande per me è quella di morire incompiuto, intanto da uomo imperfetto mi beo del presente.
PPP 2009


 
Barbara
Giu 29, 2009 at 12:26

Bravo Pablo Paolo…. vedi abbiamo detto la stessa cosa, solo che tu hai il magico e raro dono della sintesi!!
Si prospetta davvero interessante il nostro incontro veneziano.


 
capofan
Giu 29, 2009 at 16:05

Giulia, l’esaminanda, l’ho conosciuta poco prima d’incontrare la Paolina, quando fu della Maratonadamore. Mi spiegò come si faceva per raggiungere la piazza con i mezzi, e alla fine le chiesi di chiamare un taxi, dopo aver finto di esitare un po’ per non deluderla. Non poteva sapere che io (ormai, da giovane era diverso) o non mi muovo da casa, oppure lo faccio senza badare a spese. Ricordo la sua divertente obiezione “guarda che a Milano i taxi costano”, e io “non ci credrai ma anche a Roma”, eh eh…

Venne il taxi e alla guida c’era un vecchio che durante il percorso m’intrattenne con osservazioni sul traffico e sui sensi di marcia, cui io rispondevo “eh, lo so” trattenendomi dall’aggiungere, come avrei voluto “che cazz’avù fa’?”, alla pescarese, che era la battuta che mi veniva spontanea… ah ah…

Oppure avrei potuto rispondere come un tassinaro romano, che rivolto a un vecchio che aveva protestato per una manovra agitando un braccio, aveva mormorato “ahò, puzzi già de morto e ancora vai rompendo er c..” uah uah uah… vabè (Emma non approverà, lo so, ma tanto ci sono abituato)

Auguri alla Giulia e un saluto da parte mia


 
Barbara
Giu 29, 2009 at 16:19

Il messaggio di capofan mi fa venire in mente che dobbiamo ringraziare Giulia e Pietro, che con la loro giovane età e gli esami in corso d’opera, hanno permesso a noi, chi più chi meno, di ripensare a momenti particolari del nostro passato.


 
Catia
Giu 29, 2009 at 17:25

Cara Barbara il momento particolare si avvicina, tra un pò Pietro saprà come sono andati gli scritti. Cristina allora i cazziatoni servono eh?! Ma che belle cose hai scritto, vedi che le litigate sono stimolanti! Ah per Venezia ho pronti i guantoni da boxer, peggio per te baby…
Dai scherzo, che tensione che ho, vi dirò…
le mie paure?! Sono ipocondriaca, il minimo dolore e già scappo dal medico con diagnosi tutte mie puntualmente smentite, fortunatamente.
Quindi Cristina siamo tutti sulla stessa barca, chiamata Manicomio, ah ah ah.
a dopo cari


 
Catia
Giu 29, 2009 at 17:27

E per gli ipocondriaci c’è un epitaffio bellissimo che ho sentito citare da Roberto Gervaso, storico ipocondriaco:
Ve l’avevo detto che avevo qualcosa!


 
Catia
Giu 29, 2009 at 17:30

naturalmente capofan po’ si scrive così lo so non pò, pardon.
Un saluto al Divino Pablo poeta dell’incompiuto…


 
Barbara
Giu 29, 2009 at 17:34

Catia…. in bocca al lupo per Pietro. Sono certa che gli scritti saranno andati bene!!


 
Catia
Giu 29, 2009 at 18:27

Ragazzi 35 punti + 18 di credito che aveva è matematicamente promosso. Per l’orale attribuiscono 10 punti solo per la tesina ma lui è sicuro di avere un punteggio sicuramente più alto! I’m very happy… Barbara giochiamo l’enalottooooooo


 
Barbara
Giu 29, 2009 at 18:32

Giochiamo sì…. prima di andare a dormire ti do i numeri di oggi!!

E bravo Pietro!!


 

Reply

Spam protection by WP Captcha-Free

Copyright © 2012 Sogni&Bisogni All rights reserved. Theme by Laptop Geek.