UNA TRAMA POSITIVA

Una nuova libreria. Una nuova storia. Quattro giorni di riposo, che per me significa mettere in ordine, pulire, ordinare carte sparse sulla scrivania, stare chiusa in casa. La mia vacanza e benedetto il ponte del 2 giugno. Ma significa scrivere e rispondere a voi, amici del blog e lettori, che scrivere ogni giorni mentre io riesco a farlo solo una volta la settimana: so che capite, la mia vita (che anno bellissimo!)dal 14 febbraio, quando ci incontrammo per la Maratona, trascorre tra ufficio, figli, romanzi e… librerie, con un’incursione notturna negli studi della Rai per Linea Notte. Ah, devo anche scrivere gli articoli per IO DONNA e sto lavorando a un libro sulla comunità di Case famiglia del CAF, al quale contribuisco come volontaria. Escusatio non petita… accusatio manifesta: mi sto giustificando perché mantenete un blog signficiherebbe, forse, intervenire ad ogni vostro commento, ma io preferisco che questa sia una piazza libera nella quale ogni tanto getto un tema o qualche riflessione. Bene. Dopo la mia presentazione a Chieri (ultima tappa dopo Biella e Ivrea) vi racconto la storia della Libreria della Torre di questo incredibile luogo a nemmeno mezz’ora da Torino. Incredibile per gli scettici per chi intende la cosiddetta imprenditoria al femminile, come la sintesi di storie di bulloni e fabbriche o commercio inusuale, invece la storia di Elena e Giorgia, giovani libraie di Chieri è pura imprenditoria al femminile, energia e creatività. Elena e Giorgia hanno più o meno 35 anni, sono molto carine e simpatiche e, come tante donne che sto incontrando (protagoniste della Guida alle librerie italiane che forse un editore mi farà scrivere…chissà), un bel giorno si sono decise. Apriamo una libreria. Come Angelita e come tante altre. Le fotografie dimostrano come in uno spazio di nemmeno sessanta metri quadri (Angelita guarda le foto alle pareti! Come dicevamo a Sondrio…) si possa realizzare un Sogno. Questo risponde anche a coloro che criticano Emma scrivendo (vedi blog francesi) che è troppo ottimista, troppo positiva eccetera… Invece di Emme è ricca l’Italia. Bene. Elena e Giorgia hanno creato questo luogo dell’anima in pochi mesi, si sono rimboccate le maniche, incuranti della concorrenza e sono diventate protagoniste della loro libreria, che quando ho presentato Noi due come un romanzo, era pienissima di amici e amiche con i quali abbiamo parlato del romanzo, certo, ma di altro. Anche. Dei romanzi, di come amiamo i libri in modo sconsiderato e totale, di come imperterrite, continuiamo a credere che sia possibile lavorare… vendendo libri. Non scrivo considerazioni particolarmente illuminanti, non rispondo ai vostri commenti sulla letteratura erotica e sugli argomenti che avete trattato la vanità! Cosa è la vanità? Mah, bene quello che scrivete) non voglio parlami addosso, né scuarmi per la mia latitanza, né lamentarmi per la stanchezza di girare librerie in tutto il Paese (mi aspetta la Toscana a metà giugno), ma dirvi che vi voglio bene, che sono felice, ogni volta, di trovare conferma al sogno di Emma: fare la libraia. Perché sono assolutamente certa che alla globalizzazione e al “pensiero unico” di una società sempre più devota ai centri commerciali e a negozi che hanno perso la loro vocazione alla relazione umana, si risponda con i fatti. E la Libreria della Torre è un fatto. E le persone che si ritrovano, di sabato pomeriggio, a incontrare una scrittrice o uno scrittore vagabondo di passaggio, sono la rappresentazione vivente di una possibilità. Quella del rapporto umano, carne con carne, occhi negli occhi, pensiero con pensiero. Sono una romantica? Non credo. Perché quando entro in una libreria come questa dimentico la stanchezza, le ore passate al computer a scrivere, la solitudine (sì, Cristina, capisco la solitudine della quale scrivi nel tuo post alla libreria di Angelita) svanisce, si eclissa… e non c’è schermo televisivo che tenga (anche se mi diverto molto a battibeccare con Mannoni a Linea Notte, suggerendo romanzi che altrimenti non arriverebbero al piccolo schermo…anche di autori morti o giovani… e poco televisivi…), non c’è concorrenza. Continuo a pensare (e a vivere sulla mia pelle) che incontrare un’autrice, uno scrittore, un artista, un libraio o una libraia condensi il suo valore nell’unicità della relazione umana.L’unica possibilità interessante per quella che, tra un romanzo e l’altro, tra un mestiere e l’altro, tra un dolore e l’altro… ci ostiniamo a chiamare vita.