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La Fiera di Torino e una libreria speciale

Posted by emma on mag 17, 2009 in librerie del cuore

Sono stata, come molti, come quasi tutti gli scrittori/ici alla Fiera del libro di Torino: era la mia prima volta e vi assicuro che stordisce. Oh, non per l’ovvia calca, il rumore e la mancanza d’aria. Sono ovvie e sopportabili in tutte le fiere. Da bulimia di carta e libri, quello che mi è piaciuto, è stato… il numero di libri. Milioni, decine e decine le librerie/stand… Giornata breve ma densissima.Firma copie allo stand Mondadori, dibattito (immancabile) dedicato alla scrittura femminile insieme a Elena Loewenthal e Stefania Bertola allo stand IBS (che non è solo vendita via internet, ma donne deliziose e simpatiche e piene di energia), affollato e divertente: siamo così diverse Elena, Stefania ed io, che il dibattito c’è stato. Poi di corsa verso la Libreria Thérèse, piccola, deliziosa, animata libreria indipendente di Torino. Un sospiro di sollievo, fuori dalla ressa e dal casino, dentro un ambiente piccolo, riservato, che accoglie con una frase: ”Che se ne fa di tutti quei libri? Come se potesse leggerli tutti in una volta. Dalle mie parti a un tipo così si da del pazzo furioso, gli si tolgono i soldi perché non li sperperi e poi lo si manda a quel paese”. Davide, il libraio, ha 34 anni, una compagna libraia, Chiara e una bambina di due anni e mezzo, Anita. Ha lavorato come libraio i due diverse librerie di “catena” e dopo averci pensato e ripensato ha deciso di mettersi “in proprio”. L’ho deciso quando è nata Anita, mi ha detto. Una neonata dagli occhi scuri e grandi ha deciso per lui; così in quella che per decenni è stata una tabaccheria (e la tabaccaia di 84 anni, vivacissima e dagli occhi azzurri, era lì, seduta sulle panche, insieme ad altri clienti del quartiere) abbiamo iniziato a parlare. Di Noi due come un romanzo, certo, ma anche d’altro come se ci conoscessimo da anni, come se i libri che leggiamo e tocchiamo e acquistiamo, diventassero strumenti per vincere la timidezza da primo incontro. Davide avrebbe voluto altri scrittori presenti in Fiera, manco sapeva chi fossi (legittimo e assolutamente normale), ma aveva letto qualcosa di mio: essendo un libraio comme il faut si è dovuto leggere il romanzo e… sorpresa… gli è piaciuto pure. Doppia soddisfazione: Emma la libraia è arrivata al cuore di Davide il libraio. Farsi apprezzare da chi ci conosce è facile, farsi conoscere da esordiente, è fantastico. Davide mi ha scritto una mail bellissima che non pubblico per pudore. Dopo tre ore di incontro in libreria (abbiamo finito alle venti passate, ma credo che avremmo volentieri continuato…) li ho liberati dalla mia presenza, me ne sono tornata in albergo per andare a cena, pensando che se ogni quartiere avesse una libreria come Thèrese non avremmo bisogno d’altro, la smetteremmo di dire che i giovani non leggono e passano le ore a navigare su internet, la pianteremmo di piangerci addosso e giocare a chi urla più forte per vendere qualche copia o per farci notare, ci godremmo spazi come Thèrèse anche solo per incontrare persone come Davide e Chiara e come le sue clienti di quartiere, alle quali lui consiglia romanzi e saggi con semplicità e dolcezza. Luoghi che piacerebbero anche a Marc Augé che, dopo averci spiegato egregiamente cosa sono “i non-luoghi”, adesso ha pubblicato un saggio dedicato all’importanza della bicicletta. Bicicletta come mezzo per incontrare esseri umani, non solo come mezzo per andare da un luogo all’altro senza inquinare, come strumento per relazioni umane degne, serene, confortevoli e “normali”, tangibili, calde. Umane, per l’appunto. Come una piccola libreria lontana dal caos.

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