A PROPOSITO DELLE “PRESENTAZIONI” DEI LIBRI: ovvero come l’autore può aiutare il libraio
Dal sito www.bookavenue.it un articolo che mi ha fatto riflettere, da lettrice e da autrice, sul tema delle PRESENTAZIONI DEI LIBRI. Intanto il “pezzo”.
LE LIBRERIE FANTASMA “A leggere le “cose” che avvengono intorno alla libreria, sia che si tratti del rapporto Istat che dell’analisi dell’Aie è sconsolante la constatazione della fatica che la filiera editoriale incontra nel far crescere il proprio mercato. Dobbiamo ai bestseller, all’ubiquità dei libri in una varietà di canali, alle copertine sempre più belle e alle librerie sempre più accoglienti il fatto che aumenta il numero delle persone che leggono almeno un libro all’anno. Dobbiamo all’offerta al lettore di maggiori e più tempestive informazioni sulle novità e su una serie di servizi spesso on line, oltre i fattori sopra descritti, il fatto che i forti lettori aumentino un poco.Poi però, il grande mercato dei non lettori e quello meno costoso da fidelizzare (quelli che leggono da 3 a 5 libri l’anno) è terra di nessuno. Tutte le energie degli attori della filiera si concentra su pochi forti lettori e sui lettori deboli: una pacchia per i forti lettori, ma uno spreco terribile per tutti gli altri. Per carità, ci sono validissimi motivi per cui la gente legge poco e i tempi sono faticosi per tutte le filiere dei contenuti, però le operazioni ben gestite (i classici venduti insieme ai quotidiani, alcuni bestseller) hanno dimostrato che per fortuna i buoni libri si vendono, si leggono e stanno in classifica tanto tempo, a riprova del fatto che il mercato, se educato un pò, tanto fesso non è; e quindi, se i buoni libri ci sono, bisogna gestirli meglio, accompagnarli di più, trovare modi per promuoverli e venderli laddove si intercetta l’attenzione del lettore. Gli altri settori guardano la filiera editoriale per la sua capacità di introdurre continuamente nuovi prodotti. Al tempo stesso, ci sono molti spazi di innovazione gestionale che le persone (meglio: gli attori) del settore devono intraprendere, nonostante gli sforzi già fatti, se si vuole che i libri rimangano centrali nei consumi culturali delle persone. Il rischio altrimenti è che i costi per avvicinare i deboli lettori diventino sempre più alti e tutti gli attori si trovino a competere per far comprare un libro in più ai forti lettori. Mentre non si fa quasi nulla per il lettore medio (punto e basta, quello che compra da 5 a 10 libri) spaesato alla ricerca della libreria che non c’è. L’investimento pagherebbe più rapidamente”. Sono una cosiddetta “lettrice forte”, nel senso che compro decisamente più di cinque libri l’anno: diciamo che ne acquisto almeno 100. Dal 13 febbraio andrò in giro per l’Italia a “presentare” NOI DUE COME UN ROMANZO. Non lo faccio perché non ho altro da fare (difatti vado in giro soprattutto nei fine settimana), né perché sono vanitosa. Lo faccio per i clienti delle librerie e per i librai: sarei incoerente se dopo avere scritto un romanzo come quello dove si racconta di una libreria “viva”, rifiutassi di andare ad incontrare i lettori o anche semplici curiosi. Vero, promuovere (ma che brutta parola!) il romanzo sarà utile anche alle vendite, ma se paragono i lettori che intercetterei con una comparsata (farò anche quelle, se mi inviteranno) alla televisione o in audio alla radio, risolverei in tempi più brevi. In pubblicità si chiama costo-contatto, cioè quanto costa ogni contatto con ogni singolo utente (altra brutta parola…). Beh costa moltissimo, non in termini di denaro, ma in termini di tempo, energia, fatica fisica. Prendere un treno, a volte un aereo, dedicare agli incontri molto del mio tempo libero è una scelta etica, per me. Ci sono persone alle quali piace andare ad ascoltare, anzi, meglio, a chiacchierare con un autore che magari hanno amato o che ancora non conoscono. Lo faccio anche io: non mi sono mai persa le visite in Italia di alcuni autori stranieri che amo, ad esempio. Ma quando scrivo etica penso etica. L’autore non esaurisce il suo compito e i suoi doveri nei confronti dell’editore e del lettore con la consegna del suo testo, l’autore ha il dovere, io penso così, di accompagnare il suo libro e anche se cerco di evitare la classica intervista al microfono con domande imbarazzanti del tipo “da dove nasce il romanzo?” e altre banalità (sulla narrativa, poi… chennesò da dove è nato il romanzo? Dal cuore, dalla testa, dall’unione tra testa e cuore…), non dico mai NO a un libraio. Soprattutto a un piccolo libraio che sta in provincia. La direttrice della libreria Mondadori dove faremo la maratona era stupita (felicemente) della mia richiesta di mettere in vetrina non solo il mio romanzo ma anche tutti i romanzi degli autori che parteciperanno. Non è generosità o altruismo, è logica: che male può farmi mettere accanto a Emma l’ultima Gamberale o un saggio di Giangiacomo Schiavi o Una storia romantica di Scurati: non è cannibalismo, ma logica del cuore e di marketing: maggiore è l’offerta, maggiore è la seduzione. Vado nelle librerie perché penso che forse con la mia presenza il libraio può vendere qualche copia in più e, come scrive bookavenue “ i libri bisogna gestirli meglio, accompagnarli di più, trovare modi per promuoverli e venderli laddove si intercetta l’attenzione del lettore”, anche l’autore deve, se ama i libri, aiutare i librai, essere loro grato. So di un autore del quale per discrezione non faccio il nome, un autore famoso che non avrebbe alcun bisogno dei librai (tanto vende lo stesso), eppure se li coccola, li chiama, li visita, firma le sue copie come uno scolaretto disciplinato. Beh, io lo stimo, per questo. Anna Gavalda, un’autrice francese vendutissima (vende dalle 500.000 alle 600.000 copie per ogni titolo), non va alla televisione, ma gira in moltissime librerie in Francia perché predilige il rapporto diretto con lettori e librai. Farò lo stesso, e non perché penso così di vendere migliaia di copie, ma perché se ho scritto di Emma, lo devo anche ai librai. E non è piaggeria. Mi piacerebbe conoscere il parere di un/una libraio/a a proposito delle visite degli autori in libreria. A domani con gli aggiornamenti sulla Maratona.
Il tuo ragionamento non fa una grinza. Io penso che andare in giro per le librerie sia indispensabile per un autore, un investimento sicuro nel lungo periodo.
Chi parla di costo contatto non capisce un fico, secondo me, perché qui non stiamo parlando di formaggini che comunque uno li “deve” comprare e allora basta lo spot in tv e firmarli uno per uno sarebbe di certo assurdo.
Qui parliamo di articoli di cui si può fare a meno, come ne fa a meno la maggioranza, o quasi, della gente.
Quindi chi parla di costo contatto per i libri non capisce nulla di marketing, diglielo pure da parte mia. L’”investimento contatto” è molto remunerativo nel lungo periodo, il motivo lo capiamo dai fenomeni di “divismo” che riguardano certe manifestazioni libresche con presenza di autori. Diciamo che un contatto fisico con il lettore è “per sempre”, il lettore non dimenticherà mai quello scrittore, e racconterà la sua esperienza agli amici che a loro volta ne saranno condizionati etc.
UN passaggio televisivo invece, o pochi passaggi, quando non si rivelassero addirittura controproducenti, comunque non basterebbero: gli scrittori sono tanti e certe volte e per molti è impossibile distinguerli l’uno dall’altro.
Fra i tanti motivi che possono determinare il successo di un libro (che non coincide con quello dell’autore, necessariamente: Giordano potrebbe pure darsi che fra due anni si torni ad associarlo a quello che vende i vini per corrispondenza, non ci si “consolida” con un solo libro), di sicuro può esserci l’autore, questo è uno dei fattori; oppure può avere successo un titolo (caso Giordano) oppure il passaparola degli adolescenti (caso Moccia) o un personaggio in particoclare (Montalbano) etc.
L’autore, oltre ai passaggi tv, giornali e riviste etc, se vuole avere un successo “suo” indipendente da quel certo libro, o personaggio, deve sapersi vendere come una “rockstar”, e deve stabilire un contatto diretto col pubblico. Quando si lancia un disco poi si va in turnèe, no?
Quindi fai benissimo a cercare il contatto diretto con i lettori, fa parte del tuo lavoro (sai che considero il tuo un lavoro, prima di ogni altra cosa), fa bene a te, ai lettori, alle librerie, alle case editrici.
Quindi concludo: nessun costo-contatto, si tratta di investimento-contatto.
sopra ho scritto come viene viene perché sono stanco, speriamo si capisca uguale
investimento-contatto: vorrei precisare che intendo questo concetto in termini crudamente economici. Cioè penso che ciascun contatto diretto con il lettore sia un investimento economico nel lungo periodo, fatto a un costo più che sopportabile: si tratta di mettere una firma e fare un sorriso, in ultima analisi.
Un’ultima cosa: di recente ho letto che si pagava un bilglietto per incontrare gli autori a non so che raduno, diciamo così (una fiera o qualcosa del genere).ù
Quindi il paragone cantante-scrittore non è così azzardato. Certo il cantante “dovrebbe” guadagnare sia con i concerti sia con i dischi, la musica però ha un mercato più ampio.
Ma anche il lettore che incontra l’autore paga “un biglietto” cioè aquista il libro, e non siamo per nulla sicuri che quello stesso “lettore” lo avrebbe comprato senza l’incontro con l’autore. Quindi le case editrici intelligenti, per abbattere i costi devono pensare nel lungo periodo: gettonare l’autore adeguatamente quando va in turnèe, per lui e per il suo capofan (scherzoooooo); investire sull’autore cercando di trattenerlo il più a lungo possibile, e se possibile per sempre: e solo così nel lungo periodo ci saranno rientri e lauti guadagni. ciao (speriamo sia chiaro quello che ho scritto ché sono cotto, però l’argomento mi piace e non potevo rimandare)
La direttrice della libreria Mondadori dove faremo la maratona era stupita (felicemente) della mia richiesta di mettere in vetrina non solo il mio romanzo ma anche tutti i romanzi degli autori che parteciperanno. Non è generosità o altruismo, è logica: che male può farmi mettere accanto a Emma l’ultima Gamberale o un saggio di Giangiacomo Schiavi o Una storia romantica di Scurati: non è cannibalismo, ma logica del cuore e di marketing: maggiore è l’offerta, maggiore è la seduzione. (Paola)
Ecco perché non sei solo la mia autrice del cuore ma anche della mente: perché sei una geniaccia! In campo industriale dicesi “distretto industriale” più ne siamo maggiore è l’offerta e le ih ih … (questa ti piacerà) sinergie ((brrrr, che parolaccia)) e vengono tutti da noi; ho veramente finito lascio la parola ai librai. PERò HO LAVORATO E MI AUTOPREMIO. cioaoooo
PREMIO http://it.youtube.com/watch?v=fW4qHQY9uk4&feature=related
sei grande, paola.
sei proprio grande.
bacio.
SVEGLIAAA! GIù DALLE BRANDE, FORZ!
http://www.youtube.com/watch?v=1CYOeLEwT0U&feature=related
Cara Paola ho letto con interesse il tuo post.
Sono d’accordo in parte perchè è anche vero che se non hai una casa editrice che non è in gradi di promuoverti e investire su di te, tutti i bei discorsi non hanno senso. La visibilità di un autore dipende anche da chi ti promuove. E in questo momento ti parlo da commerciante (brutta parola ma vale il senso di quello che ti sto dicendo). Nella nostra esperienza lavorativa ventennale nel settore alimentare abbiamo lavorato con le più grosse aziende e con le più piccole. Ergo abbiamo sempre fatto numeri, incrementando il fatturato di quelle altisonanti e creando un vero e proprio nuovo mercato per quelle piccole. Se vali, vali dappertutto però se alle spalle hai un’azienda che ti permette di fare grandi numeri… beh hai capito la metafora. Dipende sia da noi che dal contesto in cui gestisci un’attività. Così come il contatto con la clientela è importante. Nel nostro lavoro internet, skipe e tutte le altre diavolerie elettroniche ci permettono di acquisire clienti con cui instauriamo un rapporto lavorativo anche solo per telefono. Però poi è bello andare a conoscere queste facce e queste persone che credono nel nostro prodotto, visitando periodicamente le loro aziende, rendendoci partecipi dei loro problemi e individuando nuove possibilità di vendita di altri prodotti. Così come tu parlavi delle vetrine anche noi dobbiamo collocare i nostri articoli trascinandone altri, dobbiamo vendere il Gambero Argentina e legarlo ad un prodotto qualitativamente inferiore. Lì sta la bravura di un venditore. Così come per ogni altro prodotto che si vende. Perchè anche i libri, privati della loro dimensione romantica e letteraria , sono un prodotto da vendere, cibo per l’anima e per la mente.
P.S.: … la lettura prosegue, Emma oltre i tacchi odia l’aria condizionata come me (la detesto). Il tuo libro è il buongiorno del mio mattino mentre sorge l’alba. Altri titoli che ho letto e che ho ritrovato nella biblioteca di Emma: Se solo fosse vero di Marc Levy - Un amore di Buzzati (oltre l’amore) e le Affinità elettive di Goethe. La storia di JPMorgan sta appassionando anche me, sei riuscita ad incastrare tante vite in una. Qui sta la tua grandezza.
Un saluto a tutti
Ottima Catia, il libro cattivo tira quello buono, come il gambero argentina (non vengono per lo più dalla Turchia, i gamberi? non so, domando, perché la chitarra al sugo di gamberi è una delle mie passioni culinarie. argentina è ua varietà originaria dell’Argentina o vengono proprio dall’argentina?) tira il gambero più racchio. Sono d’accordo, ciao Catia e buon lavoro
Argentina sì come prodotto congelato, ma vogliamo parlare del rosso Sicilia e violaceo di Gallipoli? Il pesce arriva da tutto il mondo caro…sul prodotti cinese stendiamo un velo pietoso
( a quatt’occhi se ti conoscerò, ne riparleremo)… torno a vendere…
Paolaaaaaaaaaa ma che fine facisti?!
Ragazzi non posso scrivere in ogni momento! Sono in ufficio!!!
mi piace lanciare dei temi e poi lasciarvi liberi di parlarne.
Alina: insegna a Ebe Guerra a entrare nel blog… mi ha scritto…
Io ci vado pazzo per il pesce, fra mangiate e bevute esageratissime (non solo di pesce ovviamente) mi ci sono praticamente rovinato, però dipendesse da me ricomincerei da capo; solo che ormai il mio fegatino è ridotto a mal partito e purtroppo i bei tempi non torneranno più, temo. L’argomento mi appassiona assaissimo, cara Catia, quindi ne parleremo eccome se ne parleremo.
Anche se in realtà la mia competenza specialistica in materia si limita ad andare al ristorante e stripparmici dentro uah uah!
Eccone alcuni fra i tanti che mi hanno visto entrare bipede e uscire a mo’ di quadrupede, quando non proprio rotolando…
CONSIGLIATISSIMI! (chi per un motivo chi per l’altro)
http://www.checchino-dal-1887.com/ (per me il non plus ultra, da leccarsi i piatti -l’ho fatto sul serio)
http://www.morenocedroni.it/madonnina/main.php?lang=it (un’esperienza indimenticabile, da farsi almeno una volta)
http://www.ristorantesanfrancesco.com/home.html (deliziosa pappata pasquale con vista sulla basilica… davvero suggestivo)
http://www.atticosulmare.it/ (cena di pesce con… Califano! qui ho decisamente… collaborato allo show…)
http://www.messerchichibio.it/
http://www.ristoranteandreina.it/ (da leccarsi i baffi)
http://www.albergolaposta.net/ristorante.htm (questo è fortissimo: ti siedi e magni, non serve ordinare -a parte i vini- loro portano e tu t’abboffi)
http://www.lalocandadelpompa.it/ (questo agnello marinato alle erbe indimenticabile)
http://www.rifugiodellarocca.it/ristorante.htm (questo è il più alto degli Appennini)
http://www.villamaiella.it/
http://www.ristorantetropical.info/
http://www.enotecapinchiorri.com/ (questo… cosìcosì, nientediché considerata la fama)
http://www.parks.it/agr/sapori.di.campagna/ (qui è inimmaginabile, senza provarlo: fra gli antipasti di stagione… insalatina di mandorle.. chevelodicoaffà…)
http://www.babetteristorante.it/
http://www.ristoranteernesto.it/
http://www.hoteladriano.it/ristorante.html
AND MORE (mi fermo qui sennò non la finisco più)
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Torniamo a noi
NOI DUE COME UN ROMANZO LIBRO 1° in classifica vendite alla libreria Mondadori di Piacenzaaa!
Vai Emaaaaaaa http://www.youtube.com/watch?v=hoBozyNO4uc&feature=related
Voglio il filmato della tua performance con Califano!
Leggete un po’ quest’intervista e chi indovina il nome dell’autrice nella foto vince un giorno di fidanzamento con me per il 14 febbraio!
Donne partecipate in massa al concorso, vince solo la prima arrivata!
http://www.dols.net/magazines_news.php?id_micro=57&id_sub=10019&id_news=1524
Cara Paola,
sono pienamente d’accordo sulla necessità di un autore di ‘accompagnare’, con fierezza e affetto, la propria opera di scrittore. E non solo nelle librerie, ma anche in altri luoghi dove il ‘libro’ sia un elemento caratterizzante o anche dove possa costituire, seppur solo apparentemente, un accessorio decorativo.
Qualche sera fa ho partecipato a un incontro in cui gli amici Valerio Varesi e Andrea Villani vivacizzavano una serata presso il Caffè Letterario (Villani presentava l’ultimo bellissimo romanzo di Varesi ‘La casa del comandante’).
Il Caffè Letterario è un simpatico locale inaugurato recentemente, dove si mangia gradevolmente attorniati dai libri e dove frequentemente vengono invitati autori a presentare le proprie creazioni.
E’ stata una piacevolissima serata tra amici, in cui si è parlato, prendendo spunto dal romanzo, di tanti argomenti, e si sono anche fatte quattro intelligenti risate (il che non guasta).
Non credi che, superando il mero fatto commerciale, ‘esportare’ il prodotto creativo anche al di fuori della nicchia che l’immaginario colletivo gli riserva, possa costituire un efficace mezzo di diffusione culturale (e non solo per i libri, ma a tutti i livelli e in tutte le discipline), soprattutto, come sostieni anche tu, se tale prodotto creativo è accompagnato dall’autore non per questioni di pura promozione commerciale ma di amore nei confronti del proprio prodotto intellettuale e di etica?
Saluti
Paolo
Caro Paolo,
grazie della tua mail. Anch’io amo i romanzi di Varesi, che ho “conosciuto” perchè me parlò Luca Barbareschi quando acquistò i diritti del commissario… Io credo che un romanzo possa essere un PRETESTO, sì un bel pretesto, per parlarsi vis-a-vis, perchè continuo ad essere forse stupidamente, convinta che le persone abbiamo un gran bisogno di parlare.
Da dove scrivi?
Là sulla dunaa, quando brilla la lunaa..
http://www.youtube.com/watch?v=qZtOY43IjjE
Cara Emma,
la serata di cui parlavo si è svolta al Caffè Letterario di Parma.
Sarebbe interessante un incontro con te e Valerio; anche nei suoi libri (mi riferisco in particolare soprattutto a un romanzo di grande spessore letterario e umano, che non riguarda il commissario Soneri) si parla d’amore: amore per la vita, amore per l’arte, amore per la verità, amore per un ideale; amore per l’amore.
Ne riparleremo
A presto
Paolo
queste trasmissioni non ne perdevo una. Voi le guardavate?
http://www.youtube.com/watch?v=gaFtbBeMZYY&feature=related