PAROLA DI LIBRAIO

Posted by emma on Feb 2, 2009 in Noi due come un romanzo |

Questa recensione, la prima, per me vale più di ogni altra, per il semplice motivo che l’ha scritta un libraio, Michele Genchi, che dirige e ama la sua libreria, che sta a Roma. E’ il posto di oggi, lunedì: non avrei potuto iniziare la settimana (con una fantastica neve che scende dal cielo di Milano) in modo migliore. Cara Paola, Noi due come un romanzo è il libro del mese di Febbraio di Bookavenue. qui di seguito i link di riferimentoannuncio nella homehttp://www.bookavenue.it/#010209grazie per quello che hai scritto. E’ un libro bellissimo.Michele  Noi due come un romanzo, è la storia di una libraia e di una libreria: Sogni & Bisogni. Ma di questo bellissimo libro parlo qualche riga più avanti. Prima e grazie proprio alla lettura di Noi due come un romanzo, vorrei raccogliere le idee su questo nostro mestiere che ha a che fare con i libri (lo dico ai lettori occasionali di questo articolo. Con gli altri sono già d’accordo da un pezzo). E la cosa potrebbe apparire disfunzionale. Se trovate che sia così, saltate i preamboli di un povero vecchio mestierante e andate direttamente al dunque.Come dice da sempre il mio maestro, la figura del libraio è speculare e complementare rispetto a quella di editore. Le figure si qualificano nella misura in cui esercitano un ruolo di mediazione e orientamento tra domanda e offerta di lettura, e si completano vicendevolmente, dal momento che è il libraio a costituire il collo di bottiglia che permette al progetto dell’editore di raggiungere in maniera capillare i singoli lettori; lettori che, dal canto loro, adottano il libraio, e non l’editore, come punto di riferimento delle loro scelte.La libreria pertanto, benché ultimo anello della filiera, non deve limitarsi a subire le proposte degli editori, come un passivo intermediario: anche a livello di vendita dettaglio, e anzi proprio per il diretto contatto quotidiano con il lettore, è possibile esprimere un progetto, commerciale e culturale insieme.Ora, in un epoca di offerta estrema (da qualche altra parte registravo che l’editore Rizzoli ha mandato in libreria nel solo ultimo trimestre più di 1500 titoli tra novità e ristampe) e dell’omologazione delle modalità di acquisto, un forte investimento sulla distinzione e sull’individualità del punto vendita, nonché sulla personalità del libraio, sembrerebbe un gesto controtendenza, se non addirittura sconsiderato (e sono molti, pure, a parlare di “store manager” piuttosto che di “libraio”), la schiacciante preferenza verso le grandi librerie mostrata da chi vuole comprare libri, dimostrerebbe piuttosto l’efficacia economica della standardizzazione, tanto nella scelta dell’assortimento quanto nella sua esposizione, nonché anche nei codici di comportamento e procedure che ne regolano le attività. E i librai? Dovrebbero sentirsi e costituirsi come operatori della conoscenza, e agire in piena consapevolezza all’interno del complesso intreccio tra fattori economici e umani di questo commercio, per convertire le curiosità ed esigenze in risultati (anche economici. Insomma, il fattore identità concepita come personalità che distingue la libreria e il libraio all’interno di un mercato molto affollato. Il libraio vende l’anima ( a dirla con le Sue parole) perché non traffica in oggetti di carta stampata, ma vende promesse di sapere e di emozione, merce impalpabile e preziosa, orientando con sensibilità e perizia nella folta schiera dei lettori il giusto destinatario del prodotto editoriale.  Quello di Emma, riassume in sé quelle quattro regole che fa di se stessa quello che è e fa giustizia di questo mestiere. A partire dallo straccetto con cui ogni mattina spolvera i libri. Mi è rimasto il dubbio se per istinto naturale della consuetudine mattutina o per un metodo acquisito. Quello di Emma ed è verosimile alle tante storie che ha fatto di qualcuno di noi quello che è adesso mentre ho finito di leggere il libro, è l’idea di sfida. La protagonista, credo, ha avuto un lavoro assai impegnativo e suppongo, pure ben retribuito. Eppure, il desiderio di sottrazione da quella vita con la possibilità di dare un senso vero alle sue giornate verso qualcosa che le sembri meno immateriale di quello che sta facendo, dà il via al progetto di nascita di una libreria (tra le proteste sconsolate del suo migliore amico). Ed è una libreria davvero speciale. Là dentro niente settori umanistici o discipline scientifiche o dizionari o un affollato settore per bambini. No. E’ una libreria di libri che parlano d’amore, divisi e sistemati in settori che ne regolano e dettano lo stato d’animo. Emma ha creato un luogo dell’anima. Ed è quella che sussulta una mattina quando un post-it attaccato su un libro di un nome e un numero di telefono, che sembrano essere risorti dall’oltretomba. Come un romanzo, qui si rivela per quello che è: una umanissima storia d’amore tra un professionista e una libraia. Due amici di scuola che si ritrovano dopo una vita a star dietro alle proprie corse e destino. La magia del luogo che è un luogo a dirla con l’autrice, che predispone le anime a riconoscersi, a capirsi, a perdonarsi. E c’è del tenero a guardare l’emozione di una donna adulta a comporre il numero. L’appuntamento, la sera è come guardarsi allo specchio per davvero dopo tanti sguardi di fretta la mattina prima di uscire. Lui lavora oltreoceano e con Renzo Piano sta ristrutturando la Morgan Library è sposato e ha una figlia. Basterebbe questo per sbattere la testa sullo scaffale dei “cuori infranti”. Invece, e per molta parte del libro dandone storia e senso, ne nasce un maturo, consapevole scambio di lettere fatto di parole piene di senso, di scambio e osservazioni. Quello che fanno gli adulti quando guardano il mondo a quattro occhi invece che due soli. Ed è uno sguardo di coppia e non di due amici. Di una coppia che ama e sa di essere amata. Questi amati protagonisti si scambiano anche una promessa, una data, un luogo. Per una volta l’anno.Noi due come un romanzo è anche un libro che parla di libri. E sono storie di autori raccontate dai libri sugli scaffali di Sogni & Bisogni tramite Emma: ci fanno compagnia le faccende di Katherine Mansfield e Jane Austen complice le ritrovate lettere nella Morgan e l’emozione dell’architetto al tocco, di Anna Gavalda e Sarah Bernhard e di luoghi come Bèlle-Ile e la Bretagna. Sogni & Bisogni e la sua libraia si rivelano una impresa di successo. Che cresce. Ora sono indeciso se continuare a raccontarvi questo libro che è capitato tra le mani come un dono. Che è una pausa tra la fretta di sempre, e a proposito Emma: ti contraddico, la fretta accomuna gli editori e i librai. Non è vero che ce l’hanno solo i primi. E poi sì, il tuo commercialista ha ragione parlando di redditività (tanto spazio, tanto fatturato). Ma questo lo sai già. Decido quindi di fermarmi: il resto, mi piace pensare potrete godervelo da soli, soprattutto se siete innamorati.  per Bookavenue Michele Genchi     

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23 Comments

capofan
Feb 2, 2009 at 12:17

Ma sì che Emma ha visto giusto. Oggi a entrare in una libreria “generalista”, specie se troppo grossa, a me passa la voglia di acquistare: dispersiva, troppi volumi, quindi è difficile concentrarsi su qualcosa (tanto che spesso mi trovo meglio in un’edicola che vende pochi libri, ma scelti: cioè magari giro per la libreria supermercato ed esco a mani vuote: poi mi fermo da questo giornalaio e compro un libro, mi è capitato più di una volta)
In ogni settore del commercio il “generalismo” è saturo: quello che ci vuole è la “nicchia”, tutto di una cosa sola. Quindi ottima l’idea di Emma, che se dal romanzo si trasferisse alla realtà io sospetto che nel giro di poco tempo dievnterebbe un franchising di successo.


 
capofan
Feb 2, 2009 at 12:50

Poi: ordinare una libreria è cosa difficilissima. Si può andare per colore dei libri, per editore, per argomento, io mi ci incarto sempre con mia (parlo dei libri che ho a casa).
Quando mi viene in mente di riordinarla prima la sistemo per colore, poi per editore, poi per argomento, poi per autore, poi per epoca, poi per preferenze, infine ammucchio tutto e rimetto tutto sugli scaffali alla rinfusa: l’ultima volta quasi mi infartuavo per lo stress!
ma chi me lo fa fare, viva il disordine! (tutto questo non c’entra con l’argomento, per cui la domanda è: che lo dici a fare? Cari amici, intanto vi ringrazio per avermi fatto questa bella domanda; alla risposta ci penso un po’ e poi ve la dico)

La libreria in questione è quella che vedete in fondo, io sono quello che dice benvenuti!

http://it.youtube.com/watch?v=SUi3AokwpIA

e la serata è finita a giocare a scarabeo

http://it.youtube.com/watch?v=Y0uBrjTBTZ0&feature=related


 
capofan
Feb 2, 2009 at 17:49

Paolinaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa, dove seiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii?????? Vieni foraaaaa!


 
capofan
Feb 2, 2009 at 19:45

Pablitaaa, ti ha scritto Micheleeee. Te li appiccico qua così li vediii. Ciaooo

Michele Genchi

Feb 2, 2009 at 00:16

Cari amici,
vi informo che Noi due come un romanzo è il libro del mese di Febbraio di Bookavenue.
la scheda è a questo indirizzo.
http://www.bookavenue.it/scelto%20febbraio%2009.html

grazie a Emma per la splendida ed emozionante lettura.

un caro saluto a Capofan

e grazie ancora a Michele per il saluto, che ricambio.


 
anna pia fantoni
Feb 3, 2009 at 07:51

Ciao, Emma, so che non è il post giusto, ma non so dove metterlo per fartelo leggere!
Abbiamo ricevuto questo commento, che sono lieta di passarti.

———
silvana ha lasciato un nuovo commento sul tuo post “Paola Calvetti: Noi due come un romanzo”:

sono solo a metà del racconto e già lo amo….ma esiste davvero una libreria così? ci passerei delle ore solo per sentire l’odore dei libri….e poi mi sono molto immedesimata nella storia….anni fa è capitato anche a me di rivedere una persona dopo più di 30 anni….mi sono sentita molto Emma. I miei complimenti a Paola che fa vedere quello che scrive.
—————-

Le ho risposto così, spero ti venga a trovare direttamente.
———
Buongiorno, Silvana.
Per parlare direttamente con l’autrice, deve cliccare sul limk ‘Paola Calvetti’, nella barra a destra, su ‘I nostri amici’.

Buona giornata.

——–

In bocca al lupo per il 14!
buona giornata,
pia


 
capofan
Feb 3, 2009 at 09:12

In the deserts of Sudan
And the gardens of Japan
From Milan to Yucatan
Every woman, every man

Hit me with your rhythm stick.
Hit me! Hit me!
Je t’adore, ich liebe dich,
Hit me! hit me! hit me!
Hit me with your rhythm stick.
Hit me slowly, hit me quick.
Hit me! Hit me! Hit me!

voulez-vous chanter avec moi??? tres bien, quasta mattina mi sono svegliato così!

http://it.youtube.com/watch?v=Xq4NZEtNTAo&feature=related


 
emma
Feb 3, 2009 at 09:56

Cara API,
Grazie di avere postato il commento di Silvana: al di là di ogni ufficiale recensione, i commenti dei lettori sono quelli che mi interessano di più. Persino quelli negativi, è la relazione diretta con chi è entrato in libreria, ha acquistato il romanzo e.. lo sta leggendo. Grazie, Silvana, spero di leggerti anche qui…
paola


 
alina
Feb 3, 2009 at 10:53

Ciao Emma e tutti quanti,
ho letto il commento molto efficace di Michele Genchi libraio di Roma e lo condivido pienamente pur trovandomi dalla parte del lettore(consumatore di libri commercialmente parlando).
Io personalmente non amo le grandi librerie, anzi, più raccolte sono meglio è,mi piace girare tra gli scaffali, guardare, sentire l’odore dei libri, scegliere con calma, in silenzio, sentire un libro (intendo sentirlo con l’anima).
Per me scegliere un libro è un rito, perchè significa fermarsi un attimo e fare qualcosa di bello per se stessi. A volte mi innamoro della copertina, a volte del titolo, a volte dell’odore del libro….(lo so vi sembrerò pazza!).
Per necessità frequento anche le librerie megastore,ma non mi piacciono, non mi convincono, è tutto così veloce, facile, immediato, sicuramente conveniente dal punto di vista commerciale.
Qui a Bari anni fa si era aperta la libreria del mare….carina, piccola, specializzata in libri del mare e intorno al mare….poi ovviamente non ha resistito oltre un certo tempo….una mattina lì ho trovato un super mercato, un parrucchiere e via dicendo….triste no?!
La mia libreria a casa è ordinata, molto ordinata, solitamente per autore o casa editrice…..mi piace sapere esattamente dove ho un libro per poterlo prendere in qualunque momento. Non amo leggere libri prestati…no deve essere mio….sì Diego so che stai pensando che non sono normale…..presto libri(ora però un pò meno) perchè puntualmente non tornano mai indietro e se tornano sono rovinati.
Insomma sono una patologica lettrice e nella libreria di Emma mi muovo molto bene….anzi penso che aprirò un conto Emma sarà comprensiva e mi permetterà di spendere un tanto al mese….Con stima la patologica lettrice alina


 
capofan
Feb 3, 2009 at 12:19

Alina carissima, invece sono d’accordo con te: anche a me piacerebbe tanere i libri in ordine, solo non riesco a decidere in quale ordine e perciò finisco per rinunciare. Quanto al prestarli, si sa che non tornano indietro: l’ho sperimentato più volte ed è proprio così, purtroppo.
Quanto poi ai libri, più li amo, più li stropiccio e li scarabocchio: vedessi la mia prima copia di NOI DUE COME UN ROMANZO, com’è ridotta! Ciao Alina, alla prossima. Peccato però per il 14, mancare tu che sei LA CAPESSA-FANSESSA STORICA della Paolina! Eddài, fa’ uno sforzo, in fondo cosa vuoi che sia un migliaio di km o giù di lì… per Emma questo e altro, no? Se ci ripensi passo a prenderti con la mia slitta, fammi sapere. Ciaooo


 
Michele Genchi
Feb 3, 2009 at 12:27

Cara Alina,

Il tema non è le grandi o piccole librerie. Il tema è il libraio che deve incidere maggiormente come elemento centrale e caratterizzante del luogo dove lavora. Sia che si tratti una libreria come quella di Emma, sia un megastore come quello dove lavoro.

Potrei raccontarti un aneddoto: ho conosciuto la mia amata compagna di vita grazie proprio ad un libro (McEwan, Bambini nel tempo) e al calore con cui consigliai all’allora sconosciuta frequentatrice della libreria. Anche allora non si trattava di una piccola libreria.


 
capofan
Feb 3, 2009 at 13:01

Caro Michele, insomma stai consigliando ad Alina di sposare un libraio?? Sono d’accordo! Lei ama molto i libri, ed è sicuramente più economico e rapido sposare direttamente il libraio (o la libraia), in questi casi; in più potrebbero leggere agevolmente anche durante l’amore e senza perdere il segno (come il lettore dei racconti di Calvino, se ne parla anche in NOI DUE COME UN ROMANZO), visto che certamente i segnalibri non mancherebbero in casa…
Bel sito il tuo, caro Michele: lo ripropongo in caso a qualcuno fosse sfuggito. Ciao, alla prossima.

http://www.bookavenue.it/scelto%20febbraio%2009.html


 
Catia
Feb 3, 2009 at 14:47

Heilà cari oggi non ho molto tempo ma vi seguo sempre con interesse.
Questo post potrebbe essere anche un bell’argomento di discussione sul forum di Paolo, vero Capofan?
Ciao EMMA/Paola, un saluto a Michele Genchi, un saluto a Pia, un abbraccio ad Alina.


 
capofan
Feb 3, 2009 at 15:14

Sì Catia, ma per ora sul forum di Paolo non ci vado, mi basta questo e mi ci sollazzo a più non posso! Qui mici carico pure la canzone, mici… da Paolo invece non se po’
Imortante: preparati questa che la dobbiamo ballare il 14, durante lo spettaoclo che faremo io e te

http://it.youtube.com/watch?v=AjsH5mT33Pg

e questa invece te la dedico

http://it.youtube.com/watch?v=gfa2fsrruS8

ciao dal vostro DJ-capofan


 
emma
Feb 3, 2009 at 17:24

Ragazzi,
grazie. Penso anch’io che il tema affrontato da Michele sia da trattare… con cura. Quando parlano di negozi che chiudono e crisi varie… parlano sempre e solo di vestiti. Mai di librai e libraie. Ora non dico di essere dogmatici, però se almeno noi che le librerie le frequentiamo ci incazzassimo un pochetto…
sto seguendo, tra un lavoro e l’altro le iscrizioni alla Maratona: c’è un sacco di gente!
Fantastico.


 
capofan
Feb 3, 2009 at 17:30

Sì ma aggiornaci al più prestooo maratonaaa classificaaa etccccc.. ciaooo (tutto come urlato sottovoce e a bocca strettaaa)


 
ebe
Feb 4, 2009 at 12:33

Un saluto a tutti, ed anche se sono nuova al forum, dico che a leggervi sembrate vecchi amici. Strana sensazione. Come quella che ti procura leggere di questo luogo metafisico che è la libreria di Emma. Ho ancora in corso la lettura, ma non potevo fare a meno di fare i miei complimenti a Paola. Ha il potere di scrivere con suggestioni cinematografiche, nel senso che in molti momenti Noi Due potrebbe essere il prequel di C’è posta per te..pacifico sia perfetto per un film, ma non è solo questo. Paola evoca un linguaggio artistico (quello per immagini e movimenti tipico del film) in maniera trasversale (trasferendolo nella scrittura) e questo lo trovo entusiasmante e affascinante. Ciò detto -direte voi- che c’entra tutto ciò col tema del post?
Lo so…nulla ..ma avevo questo da dire e allora scuserete se ho deviato dal tema.
Per farmi perdonare, provo a dire la mia.
Credo che i libri siano un veicolo di fascinazione intellettuale a prescindere dal posto in cui si trovano. Per chi, naturalmente, subisce questo fascino.
Personalmente non mi risparmio mai dall’entrare in una libreria (grande, media, piccola, specialistica o generalista); non chiedo ordine (come appunto al supermercato), ma se trovo ordine all’interno ci sto, gioco con una modalità di pungolo e di ricerca che non mi è completamente propria. Credo, insomma, che importante sia evitare di cadere nella trappola grande libreria, come fosse il posto onnicomprensivo in cui perchè si trova tutto e tutti è l’unico in cui andare. Questo conta.
La piccola libreria avrà sempre qualcosa che la grande non ha. E ovviamente, viceversa!
Per cui viva il grande come anche il piccolo.
Forse, una esiste perchè esiste anche l’altra, ma quì entro in un territorio non mio, posto che non mi occupo di marketing, ma sono solo una lettrice curiosa per cui la libreria è un pò ancora il posto delle fate.
Alla prossima
Ebe


 
capofan
Feb 4, 2009 at 18:31

Paola. Ha il potere di scrivere con suggestioni cinematografiche::: verissimo Ebe, sono d’accordo con te.
———————–
La piccola libreria avrà sempre qualcosa che la grande non ha. E ovviamente, viceversa!
Per cui viva il grande come anche il piccolo. (Ebe)

E d’accordo anche qui, il grande e il piccolo sono certamente complementari. Ciao.


 
emma
Feb 4, 2009 at 22:29

vedi Ebe che era facile entrare nel blog?
Adesso sono tanto stanca, dieci ore di lavoro alla mia età sono davvero troppe…
e vado a dormire.
domani recupero.
per ora volevo dirti che è bello averti con noi.
paola


 
paolo ridolfi
Feb 5, 2009 at 09:44

Ho letto con grande interesse l’articolo di Michele Genchi, da sempre considerato uno dei librai più bravi e preparati d’Italia, e convengo con quanto detto sopratutto con la seconda parte dell’anali dedicata alla promozione della lettura. Vedete, lavoro in una casa editrice dove è fondamentale la preparazione e la capacità del singolo librario di farsi promotore e canale principale della trasmissione delle competenze che permettano ad un piccolo editore o di “nicchia” come il nostro di raggiungere il singolo lettore a seconda dei suoi bisogni o interessi. Purtroppo il panoramo librario, a volte, può apparire sconsolante: di librai così ce ne vorrebbero molti di più. E allora tocca all’editore fare lo sforzo maggiore e di comunicare (oltre che produrre) a costi molti alti, l’esistenza del proprio catalogo e del singolo libro. grazie.


 
emma
Feb 5, 2009 at 11:05

Caro Paolo,
lo so o almeno lo immagino: ognuno tira la coperta…che è sempre più corta, dalla sua parte. Non sono per una politica assistenzialista, ma nemmeno per un mercato sfrenato (si vede come sta finendo la cultura del libero mercato…) eppure sono convinta che il mondo della cultura ( e dunque i libri, il teatro in ogni sua manifestazione circo compreso, il cinema eccetera) DEBBA ESSERE SOSTENUTO dai Governi, con politiche di defiscalizzazione e con investimenti corroborati da “prove” e guidati da REGOLE. Invece… se solo facciamo paragoni con la Francia (dove vengono investiti persino denari per la traduzione di testi in lingua francese) tanto per restare in Paesi a noi molto vicini, noi italiani come spesso accade, siamo alla periferia dell’impero. Se il talento emerge (attori, registi, autori) è sempre frutto del singolo o, al massimo, di un gruppo che si è auto-convocato, allora tutti sono capaci di farne una propria bandiera. Lo dice sempre Procacci, produttore, che se non avesse dato fiducia ai Sorrentino e ai Garrone non avremmo una nuova generazione di registi. Lo stesso dicasi per gli editori, i piccoli editori come quelli di cui parli, che magari hanno all’interno del loro parco-autori dei talenti…Il cinema, però, è capace di fare squadra e gridare quando necessario (è avvenuto nel maggio scorso quando il governo voleva cambiare le regole della defiscalizzazione o come dir si voglia): dovremmo farlo anche noi.
paola


 
Ebe
Feb 5, 2009 at 15:34

Verissimo Emma! Ma scherzi che si faccia per davvero. In Italia -si sa- le norme programmatiche, di intento, che poi programmatiche non sono, come l’art.9 della Costituzione non “possono” essere attuate. E fare come dici tu significherebbe renderle effettive!!
Quindi o tutto parte dalla “base” o altrimenti è difficilissimo che la politica ci pensi.
E forse una ragione c’è. A volte penso sia molto più facile per i nostri politici direzionare i voti di persone che leggono poco, vedono poco cinema (ma in compenso, tanto Grande Fratello) e ignorano il teatro, di quelli che tutte queste cose le fanno e le fanno da sempre…quindi in fondo (diranno loro) “beata ignoranza” !


 
emma
Feb 7, 2009 at 10:45

Vero cara Ebe,
ma siamo NOI a fare la società, non solo chi ci governa. Parlavo con un tuo collega, l’altro giorno, avvocato del lavoro incrociato alla sede del Sole24ore insieme a Rosanna Santonocito. eravamo al bar e ci siamo messi a parlare di lavoro, contratti, disoccupazione. Beh lui mi ha detto con devastante chiarezza che ci sono tante leggi e soluzioni da trovare per affrontare in modo nuovo il mercato del lavoro e dei contratti, ma che la politica accetta solo soluzioni che portano denari, che cioè consentano di maneggiare denari in modo anche illecito. Tutte le soluzioni (penso alle proposte di Boeri e di Ichino, ad esempio) che spesso sono frutto di puro buon senso e sono gratuite…vengono ignorate. Sistematicamente e a prescindere dalla loro possibile efficacia.


 
Ebe
Feb 10, 2009 at 12:25

Si si
sono daccordo con il collega e con te. Niente è impossibile se si vogliono davvero praticare soluzioni per risolvere i problemi, ma non siamo un paese semplice. Ecco, credo che la politica, soprattutto, abbia perso la semplicità, nonostante sia l’era della semplificazione che è però una cosa diversa. La semplicità si confronta con la complessità, la semplificazione ignora la complessità dell’esistente e viene invocata più per comodità che per l’interesse di tutti. Così le leggi sul lavoro sono una tale miriade che se ti cimenti come avvocato o giudice -cioè chi le applica- l’unica è ammettere che abbiamo un legislatore schizofrenico. Tutto in barba alla certezza del diritto e dei diritti. E così per lo spettacolo: non si vogliono riforme strutturali in grado di elevare il livello culturale del paese. A questo punto o il paese, gli intellettuali soprattutto, faranno qualcosa o altrimenti se va bene tutto resterà com’è…discorso lungo e forse anche barboso..ma un manifesto operativo con dieci soluzioni concrete e fattibili per stimolare il “mercato” culturale non sarebbe cosa complessa da attuare…ho una mia idea in proposito…ma è solo un’idea…


 

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