IL KILLER DELLE LIBRERIE

Il killer non ha un volto, né possiamo pretendere di acciuffarlo e sbatterlo dentro. Il killer è invisibile. Il killer siamo noi. Involontariamente uccidiamo le librerie. Non voglio scrivere un post patetico, né nostalgico, anche perché non sono un’appassionata di romanzi gialli, dunque nessuna difesa d’ufficio, ma questa settimana libresca è stata segnata da due episodi, che hanno colpito la mia sensibilità di aspirante libraia: chiudono, a distanza di poche settimane due librerie indipendenti: la Scherlockiana di Milano e la Murder One di Londra, entrambe devote al genere giallo/thriller, luoghi di incontro fra appassionati lettori, posti fisici dove si davano appuntamento scrittori e lettori, passanti e curiosi e dove… si trovava di tutto. La data della chiusura della Murder One, lo storico negozio londinese, unico del genere in tutto il Regno Unito, è fissata per il 31 gennaio 2009, dopo 21 anni di attività.Maxim Jakubowski, il titolare, ha detto che “la libreria non ha mai avuto particolari difficoltà economiche, ma che la situazione dei mercati, e la perdita di valore della sterlina nei confronti del dollaro, non lasciavano presagire nulla di buono per il futuro. Meglio chiudere, quindi, senza lasciare debiti e con la reputazione immacolata”. Sic. Amen. Uffa. Quella che segue, invece, è la lettera che l’ideatrice e dolcissima libraia milanese Tecla Dozio ha inviato ai clienti, ai giornali, agli amici. La pubblico e condivido con lei l’insofferenza dolente che esprime nei confronti di Milano perché se è vero che una libreria è un negozio come tanti e dunque è un’IMPRESA, è altrettanto vero che senza questi (e altri) negozi a misura d’uomo, Milano è una città impoverita, asettica e brutta. Si parla di Expo solo riguardo a grattacieli, strade, pochi alberi e giardini e nessuna libreria. Brutto, bruttissimo segno. Non ho ricette, figurarsi, ma continuo a pensare che da qualche parte esiste un modo per lasciar vivere una libreria. Voi?Paola
- “La decisione di chiudere la libreria non è stata facile e ci ho perso il sonno per qualche mese.I motivi sono molti. Non è solo la solita e cronica mancanza di denaro, ma la consapevolezza di non avere possibilità reali. Fra l’altro, con somma meraviglia, mi è stata anche recapitata la notifica di sfratto. Sfratto che si riferisce alla vicenda del 2003 e che, secondo me, doveva essere conclusa, avendo pagato quello che dovevo. In ogni caso, questo è successo dopo che la decisione era già stata presa e che avevo capito che rimanendo in via Peschiera, non sarebbe stato possibile farcela e non mi sento né la forza fisica nè la forza mentale per affrontare un trasloco, oltre alle migliaia di euro che costerebbe.Un’amica/cliente, quando le ho comunicato la mia intenzione, mi ha detto: “Non hai più voglia combattere, vero?”E’ vero, non mi ha mai spaventato combattere; non mi interessa fare dei sacrifici, però per qualcosa, non per niente e soprattutto quando i “nemici” sono molti.Quando un’attività non incassa abbastanza, ogni intervento è di tamponamento e le grosse crisi diventano cicliche. Infatti questo è stato. Se ne conoscono solo un paio perché le altre le ho risolte io e indebitandomi e con progetti faticosissimi. Vorrei raccontarvene solo una, di quelle occulte. Non ricordo in che anno, ma penso nel 2000/2001 una ventina di scrittori italiani si sono prestati a fare i testimonial di una casa di mode gratuitamente e il loro compenso e servito per tirare avanti ancora un po’. Non finirò mai di ringraziare le centinaia di persone che mi hanno aiutata in questi anni, ma non si può, credetemi, vivere in uno stato di continua emergenza. Quando, in passato, inopinatamente, ho detto di voler chiudere la libreria (e sapevo che era la cosa giusta), la stima, l’affetto, la partecipazione e le iniziative nate spontaneamente, mi hanno convinta a cambiare idea. Questa volta no. Permettetemi, a questo punto, di dirvi alcuni motivi in ordine sparso e non di importanza, se no non ce la farò mai a finire.Liquidiamo subito il punto “Comune di Milano” che non ha rispettato nessuna delle sue promesse. Il debito è stato saldato, l’associazione è stata fatta, ma…Anzi, alla richiesta di un appuntamento ci hanno risposto: “È inutile incontrarci, tanto non cambia niente, non ci interessa”.Sono stanca, dedico alla libreria molte ore al giorno e sono sola.La libreria con ordini, rese, rappresentanti, telefono e, raramente ;-), clienti.Le presentazioni: due alla settimana. Belle, divertenti, interessanti, ma faticose sia logisticamente che mentalmente. Del resto le presentazioni sono l’unico modo per avere gente in libreria.L’associazione, il sito, myspace, facebook, comprovendolibri, maremagnum, ecc. ecc. ecc. Devo dire che, quest’ultima parte, ha fatto conoscere la libreria e qualche cliente in più si è visto. Addirittura alcuni di loro il rapporto si è trasformato, in fretta, in un’amicizia per me importante.Dirigo una collana di gialli e mi sento in colpa verso gli autori. Ho dattiloscritti da leggere da oltre due anni, ma non ho tempo. Sarà un mio limite, ma ci metto fra le 20 e le 25 ore a leggere un dattiloscritto e, queste ore, devono essere quasi di seguito. Questo mi crea ansia e avrei dovuto scegliere di abbandonare la Todaro editore. E non me la sento, è troppo bello lavorare con gli autori.Vorrei arrivare a pubblicare 10/12 titoli l’anno, non 4 come adesso.Me ne voglio andare da Milano. Questa città, la mia città, che ho amato follemente non ricambia certamente il mio amore e sto odiandola.Desidero ritmi lenti e la natura intorno a me e tempo per leggere non solo quello che devo, ma anche quello che amo.Gli amici. Questa libreria occupa tutto il mio tempo e trascuro gli amici. Meno male che la maggior parte di loro li “frequento” in libreria e altri sanno che non è cattiva volontà se non mi faccio sentire, se non rispondo alle mail. Ma alcuni no, li ho persi perché non hanno capito. Io sono sempre disponibile per loro, solo ho tempi diversi.Mi fermo qua, anche se non credo sia tutto, ma ho già abusato della vostra pazienza.Alcune comunicazioni di servizio.Ho deciso, prima di rendere agli editori il venduto, di darvi la possibilità di acquistare tutti i libri presenti in libreria con uno sconto del 30%, fino al 31 marzo; poi penserò cosa fare dei libri che rimarranno perché ormai fuori catalogo. Per favorire tutti ho pensato di mettere tutto on line (questo ho fatto in questi ultimi giorni).Li potete già trovare su ComproVendoLibriFra qualche giorno saranno anche su MareMagnumSpediremo in tutta Italia.Potete, chiaramente, venire in libreria.A chi volesse posso mandare anche i file.Per evitare confusione chiunque volesse chiedere notizie sui libri e/o ordinarne, è pregato di usare questo indirizzo: libreriadelgiallo@excite.itL’aiuto che vi chiedo è di aiutarmi a diffondere questa parte della notizia. Un abbraccio e un grazie sincero. Tecla
Vero che le librerie sono imprese qualunque, purtoppo. Non dovrebbe essere così, il libro è un genere di prima necessità e si dovrebbe sovvenzionarlo con il denaro pubblico, le librerie dovrebbero godere di agevolazioni e sovvenzioni di ogni tipo. Dove trovare i denari? Recuperando l’evasione fiscale che in Italia si stima essere 4 volte maggiore che nei paesi civili.
Perché purtoppo noi non siamo un paese civile: arte, storia e quant’altro non fanno da soli la civiltà, senza un minimo senso civico: io non sono per una “religione civica” all’americana con bandiere e inni cantati a squarciagola, tutto questo mi appare grottesco, sia chiaro; sono per un senso civico maturo e senza buffonate che consiste innanzitutto nel pagare le tasse -canone tv a a parte che è solo un odioso balzello, tanto più odioso in un paese come il nostro in cui la grande impresa è responsabile da sola di almeno 2/5 dell’evasione totale-, gli inni cantati vengono dopo.
Perciò fa bene la libraia a denunciare questa incultura e inciviltà: io credo, al contrario di Emma, che il killer un volto ce l’abbia. E’ il liberismo selvaggio verso cui l’Italia sta marciando come mai prima, addirittura in piena controtendenza rispetto alla patria del liberismo selvaggio che con Obama ha già deciso la svolta. In Italia non ci sono speranze purtroppo, perché un Obama per ora non ce l’abbiamo. Abbiamo giusto quello che ci meritiamo: qualche ex paninaro che spara c@@@@@e a raffica senza sapere quello che dice e senza avere la stoffa di un leader adeguato alla bisogna. La vita e la politica non sono fumetti, ci vuole la gente giusta al posto giusto. Al governo ne abbiamo uno giustissimo dal suo punto di vista: è dall’altra parte che c’è il nulla. Per questo chiudono le librerie, secondo me.
ehi,
contati due giorni, dicasi due, di vendita (sabato e domenica), sono GIA’ entrata in classifica. Il virus Emma comincia a colpire…
sono contenta
paola
Ah, l’ho scoperto leggendo il Corriere della Sera di oggi.
paola
la Murder One di Londra: l’Inghilterra non a caso storicamente è la madre di tutti i liberismi selvaggi, quindi sanno prevedere con largo anticipo gli effetti dei comportamenti disinvolti e incontrollati di certi soggetti che definiamo operatori dei “mercati” (e non c’entra Porta Portese, parliamo di piazze finanziarie).
Quindi ci vuole un capitalismo ben temperato e con le dovute garanzie, altrimenti il patto sociale si rompe e le librerie chiudono. Inutile fare ragionamenti locali e parziali, il discorso è complessivo e come tale andrebbe affrontato. Ma ci vorrebbe un’opposizione guidata da un leader degno della definizione, non è il nostro caso.
Questa è la mia spiegazione personale della chiusura delle librerie. Giusta o sbagliata a me così pare, se è.
Yaaaaaaaaaaaaaaaahuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu!!!!!! Già in classifica????
Ebbè, qual’è la sorpresa? Te l’avevo detto o no? TE L’AVEVO DETTO O NO??????
Yaaaaaaaaaaaaaaaaaahuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu!!!!!!!
sì sì, a qual’è l’apostofo non ci va. Ma a me mi ci piace e ce lo metto lo stesso.
Forse bisognerebbe parlarne con qualcuno che se ne intende, di detrazioni fiscali e di aiuti alle librerie, se esse sono intese come luoghi culturali. Certo, fa incazzare quanto e come la cultura, in generale sia penalizzata. Non farei un piagnisteo di tipo ideologico, ma davvero la metterei sul fiscale… poi la libraia della Sherlockiana parla espressamente di Milano, del totale disinteresse alle sue istanze da parte della città e dei suoi amministratori. Eppure…questa è una città dove non vengono nemmeno rispettati i sacrosanti diritti dei bambini ad avere dei parchi e dei giardini. Stanno costruendo l’area del Garibaldi-Repubblica vicino a casa mia recitandola con patetici e menzogneri cartelli dove hanno disegnato gli alberelli, ma non ci vuole un genio dell’urbanistica per sbirciare a capire che lì, tra un grattacielo e l’altro, non ci stanno nemmeno tre vasi di gerani…e tutti tacciono o, anzi, parla a vuoto un’opposizione abbastanza flebile, non abbastanza preparata per poter ribattere. Insomma il senso di impotenza è forte. Poi vai in Piazza Duomo e ci sono folle di gente in giro, segno che le persone hanno voglia di stare insieme, di incontrarsi, che i bambini vanno a passeggio con mamma e papà e… tra il cemento. Quanto alle librerie non so, a me piacerebbe studiare il negozio di Emma, Emma’s Dream, con il caffé e l’alberghetto … ma devo trovare la strada. Studiare, studiare, studiare. Per ora scrivo. Un’intervista per IO DONNA. Quanto alle classifiche non mettiamo il carro davanti ai buoi e stringiamo le dita. Meglio non cantare vittoria, magari sono un fuoco (ino) di paglia.
Paola
P.S. Ho metto un nuovo link, sito di librai e lettori
Ma io non ho fatto un piagnisteo di tipo ideologico: la fiscalità è diretta conseguenza delle scelte politiche: quindi parlare di fisco senza politica non ha molto senso, a mio avviso. Non esiste una fiscalità neutra, che mi risulti. Non è questione da commercialisti (certo a loro è sempre bene rivolgersi per conoscere tutti gli strumenti disponibili) ma il fisco è politica allo stato puro, anzi è il riassunto e la messa in pratica delle scelte politiche, è la politica incarnata proprio al di là delle ideologie: è la realtà effettuale che dimostra quali sono state le effettive e tangibili scelte politiche.
L’Emma’s Dream certo che è un’idea eccellente, poi in effetti devi studiarne attentamente la fattibilità: io ho una mezza idea che per ora NF ti dirà di attendere… poi potrebbe diventare anche un franchising, mica no: ma per questo ci vogliono i professionisti, mai improvvisare in ambito commerciale… sono convinto che questo ti dirà NF, scommettiamo???
Quanto al cantare vittoria IO PEAN! (era il canto di vittoria degli antichi greci, se non ricodo mal) IO LA CANTO A SQUARCIAGOLA FIN DA SUBITO! E la cantavo già da prima!
VIVA EMMA!
…ma devo trovare la strada.
Io posso dirti che farei io: una libreria pilota che poi venderei o darei in gestione insieme a marchio e logo a dei professionisti che ne farebbero un franchising e io me ne starei in panciolle a incassare le royalties: ma Alice sarà d’accordo?? non credooo:-)))
Cara Tecla,
più guardo le cose che accadono più non smetto di interrogarmi su quanto ancora posso fare per rendere migliore quello che faccio ogni santo giorno.
La chiusura di una libreria è un danno soprattutto ai lettori prima ancora alle economie che essa genera. Quelle stesse economie che condannano anche il destino di tante fatiche e sacrifici.
Capisco pure che non ce la si fa: che non basta il sottoscorta degli altovendenti né la severità con cui destiniamo un libro alla resa. Che è prima nostra che del titolo. (Ogni volta mi chiedo: ho fatto abbastanza per questo libro?, L’ho messo al posto giusto?, Quanto sono stato capace di promuoverlo? Le risposte vengono sempre da sole).
Mi chiedo da un po’ che cosa si vuole che sia una libreria. Ed è paradossale osservare nei miei giri nelle librerie altrui (grandi come la mia), quel distacco partecipativo con cui si annuncia il finescorta di un libro che dovrebbe essere a scaffale in piletta e chi, invece, fa torto a se stesso guardando storto l’insistenza con cui qualcuno chiede un libro, e a cui è demandato alle condizioni economiche con cui è stato assunto (purtroppo tanto quanto i libri che vende, sempre più spesso) il dover essere l’anello di congiunzione tra chi scrive, chi pubblica e il destinatario finale quale che sia la ragione per la quale sta comprando un libro.. Insomma le grandi librerie sono in crisi. E si soffre di idee soprattutto. Cosa si fa per quel giovane apprendista con lo sguardo perso tra computer e faccia del cliente? E poi si soffre di altro. In momenti difficili come questo le grandi librerie soffrono l’aumento di peso della propria struttura dei costi e parecchio. Proprio come te, Tecla.Ma in altra misura. E mentre si crede che l’aumento delle promozioni può contribuire a far entrare gente in negozio, poco ci si accorge che stiamo solo vendendo di più quello che già vendiamo, incapaci però di forzare le vendite a tal punto da generare nuovi profitti, invece che ulteriori riduzioni del margine medio. Questo gioco pericoloso, secondo me, porterà, e spero di no, alla diminuzione progressiva dei titoli attivi in negozio generando nuove perdite piuttosto che ulteriori ricavi.
Rimane il nostro mestiere. Rimane gente come te. Ed è un bene per i libri.
E’ un mestiere di testimonianza del tempo che ci è dato da fare. Vorrei che il tuo , quello di vendere libri a uno a uno, non lo buttassi via. Con umiltà sacrificio, curiosità e voglia di imparare ancora.. Ammesso che si abbia la fortuna di trovare sulla propria strada qualche buon maestro. Io lo ho avuto. Insegnare ai miei significa restituire il favore ricevuto.
E se le librerie grandi sono in crisi non mi meraviglia che la tua soffra di più. Il mio augurio, cara Tecla e che tu abbia e trovi la forza prima ancora che le risorse per continuare a far vivere la tua creatura. Sono certo che anche autori come Paola, te ne sarebbero grati.
Michele
Cara Paola,
come sono stata contenta di leggere il tuo post stamattina, e quindi in risposta alle tue domande ti racconto che: a Belle Ile ci sono stata tre anni fa durante un viaggio indimenticabile in giro per Normandia e Bretagna ed è stata una delle tappe che mi sono rimaste più nel cuore. Io e i miei amici abbiamo noleggiato un furgoncino scrostato e abbiamo girato l’isola in lungo e in largo. E’ stato un colpo di fulmine per tutti, la ricordiamo spesso nelle nostre rimpatriate post vacanze. Fra l’altro ieri sera, leggendo del terzo viaggio di Emma e Federico, mi sono ricordata di aver visto una costruzione in ristrutturazione e penso proprio che sia una delle case di Sarah Bernhardt di cui hai scritto…non è incredibile?; “La libraia di Joyce” è un libro di Riley Fitch Noel che narra della Shakespeare & Co. e delle straordinarie gesta della sua proprietaria Sylvia Beach, nonché del suo contrastato rapporto con Joyce a cui ha pubblicato a sue spese l’Ulysse. E’ un libro epico, anche nelle dimensioni.
Io vivo a Lodi, una modesta città a sud di Milano, un po’ sonnacchiosa per quanto riguarda la vita culturale, però per mia fortuna ci sono tre belle librerie di cui sono assidua cliente e una meravigliosa biblioteca che mi ha reso più volte una donna felice…Non credo che riuscirò a esserci per la maratona il 14 febbraio, frequento Milano raramente anche se è una città che adoro, dista solo 40 minuti in treno ma ultimamente la trovo un po’ faticosa. Forse, sto invecchiando e non sopporto più molto il traffico, la folla, la confusione. Però provo sempre una grande emozione scendere in Stazione Centrale e girare per le vie del centro.
Partecipo al lutto per la chiusura della libreria di Tecla, la sua lettera mi ha fatto pensare a Meg Ryan quando chiude la saracinesca della libreria Dietro L’angolo in “C’è posta per te”. Chiudere con qualcosa, qualsiasi cosa che ha fatto parte di noi, richiede un’enorme riserva di coraggio. Ma spesso la vita ci ricompensa con qualcosa di inaspettato. Spero che sarà così anche per Tecla.
Ps.complimenti per il successo del tuo libro, è tutto strameritato!!!!!
Cara Zaira, grazie per le precise informazioni sulla “Libraia di Joyce”: garantito che lo prendo e mi ci tuffo. Quanto a Belle-Ile come puoi immaginare mi fa così piacere che qualcuno la conosca. Di solito ci vanno i parigini e i francesi, pochi gli italiani (non so se considerarlo un vantaggio…però…) e ti confermo che la “casa” di Sarah B. deve essere proprio quella che hai visto in ristrutturazione: il forte è stato riaperto l’anno scorso, in estate, e riallestito con mobili originali d’epoca, anche se abiti e suppellettili della Bernhardt erano stati messi all’asta dopo la sua morte. Il patrimonio era stato disperso, è in case di collezionisti e in alcuni piccoli musei…
Vero che Lodi sonnecchia, ma è una cittadina deliziosa, direi nascosta ed è altrettanto vero che Milano è faticosa, emblema della difficoltà di relazioni umane che contraddistingue la nostra epoca. Inoltre è sporca e sembra fatta per persone di fretta. C’è poco amore nelle strade, non c’è manutenzione, e i locali o sono troppo cari o sono di una banalità estetica sconvolgente. La Stazione Centrale, poi… come ti sembra dopo il restauro? Io la trovo orrenda e fredda. Il marco è lo stesso delle stazioni di Parigi eppure lì sia la Gare du Nord che le altre, hanno mantenuto un dignitosa poesia. La nostra è orrenda, è costata milioni di euro e non diventerà mai un luogo di transito, ma il solito luogo di fuga.
Tecla ha letto le mail e mi ha risposto, oltre ad aver messo un link al suo sito.
La storia della sua libreria è emblematica, anch’essa, dello squallore urbano milanese.
Animi freddi….
Vieni il 14 febbraio. Ci tengo
Paola
Bello il sito di Michele, un foglio letterario e libreria online http://www.bookavenue.it/
beh, vado a visitarmelo ben benino, è pieno di presentazioni dei migliori libri sul mercato.
Ecco una vecchia perla di Paola in cui si racconta del suo incontro con Michele Genchi.
Scritto da Paola Calvetti il 14/03/2006 11:11
Roma, in giro per librerie.
Sono a Roma a fare qualche intervista per la TV: da Pancani alla 7, al TG Uno con Luigi Saitta, al tg Due, a Radio Città Futura, dal temibile Marino Sinibaldi a Rai Radio Tre, da Gigi Marzullo. Il sabato mattina, prima di tornarmene a Milano, vado a salutare qualche libraio. Mi accompagna Isabella, questa volta, la colonna bionda e bella dell’ufficio stampa Bompiani a Roma.
Non c’è il sole e per una milanese Roma senza sole è come un’occasione d’amore perduta. Il rapporto con i librai è uno degli aspetti più intriganti della vita di un autore: da piccola avrei voluto fare la libraia, spero ancora di riuscirci un giorno o l’altro, aprire una piccola libreria in un posto di mare. Mi accolgono con affetto e calore, senza farmi sentire l’autrice rompi balle che va a controllare come sta “girando” il romanzo. In effetti il bambino Philip Carr è in tutte le vetrine: il sogno di ogni scrittore, no? Vedere la propria creatura coccolata e ben accolta.
Michele Genchi, un omone grande e solare della Libreria Mondadori di via Appia, mi abbraccia non appena mi vede e nemmeno mi conosce. Chi l’ha detto che le librerie sono diventate dei supermercati? Anche quelle grandi e informatizzate, sono “umane”. Michele mi conforta: il romanzo va benissimo. La libreria sta in una zona popolare e il bello è che, pur essendo di “catena”, molto grande su diversi piani, ha l’aspetto e i “modi” di una libreria di quartiere.
Melbookstore di via Nazionale: altro luogo di culto per i lettori romani. Grande, grandissima, ma calda con i tavolini del bar al primo piano dove alcuni clienti leggono il giornale e stanno facendo colazione, libri fotografici impilati sullo scalone, luce chiara che scende da un grande lucernario, i sorrisi di un sabato per bene. Stefano chiede se ad aprile, quando ci sarà il concerto, posso fare una presentazione da lui. Ho sempre un po’ timore delle presentazioni nelle grandi città. gli propongo una conversazione sull’amore da tenere insieme a Ivan Cotroneo che qui gioca in casa e ha scritto un bel romanzo di abbandono. Romanzo impudico. Ivan è uno che non si vergogna di scrivere di sentimenti. E’ il traduttore (oltre che del divino - e fichissimo - Kureishi) di Michael Cunningham, uno che di sentimento se ne intende e credo che Ivan ne condivida la a sensibilità. Con Cronaca di un disamore ha trovato anche il coraggio. Bene, l’idea piace al libraio: si parlerà d’amore il 3 aprile alle diciotto e come premio, un aperitivo alcolico, per tirarci su.
Roma è tappezzata di poster elettorali, molto più che a Milano. Mancano due mesi alle elezioni e siamo già carichi di promesse. Corso Vittorio Emanuele, molta gente in giro per fare acquisti. Conosco Massimo, il libraio e la signora Rossella Santojanni, titolare - con il marito Rodrigo Dias della storica libreria Croce. Facciamo due chiacchiere e mi iscrivo (con la tessera 14629) al club della libreria. Sarà un aspetto infantile, ma iscrivermi ai Club mi è sempre piaciuto fino da bambina. Mi iscrivevo a tutto, club di Topolino, Scout, collezionavo tessere di punti del supermercato e dei detersivi: mi dava senso di appartenenza. Sarà per questo destino da Club che oggi lavoro al Club più popolato d’Italia, il Touring Club Italiano?
http://www.bookavenue.it/
Ciao Paola,
permettimi la confidenzialità del messaggio ma attraverso la lettura dei tuoi splendidi libri ho la sensazione di conoscerti da sempre!!!!
Mi sono imbattuta quasi per caso qualche anno fa,nell’AMORE SEGRETO, mentre spigolavo fra gli scaffali della “Feltrinelli” di Napoli ed è stato amore a prima vista. Ho letto e riletto quel romanzo godendone ogni frase,ogni aggettivo e avverbio cercati e scelti con minuziosa perizia!
Attraverso quella scelta riesci a comunicare il profondo respiro che accompagna la vibrazione della tua anima nella scrittura e come per magia predisponi il lettore a catturarlo e a farlo empaticamente suo!
Grazie per la sensibilità letteraria che ti contraddistingue e per il “volo” che le tue pagine riescono a farci spiccare!!
Insomma se non esistessi dovremmo proprio “INVENTARTI”.
Io mi diletto a scrivere pensieri e racconti e mi permetto di inviartene un brevissimo assaggio per avere un tuo parere….davvero brevissimo!
Grazie e un saluto frettoloso per riprendere fra le mani la tua ultima fatica che dal comodino altare ove è con sacralità riposto,mi lancia occhiate ammiccanti!!!!
MARIALUCE GIANNACCARI
ULTIMO ATTO
Un prosaico silenzio tradisce la tua uscita di scena
La sua inopportuna ferocia oltraggia l’ostinato tentativo di evocare un’identità privilegiata nel penetrare senza filtri la dignità della mia dimensione interiore.
Eri un foglio grigio sciupato dall’incuria di chi, inabile, ti maneggiava
sul quale instancabile ho provato a tracciare mappe di definizione.
Fiumi di parole Orizzonti di colore.
L’ombra vigliacca dove ti rifugi oscura senza ritegno la sfrenata fantasia di ritmi e toni.
Il buio è calato sul proscenio.
La rappresentazione si è consumata.
Nel teatro neanche un’eco lontana di battiti di mani.
La ribalta alla quale con tenacia ti ho consegnato non ha memoria di sfavillio di luci né di suoni profondi.
Il sipario,mosso da un vergognoso fruscio,goffamente ammanta un palpabile disincanto.
In platea,unica spettatrice,ascolto incredula il respiro del vuoto nel quale ti sei inabissato stanca di spalancare gli occhi in un buio così inspiegabilmente fitto
Dove caparbia ricerco una flebile luce che rischiari il preludio dell’oblio che avanza.
Esco sgomenta da quel “tempio di delusione”costringendomi a non guardare indietro
Certa che la presenza di chi ti mancherà definirà finalmente il valore di chi c’era.
Marialuce Giannaccari
Una donna che si chiama Marialuce non può che amare i libri. E scrivere di sipari…
Grazie!
In questo mondo fatto di amara pochezza: i sentimenti si annullano, le emozioni svaniscono, la passione si spegne. Ma, è bastata la lettura di ULTIMO ATTO ed ho capito che qualcosa ancora si muove perchè c’è gente come Marialuce che ,non solo è capace di provare e sentire ma, è anche capace di scrivere …
Mi chiedo: si accenderanno ancora le luci di quel palcoscenico?
Zia vai oltre, scrivi ancora … soddisfa la mia curiosità!
Ps: grazie per la telefonata e per avermi fatto scoprire questo piccolo spazio virtuale!
Gegè
Di sentimenti (non genericamente buoni…) è pieno il mondo: basta aprirsi un po’ e…arrivano. E non ridete: io ci credo sul serio… Geltrude, in arte Gegé, Marialuce apprezzerà.
paola
Cari amici,
vi informo che Come un romanzo è il libro del mese di Febbraio di Bookavenue.
la scheda è a questo indirizzo.
http://www.bookavenue.it/scelto%20febbraio%2009.html
grazie a Emma per la splendida ed emozionante lettura.
un caro saluto a Capofan
Noi due come un romanzo. scusate tutti il bad type
Caro Michele, grazie dei saluti che ricambio. Copio.incollo i tuoi post in alto altrimenti Paola, che in questo blog si smarrisce, rischia di leggerli verso Pasqua, nella migliore delle ipotesi. Ciao.
” ULTIMO ATTO” è un inno all’amore,che c’è stato e non è dimenticato!
Dalla donna che c’ era, c’è e ci sarà e che di scena esce solo ,con la veste della consapevolezza,il vestito nuovo dell’anima che…quando nasce e cresce, si modifica ma non si distrugge… come tu hai saputo,magnificamente descrivere in questo ritorno alla vita.
Brava LUCE,in quel teatro sentirai il battito forte delle mie mani e del tuo cuore.
Gabriella G.
Cara Marialuce,
malinconicamente bello il tratto con cui dipingi la delusione come un sipario che cala inesorabile
su suoni colori odori per fare spazio ad un buio freddo e silenzioso da cui non si finisce mai di fuggire perchè resta dentro di noi.
Chapeau alla “chiusura” dell’ ULTIMO ATTO …quella certezza che è una culla; un rifugio per chi non vuole guardare indietro ma che non sempre sa scaldare.
Brava,mi aspetto di leggere molte altre righe che ti appartengono in cui stavolta vorrei ammirare l’affresco di nuovi colori…un’emozione inattesa,una speranza ritrovata,una sorpresa.
Tanti tanti auguri
Cara Marialuce,
non posso far altro che inchinarmi all’ “ultimo atto” con la speranza che il sipario si riapri per un colpo di scena inaspettato in cui le tue parole siano attori e preludio ad un romanzo pieno di emozioni e di parole di amore! Spero tanto di leggerti ancora e magari sia l’inizio di un nuovo cammino x te che hai forse ripreso sin dai lontani ricordi dei banchi di scuola…. (rif. Prof.sa Murri). Se ricordo bene era la tua passione scrivere….
e ne sono contento anzi mi riempe di gioa! Continua e non fermarti mai
Nicola
Proprio oggi ho scoperto che, a Milano, ha chiuso anche la libreria francese “Ile de France” in Via San Pietro all’Orto. Mi è venuto da piangere.